Ma la finestra era chiusa, ma la porta non si aprì con dolce cigolio alla sua venuta. Dormiva come un sepolcro.
Tutta la verità lo avvolse allora come una piovra dalle innumerevoli braccia; egli sentì in sè stesso risorgere la gagliarda ribellione della sua prima vita; l’anima sua, che il dolore voleva soggiogare, sentì la rude volontà di divincolarsi e fuggire, di essere libera e piena e padrona di sè nella vita finchè ciò dovesse continuare.
Fu il ribelle de’ primi anni che sorse come improvvisa polla sorgiva, zampillando verso i cieli.
Chi poteva essere fra le sue mani perchè egli materialmente lo colpisse? A chi doveva far subire lo schianto dell’asprezza sua? Chi stava oltre le nubi era come il verbo che non si afferra e per qual male egli faceva cadere tanto dolore sull’anima sua?
Come nei giorni di tempesta giunse l’ululato del mare.
La piccola casa era siccome una medusa, chè sopra a lei si stendevano avviticchiandosi, ritorte ed aspre rame, irrigidite quasi nel terrore di una prossima rovina, e stava per accoglierlo, per racchiuderlo e lo invitava con ricordi perchè vi soffrisse.
Vi entrò, ma vide un’ombra nella stanza, ma l’oppresse il silenzio e il focolare non aveva fiamma.
Esse eran molto lontane, ivi non rimaneva se non la tristezza della loro dipartita.
Ogni oggetto ebbe una voce: Tu non le rivedrai, elle son morte! E la parola prese un significato ampio di tenebra e le cose stavan protese su lui come a farlo morire in una soffocazione lenta di memorie.
Una voce del suo istinto salì dai precordi e lo tentò: