Più discosto un fauno rise di un ampio riso acceso di libidine, nel dissolversi delle cose, sotto le acque immobili.

E sorgevan corolle e steli esili, e foglie acute come lame, ma non v’era alito che le smovesse; lo spengersi del sole dava al solitario paese come un senso di tristezza e di paura.

Miseria andò curvo nella strada interminata. Un uomo che riedeva dal lavoro (passò con la giacca sulla spalla ed alta la falce sul capo) gli augurò:

— Buona sera e buona pesca.

Miseria tacque, l’altro si rivolse a guardarlo stupito, ma poi proseguì silenzioso e forte, sdegnando.

Miseria molto andò, finchè l’ombre furon vicine. Il silenzio era nel suo essere e nelle cose.

Poi una vena gli tremò presso il core. Sollevò il capo, gli parve d’esser chiamato.

Un piviere trascorse nell’aria ridendo, era un riso lo stridulo grido, un riso inumano. Si attenuò, si perse e ancora il silenzio.

Si guardò attorno: solo! Vicino a lui era una pietra miliare e vi si assise.

Una ninfea presso ai suoi piedi fermò il suo sguardo, il bianco de’ petali condusse il suo pensiero ad altre cose. Vide una piccola bocca di bambina morta: Mariella! Una bocca bianca, ove a bacio a bacio s’era esaurito il sangue fino alla morte. E le labbra stavano ancora socchiuse, ancora inesauste come la corolla di ninfea: Mariella! Il sorriso di un mattino: la sua bocca trovò quel nome quasi cantasse.