— Signore, Signore!
E poi che fu presso la folla sostò, girò attorno il largo occhio strano, e si gettò sulla terra gridando. Fra il murmure della turba si scolpì una parola: — Misericordia! Poi anche la pazza si compose con gli altri e tacque.
L’aspettazione imperò come una paura, mille orecchi avevano ronzii.
Doveva udirsi una voce prima che la turba prendesse l’andare e la voce era lontana e vicina; incalzante e fatale.
La terra scendeva nell’ombra sempre più, nell’alto tutto era raggiante.
Poi un cuore, mille cuori, pulsarono veementi e tutta la folla cadde in ginocchio.
Dall’invisibile (non era quella l’usata campana delle albe) discese un suono acuto ondulando. Una serpe passava nell’aria, attorcigliandosi vibrando come mille bronzi su torri, e sotto il suono fu il silenzio della concentrazione mistica.
Lontanamente si udì salmodiare:
Occurrunt turbae cum floribus et palmis...
Dietro gli alberi, fra le siepi lontane, saliva il salmo come da tutti i germi della terra. Poi si vide il bianco delle stole, si udiron molte voci di bimbi e di fanciulle. Il Signore veniva nel sacramento fra i cantici.