La campana si tacque, la valle ebbe il silenzio, e un’ombra violacea, mentre la turba si era allontanata e le cime cominciavano a tingersi di fuoco.
In alto, nelle ultime ritorte della via, ormai confuse col grigio del macigno, era un agitarsi di cose informi e silenziose; nel tramonto passò qualcosa di solenne.
— Cum ramis palmarum, Hosanna clamabant in excelsis.... —
Il biondo giovanetto entrò nella vasta spianata ove s’erigeva la croce sulla cima del monte. Egli entrò salmodiando, chinò il capo e lanciò dal turribolo larghe spire di fumo, poi procedette verso la croce e s’inginocchiò. Dietro lui seguirono i cori, seguì il vecchio prete e la turba.
Il monte granitico si elevava sugli altri tanto da dominare lo spazio all’intorno. La luce vi batteva direttamente così chè man mano che le figure salivano, s’illuminavano ad un tratto nel grande folgorio del sole. E sempre, e sempre dall’ultima ripida ascesa, comparivan uomini, vecchi, fanciulli ed ogni volto poichè fu contro al sole s’accese e folgorò.
Il tramonto era rosso, privo di nubi e sotto al tramonto si stendeva un piano, fra nebbie rossastro, interminato. La croce granitica stava alta e rigida nel tumultuare di mille corpi; radiosa e cupa, pareva sanguinasse.
Poi che tutti furon radunati sulla sommità, il prete alzò le mani e un silenzio imponente tutto intorno regnò.
Egli disse le laudi; il biondo giovanetto rispondeva con la voce sottile e carezzevole. Ciò ebbe la durata di alcuni minuti. Poi il sacerdote si rivolse alla folla ammucchiata.
— Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit. —
Ad un tratto, vibrando, le squillanti voci dei cori risposero.