E salì di molto lontano il suono di una campana, salì dalla valle salì dall’ombra. Pulsava in essa come in intreccio di vene, un flusso di sangue, il ritorno alla vita, alla norma semplice della vita, sì che ognuno sentì lenta in suo cuore trascorrere una beatitudine. Ogni gemma aveva messo in quel suono un suo invito, ogni albero uno stormire sommesso e trepido come la voce di un bimbo. Era una chiamata solitaria e continua dal fondo delle valli, dall’ombra.
Si ristabilì l’ordine tenuto nell’ascesa: Aprì la via il biondo giovanetto, seguirono uomini in bianche stole, poi il vecchio prete e i cori e la turba.
Le vergini e i fanciulli non più avevano i bianchi ceri tremolanti, stavano ora con le mani intrecciate. Passarono a due a due di contro al cielo, come angeli. Le vergini avevano bianche vesti e portavano fiori sui capelli disciolti, alcuna fra esse era veramente pallida ed esile, passavano a due a due contro al cielo, quasi bianco, silenziose e tristi, pareva si dovessero perdere col crepuscolo.
Seguì la turba compatta e mise nel cielo una traccia nera. Solo le teste a quando a quando si scolpivano nei contorni.
Fu il lento trascorrere di una visione sulle sommità. Tutta quella folla d’anime scendeva nell’ombra, rassegnata, riportando ciascuna la sua croce.
Parea che la risposta dei cieli a tutto quel pregare, fosse come la biblica condanna:
— .... tu mangerai del frutto della terra con affanno, in tutti i giorni della tua vita. —
L’agguato
Innocenzo tirò le redini ad un tratto, il cavallo fece qualche sobbalzo, s’inarcò e puntate le gambe di poi rimase immobile e ritto, fiutando. D’innanzi a lui, sulla polvere, una donna era stesa senza moto. Il vecchio discese e la raccolse.
L’adagiò sui cuscini del bagherino e spruzzandole acqua sulle tempia cercò di farle aprire gli occhi.