— Nulla.

Poi il cavallo si fermò.

— Siamo giunti.

Malusa discese macchinalmente, senza saper cosa dire, ma quando udì lo schioccare della frusta e vide allontanarsi l’uomo fra la polvere, si gittò sulla via e alzate le mani al cielo gridò come pazza:

— Grazie, grazie, grazie.

II.

Dalla sua prima gioventù, da quando ebbe sulle labbra gli stornelli d’amore, Innocenzo abitò nella pineta a guardia dei cavalli selvatici, liberi in essa.

Una vita strana e forte, libera e quasi selvaggia riaccostantesi alla vita primitiva per tutte le singolarità e le libere azioni.

Egli ebbe volontà ribelli da soggiogare, forze giovani ed aspre da sottoporre alla sua; fu una specie di trionfo continuo della sua cosciente intelligenza sulla bruta ribellione delle bestie: ciò aveva dato al suo occhio la lucentezza viva ed imperiosa del comando; a’ suoi muscoli l’elasticità del giunco e la resistenza dell’acciaio; alla sua voce toni forti e vibranti, improvvisi, a scatti, come scoppi brevi e secchi. Qualsiasi sua apparenza o manifestazione era rigida e imperiosa, breve e incisiva, costringente infine.

Da giovanetto, quand’era ancora nuovo de’ luoghi e della vita, il vecchio cavallaro prima di cedergli il posto, volle per sua compiacenza, compartirgli i primi insegnamenti delle cose essenziali per quella vita solitaria ed attiva.