E come nei secoli era avvenuto, anche in quel giorno, mentre il sole accennava a disparire, il popolo s’adunò.

Era luogo di ritrovo uno spiano, nella valle. Ivi convenivano da tutti i dintorni i fedeli, non uno che si potesse trascinare s’indugiava nelle case; anche i malati, se pur qualcuno non era presso ad esalare lo spirito, venivan portati a braccia faticosamente.

Man mano che il sole scendeva, il gruppo nero sempre più si allargò quasi tumultuante ed alla massa ogni tanto qualche atomo si aggiunse, qualche atomo che fu come una vibrazione nel punto in cui si aggiunse.

E non era una voce isolata, era bensì un murmure, chè ai gemiti si univan digià le preci. I malati avevan negli occhi il sole. Tutto era sommesso, tutto palpitava all’approssimarsi di un avvenimento straordinario, le anime si univano in vincoli di timore, dall’alto pesava su loro la croce granitica, il mistero dei cieli.

Le acque han così nell’apparente pace, il turbamento interiore, presso alla voragine. La folla cresceva di minuto in minuto e per ogni dolore aggiunto alla massa si aggravò il murmure, crebbe l’aspettazione ed il tormento.

La terra si copriva di ombre. Tutt’intorno scendevan velari, qualche albero si lanciò diritto ad accogliere il sole sulla cima.

Chi sentì presso la sua, la spalla del compagno, tremò per due martirii; chi vide un vecchio implorare, pensò un sepolcro senza sole; nessuno drizzò il capo al cielo, tutti stettero chini, scoperto il capo, aspettando la pace.

Ma vi fu chi gridò alto:

— Signore! Signore!

Sicchè molti capi si rivolsero guardando. Una pazza giungeva vestita di scarlatto, co’ capelli disciolti, lunghi scarmigliati intorno al volto acceso, ella aveva una veste vibrante, scomposta come l’anima sua.