E la valle e i monti intorno sorrisero per nuovi abituri, per nuovi figli laboriosi, sicchè i campi si accrebbero e dove attorcigliata a fusti cresceva selvatica la vite e gli uomini appena notavano i suoi frutti, ora per cura paziente si stendeva in un molle abbandono e dava al sole le bacche o dorate o sanguigne.
Così nelle menti ignare dal principio de’ secoli non altra cura o pensiero visse, se non quello della terra. E la gran madre seppe ammaestrarli. Essi vider gl’inverni, vider le cose addormentarsi e tacere, udirono il gran silenzio de’ campi, il raccoglimento straordinario dei terreni bianchi per nevi recenti e pensarono: — La terra dorme è tempo di riposo — e si raccolsero nelle case. Mandaron così i primi camini il loro fumo d’argento in alto, verso i bianchi cieli.
Così sulle albe qualcuno che guardò di lontano le molteplici trame di fumo unirsi in alto in una sola nube leggerissima, come di metallo inconsistente, vide (forse era in lui il primo germe del poeta) vide una bianca figura benedire in atto d’incomparabile amore.
E mentre gl’inverni tacquero, nelle solitarie case sorrisero i primi raccoglimenti famigliari.
Quando fischiò la bufera imperversando l’uomo sentì inconsciamente la dolcezza del raccoglimento, la fortezza che ne proveniva nell’essere uniti, nel vivere l’uno per l’altro in vincoli di fratellanza.
E ancora: i vecchi sapienti per lunga vita, insegnarono ai fanciulli, tremava qualche fiamma nel rude focolare, come il seme si sparga, come si prepari il terreno, ed anche impartiron loro i primi elementi di una semplice morale.
Essi vider le primavere, vider dai rami protesi piare soavemente le gemme, la valle non apparve più una distesa di terreno triste, ma si raccolse per una sequela di frondi, per una fiorita di messi, ed anche sul monte furon macchie di color vivo, i melograni: i mandorli narravan così l’annuncio del risorgere. La terra sorrise ed essi si dissero: — È tempo di vita. — E come l’anima si univa per inconsapevoli legami a tutto l’operare dell’ignote forze di natura, sicchè un desiderio di espandersi premeva forte all’intelletto, qualcuno, forse nel ricordare la donna, nel guardare un’alba sui monti o il trascorrere d’acque fra steli, parlò alto e la sua voce tremando si modulò nei primi rudimenti di un canto.
Era tempo di vita e il lavoro non era pena. I campi s’impressero delle loro orme, ma ove sorgesse uno stelo, non vi fu zolla calpesta.
Impararono l’amore, l’amore pei cieli e per il chicco di sementa; la donna anche che nella pace del riposo s’ingentiliva, ebbe dal compagno un pensiero che non fu di desiderio.
I monti furon salda barriera, il vento non lasciò cadere nei solchi aperti un seme di zizzania.