E non l’aveva, ma se lo scelse e fu Giuseppe de’ Piani. Un giovane che non avrebbe pensato mai di averla, un povero ed un onesto, ella stessa lo indusse. Innamorato lo era, stava a guardarla come in incantamento; ella una volta gli sorrise e lo invitò a parlare.
Giuseppe nulla disse d’amore, anzi stette come l’uomo che ha sopra il sentimento una retta coscienza ed ella si meravigliò, n’ebbe grande stupore e per quella sua onestà fu piena d’ammirazione. Fu aperta una via così; ciò ch’ella aveva fatto per dispetto le riuscì piacevole, poi fu necessario; lo amò.
E quando ella lo elesse nel suo pensiero, fu come se avesse elevato un altare; lo avrebbe difeso col fanatismo dell’idolatria.
Lo disse a suo padre e questi si mostrò incerto, ma una sua preghiera valse più di un calcolo. Ed ora il maggior turbine o la più fiera minaccia avrebbero incontrato uno spirito forte e cosciente.
Se anche Mirello fosse venuto a lacerarsi le carni con le unghie, con coltelli, con punte d’acciaio, ella lo avrebbe guardato come l’impassibile luce bianca della luna, come l’erma dei boschi. Diritta e fiera ella era nell’amore la torre che vede il primo mattino.
Non fu vinto perciò l’ardore della volontà nell’animo di Mirello.
Chi più diritto ha ad una preda se non quegli che è più forte? E come poteva il coniglio ribellarsi quando già gli artigli erano nelle sue carni e l’obbligavano alla morte?
Egli trovò ancora in sè stesso la certezza dell’opera sua; vide bensì che doveva temprare fortemente la sua arme per la lotta; trovò il nemico vicino ed ardito a fronte alta aspettando. Non minacciò, conveniva ch’egli andasse come il serpe fra ombra ed ombra, quando poi fosse atto il momento, egli sarebbe scattato coll’elasticità della tigre, al pieno sole.
La donna era fra le sue mani come un vetro, egli lo avrebbe infranto con un piede a sua volontà.
La stima era per lui, le genti avevano ritenuto il rifiuto di Mea una inconcepibile bizzarria e per il rifiuto, la simpatia si accrebbe per Mirello.