E così la terra nell’evolversi delle altre stagioni, per ogni periodo ebbe ammaestramenti savi e gli uomini rudi impararono ed ebbero sempre più maggior reverenza per la gran madre.

Trascorsero secoli e secoli. Furon dimenticati gli antenati, ogni generazione ebbe il ricordo della precedente nè altra memoria; d’altra parte non visse intelletto di potenza superiore alla comune.

La vita loro si chiuse, si delineò e trascorse uguale e soddisfatta; passaron gli uomini sulla terra come il succedersi delle stagioni, sempre ugualmente nei secoli.

Solo un avvenimento lasciò traccia di sè ed assunse la grandiosità del mito. Fu un raggio d’improvvisa luce che trasse le anime concordi alla fede dei cieli. Si narrò di un’apparizione. Improvvisamente, in un’alba, dal monte squillò una campana e una voce più sonora del turbo chiamò a raccolta il popolo, e tutti, tutti come per forza nova andarono.

Anche i vecchi cadenti saliron la ripida china, anche i malati e i fanciulli, e chi lavorava ne’ campi gettò la marra e si avviò al monte.

E il popolo udì l’avvento di un Dio disceso in terra e morto per l’intera umanità sulla croce.

Così per la prima volta agli ignari un ignoto apostolo, parlò di Rabbi Gesù e l’anime semplici si empirono di fede.

Il popolo seppe che Iddio era disceso per redimere gli umili, per umiliare i potenti; ma l’uomo che loro tali cose disse non fu ricordato se non come una figura estremamente lontana.

Poi che la nuova fede si espanse, chi aveva visto la morte come un silenzio, si prostrò, la faccia sulla terra ed adorò piangendo, Cristo, il Signore!

Gli uomini rudi e diritti furon come ferro nel fuoco, le donne stanche e le vergini, alzaron le braccia invocando e tutta la valle e tutto il monte intorno fu convertito alla fede di Cristo Gesù.