— Ella verrà da voi, questa essenza ha la magia della luna di luglio. — Poi tendeva la mano per avere il frutto del suo inganno.
Era temuta e fuggita, le donne toglievan la polvere dalle orme sue per farne sul focolare gli scongiuri. Passava di rado fra la gente, quando vi era costretta lo faceva a capo chino e in silenzio, d’altra parte tutti le facevan largo con timore.
Ora ella era perplessa e stupita dalla bontà d’Innocenzo, nella vita sua, per la prima volta le accadeva d’essere trattata con rispetto e alla pari di qualsiasi altra creatura umana.
Quasi morente fra la polvere egli l’aveva raccolta e curata; ora, sotto al sole d’agosto, la conduceva via tenendosela accanto senza alcun sospetto di male.
Lo guardò di sottecchi come una timida bestia che tema e si umilï per il perdono. Egli aveva l’occhio chiaro e vivo e conduceva il cavallo veloce, come un giovanotto gagliardo. Malusa rise di compiacimento, pensò: Innocenzo vincerà anche il demonio.
Avrebbe voluto parlargli per dirgli la sua riconoscenza e fargli palese il suo cuore. Sentiva dentro di sè un bisogno intenso di dire, che le faceva tremare la gola come per singhiozzi. Ella non era poi l’orrida fornace ove un fuoco malefico avesse arso tutto lasciando solo cenere nuda, senza traccia di scintilla viva; ella non era il male ed il terrore, non la tenebra oscura e lo spavento, c’era nella sua anima buia tanta potenza di bene da empirne il mondo. Ma chi era salito mai alla fonte per appressarvi le labbra? Chi mai aveva detto: — Malusa, tu sei buona ed io lo so, aiutami nel mio dolore? — Ella allora se avesse trovata improvvisamente vicino a sè, un’anima che l’implorasse, avrebbe lacerate anche le sue vesti per coprirne le piaghe, s’egli fosse stato un ferito; avrebbe dato anche la vita per quel sole che una volta almeno scendeva nell’anima sua a ricercarne la bontà. Dover sopprimere per condizione d’altri ciò che si ha di buono in sè stessi; dover passare con la maschera eterna della finzione; esser costretti senza limiti su di una via fatale fino alla morte; aver bisogno di sole, sentir la larga voluttà del sole ed esser forzati alla tenebra; aver volontà di canto e dover tacere in silenzio; soffrire soffrire soffrire infine isolati, nel silenzio della paura, era certo la condanna di un demonio. Ella credeva nella sua mente squilibrata di aver stretto un patto con le tenebre.
Pertanto disse timidamente e cercò quasi un sorriso nella parola:
— Cosa debbo darvi io, poi?
Innocenzo ne ebbe maraviglia.
— Ma per cosa?