— Signore, Signore il mio povero bambino, fate ch’io lo conduca fino alla vita.

S’interruppe, sentì nella gola sgorgare uno zampillo, sentì sconvolgersele il petto, tossì e lo spasimo la costrinse ad abbattersi sulla terra, poi dalla bocca contratta rigettò larghi flutti di sangue. Nessuno si rivolse a lei, nessuno le tese una mano. Ella guardò il rosseggiare oscuro del sangue, si strinse il petto che le ardeva in ispasimi atroci, ebbe l’idea di un’orribile morte e curvato il capo sul seno del figlio stette muta; non maledì, pianse.

Poi vi fu un urlo che superò il tumulto; la pazza si rizzò sulle spalle dei vicini, sì che metà della sua persona apparve contro al sole diritta e fiera. La testa gettata all’indietro, turgidi i muscoli del collo, tutta la faccia contratta, alcune vene le si erano gonfiate come corde. Ella scuoteva il capo sì che i capelli disciolti turbinavano nell’aria; sul viso ebbe tutto il sole moribondo.

— Cristo, Cristo...

Il tumulto si tacque. Facendosi il silenzio attorno a lei, aumentò il suo strazio. Una convulsione scosse tutti i suoi muscoli orribilmente, ad ogni pulsazione del cuore torceva il collo gridando, il petto le si agitava rapido, convulso, pareva si fosse schiantata in lei qualche vena e la vita si accellerasse al suo termine.

Ad un tratto s’irrigidì, la bocca socchiusa, gli occhi aperti sull’abisso. Alta nel sole, dominante la turba avvilita, rimase come una statua spaventosa.

Vi fu il silenzio che precede le cose solenni. Ella si curvò lentissima guardando lo spazio e nell’estrema tensione dei nervi scattò in un urlo e cadde morente sul granito. Il prete la benedisse. Di poi come un lento divampare ricominciò il tumulto.

Ciascuno narrò la sua pena ad alta voce, non altri poteva udire se non Gesù. Già le ombre scendevano, era nell’aria maggior limpidezza, all’occaso pareva si stendesse una catena di monti infinita e lontanissima, di un inarrivabile paese; vi fu una dolcezza di anime esauste, nel languore del vespero primaverile.

Così sulle anime in pena aleggiò lo spirito di Dio e si sparse intorno la dolcezza di una prossima notte serena.

La terra richiamava i figli lontani. Le grida diminuirono, fu l’esaurimento delle ultime onde sulla spiaggia. Si udirono preci sommesse, tremiti di voce, molti s’inginocchiarono in disparte, la croce si addolcì in una luce estrema.