Procedamus in pace.

Risposero i cori:

In nomine Christi Amen.

Poi proseguì. Andarono dietro lui i giovanetti e le vergini salmodiando, e tutto il popolo lentamente si dispose a partire.

Il sole ancora irradiava la valle a ponente, sicchè per tutta la china di quel versante eran luci vive, dall’altro lato si addensavano umide ombre. Poco lungi dallo spiano, si apriva la strada del monte, il biondo fanciullo già vi si inoltrò e salì per la bianca via sull’infranto macigno, che gli ultimi della folla ancora si ordinavano per la salita.

Tremarono i ceri sorretti dai fanciulli e dalle vergini, i bianchi ceri propizianti e per l’alito delle voci le fiammelle si ripiegarono.

Il salmodiare allontanandosi si innalzò, venne dalle altitudini.

La folla andò compatta come un sol corpo, si stese sulla via, scomparve dietro un macigno, ricomparve sull’argine del precipizio, nera, uniforme, fatale. Il pispigliare fu come di mille abeti in notte autunnale, gli abeti delle sommità che gemono al vento dei mari, venne a tratti senza suono di parole decise, ma si fuse coi cori in discontinue cadenze.

Chi ebbe affanno nel salire, trovò il braccio che lo sorresse e lo sospinse, chi si esaurì nel portare un malato ebbe l’aiuto del vicino, del fratello; non mai come allora, in nome della fede, la folla si sentì solidale ed una. Era l’idea. — Essi andavano come al confine dei cieli, ai confini della morte; tutti aveano sulle spalle la croce e sulla fronte i rovi.

Un Cristo novello era nell’anima di ciascuno. L’invidia e l’odio si tacquero; chi girò gli occhi attorno vide su mille volti il suo dolore istesso. Di fronte ai misteri anche l’anima degli ignari rimane nuda inconsciamente. Ciò che la vita e le abitudini possono avere lasciato in lei, scompare; i tratti che la diversificano dalle altre, si annientano; la forza prima rimane ed impera, questo fa sì che molte anime si fondano in una come un’unica fiamma.