Rivolgendosi ad ogni passo lo chiamavan ancora, sempre, con la mano; ma egli non poteva andare, non poteva.

Presso il core la vena accellerò sempre più il pulsare come martellasse.

Esse erano partite ambedue per lo stesso destino. Tornavano ora, tornavano più vive che mai.

Ma poi sentì che soffocava, tentò di rizzarsi. Da lontano giungevano altre grida, altri cachinni, ma ora innumerevoli e selvaggi. La mente sua immaginava l’ultimo tormento. Una turba l’attorniò (tutti giovani accesi, avvinazzati) e danzò attorno a lui gettandogli ciottoli.

— Prendine, prendine.

— Lasciatemi, sono vecchio, stanco.

Ma la turba cresceva, sempre, vivace e gagliarda. Lo insultava calpestandolo perchè voleva il riso, il riso ancora, la gioia fino ad esaurirsi.

— Via, su, il trescone, il trescone!

Eran mille suoni, una ridda ed uno schianto. Lo prendevano, lo colpivano atroci e veementi per la crudeltà del riso.

— Miseria ancora il trescone, ancora.