Sul suo labbro non fu mai maledizione; se soffrì non per questo cessò di amare. Egli era l’esuberanza dell’amore: qualsiasi creatura che a lui si fosse avvicinata ne avrebbe avuto un’irradiazione, chè egli amava tutti e tutti soccorreva con gioia e bontà senza pretesa alcuna, seguendo come una legge di natura.

Nulla era suo particolarmente, se non la libertà e la forza.

Prediligeva le bestie che avendo queste due qualità cercavan di difenderle. Gli piacevano i ribelli, ma anche mostrava loro lo specchio della vita sua. Se la ribellione poi si spingeva insensata e bestiale, non sapeva che riderne con disprezzo.

Diceva: — Converrebbe aver le mani d’acciaio ed esser tutti d’acciaio per ribellarsi alla vita.

Se alcuno ribattè: — Ma vi è chi gode.

Rispose: — E tu cerca con la tua volontà e la tua forza un godimento adatto alla tua natura e lavora pei figli che potranno anche più di te godere e reprimi i desideri che non potresti soddisfare.

— Voi dite così perchè state bene.

— Io sono come un cane da preda, ricco per quel che afferro.

Ma la differenza fra me e te è questa: ch’io prendo questa mia vita così e la godo e tu ti tormenti nel pensiero di una migliore.

— È forse un male?