Ora tornava dall’averla ridata alla terra; e mentre alcun pensiero fisso nella mente sua fu, con una persistenza quasi di follia imperante, sentì rinchiudersi su di sè la vita, come uno sterminato velario che tolga il sole ovunque.
Finita una gioia che l’avea condotto su di una facile via ad operare, rimase al limite di una voragine, mutamente fisso, fra lo spavento e la tentazione.
E vide un arboscello stendersi sull’abisso in un raggio di sole placido e fremere nel tremito delle foglie e piegarsi a seconda che il vento voleva. Esile ed incosciente, proteso alla morte come la mano di un bimbo malato. Poi un macigno si smosse, ondulò dapprima, precipitando di poi venne di balzo in balzo e lo travolse; e sebbene il ramoscello non più ondulasse nell’aria il sole rise egualmente negli aperti crepacci, ma di un ghigno, nella indifferenza delle forze procreatrici che sanno di poter dare oltre ed oltre.
Trascorse vibrando il sibilo di una vipera, venne dai cespugli, passò, rapido come un guizzare di fiamma e si perse. Nei domi oscuri un corvo gracchiò lento evocando nel suo linguaggio, fatto di singulti voraci, la tenebra; poi un picchio dette le sue tre note e martellò sui tronchi come vi si configgesse, sicchè parve che un pino fra gli altri favellasse di leggende floreali.
E Miseria udì i pini parlare sommessi:
— Va! Nella tua casa si è accesa la lampada, brilla dalla socchiusa finestra come un occhio vigile. Francesca ti prepara la cena e Mariella prega.
Era la strada ch’egli faceva tutte le sere e tutte le sere i pini parlavan così.
E gli parve in vero ch’egli tornasse verso la gioia serale, chè tutto era simile ed egli andava ugualmente ed ugualmente intorno stavan le cose a sogguardare.
Poichè la pineta ebbe fascini tali da penetrare nell’anima sua e sconvolgerla egli non seppe se avesse sognato e se andasse ora veramente verso la pace.
Passò il canale che scorreva senza sussurri a mare. Era sotto le ombre dei rami protesi e pareva una vena tacita ed oscura ove il sangue della pineta fluisse da immemorabili ore. L’acqua era macchiata, come il dorso di una salamandra, da oscuri dischi. Poi s’internò di nuovo e vide dopo non lungo cammino, sorgere la casa nerastra per le acque.