Ogni anima nasce sotto un destino che l’accompagnerà nel percorso della vita.

È comune fra la sapienza del popolo questo detto: Riluce una stella per ogni anima, ma nelle tenebre.

Volendo significare la speranza, l’insapienza completa e la fatalità. Ciò disse il volgo semplicemente, ignaro di qualsiasi dogma religioso, per una sua forte ragione, onde dall’osservazione dei fatti, scaturì il vero innegabile, superiore all’agitarsi dell’umane forme, imponendosi alle coscienze semplici atte a riceverlo e ad esagerarlo, per povertà di spirito, fino alla superstizione. Fra le turbe non sarà essere credente ad una libertà del suo agire; non già che per completo sistema l’opposta credenza sia chiara nel suo pensiero, ma per alcuni principï inculcati sì fortemente nella mente sua, da farne parte necessaria, come il sangue per le vene.

E da questa oscurità che lega la sua esistenza ad un destino, passa facilmente, aiutandosi con la fede, a spiegare i fenomeni naturali che più lo colpiscono. Avvengono e si succedono questi per sola volontà di un Dio; onde, se una tempesta distrugge le nuove messi, sarà il suo castigo; mentre sarà la sua grazia una pioggia all’epoca delle arsure.

Adunque ciascuno nasce con la sua croce, ciascuno con la sua gioia.

Miseria questo sapeva ed aveva considerato.

Si disse: S’io debbo aver la mia croce ne riderò; se verrà la gioia l’accoglierò con festa. Si prefisse così una norma di vita.

Era nato non sapeva da chi, nè dove.

Pensò: — Ecco, la natura mi è stata benigna risparmiandomi il pianto di due perdite. Chi mi ha creato? Nessuno. Io son nato dalla terra come i grani.

Non si era addolorato mai di non aver conosciuta la madre: Mi avrebbe fatto più tenero, mi avrebbe guastato con le sue lacrime. Così io ho visto piangere solo i cieli e mi hanno dato allegrezza, chè quando piove la terra non apre crepacci.