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Ma un turbine piombò e divelse con veemenza sinistra.

A breve distanza Francesca e Mariella morirono; le vide morire una dopo l’altra, quietamente, senza sapere.

La trama del suo destino gli riapparve allora alta ed oscura.

***

Tornò la sera, dopo di averla sepolta: Mariella, la creatura del suo sangue. Era rimasta sola nella casa, da quando Francesca stanca di soffrire, aveva detto addio, ed era morta, non pensando che metteva così un gran turbamento nelle cose.

E Mariella aveva fatto come i gigli del freddo che nascon dalla terra senza stelo e scompaiono in questa non si sa come. Si era chiusa in sè stessa, aveva impallidito, dicendo della mamma quasi la vedesse ancora intorno a sè.

Miseria la condusse seco; ella aveva i piedi troppo delicati per camminare sugli sterpi, così ch’egli la portò sulle braccia ed ogni giorno gli parve che divenisse più leggera.

Poi nella pineta la posò sull’erba ed ella rimaneva silenziosa, intrecciando fra le esili dita qualche stelo.

Una sera gli disse di aver freddo, sicchè la copri e quando fu al contatto del suo corpo la sentì tremare e più oltre sentì che abbandonava completamente il capo sulla spalla sua. A casa, quando la posò sul letticciuolo e fu per chiamarla perchè assistesse alla sua cena, ella tacque e per sempre.