— Forse!

Io ebbi un pensiero che mi piacque e lo ricordai. Guarda il vilucchio, un’ape non vi si può posare che lo stelo si spezzerebbe, ma i pini stanno saldi sotto al turbine. Io con una mano, se volessi, potrei farti inginocchiare, tu con tutte due non mi smuoveresti di un passo. Ho pensato a ciò perchè il dottore una volta mi parlò molto a lungo delle cose del mondo. Mi disse: — Perchè mi contento io? Per la mia forza? no. Per la mia vita? Può essere. Ma più di tutto, ascolta bene, più di tutto per l’anima mia.

Il dire d’Innocenzo però non persuase nessuno; egli partiva da un concetto troppo avvinto all’essere suo originale, per poter trovare elemento di persuasione per gli altri.

Odii se ne creò, benchè non li supponesse; andò tranquillo per la sua via cercando la gioia del riso, ovunque.

Nell’anima sua era una tranquillità mite, come acque che non si turbino mai. Rude asprezza di odio o di vendetta, non poteva allignare in lui; un’ombra fuggevole senza conseguenza era l’ira nel suo cuore; frenato lo scatto ritornava la serenità tranquilla.

Gli accadde sovente di dar prova della sua bontà. Parecchie volte avevan tentato di rubare qualche cavallo dalla sua mandria, egli sempre era giunto in tempo per impedirlo. Avrebbe potuto anche consegnare il ladro, farlo punire, ma non lo fece mai; si limitò a parlargli severamente, a minacciarlo.

Alcuni gli erano riconoscenti, altri per il colpo fallito e per l’umiliazione, gli serbarono odio. Accanito e forte nel proposito era, fra questi ultimi, Giovanni degli Olmi; un uomo selvaggio come il ferro arrugginito, muto e forte come una quercia, astuto e vendicativo.

Egli era tutto il male, lo chiamavano — Scure. — Non avendo opera fissa per suo sostentamento, cercava ovunque un lavoro che gli procurasse il pane per la giornata. Molti, per timore, lo prendevano a lavorare nei campi. Si presentava sulla mattina in qualche casa di contadino, chiamava il cappoccia:

— Dammi da lavorare.

L’altro se non aveva necessità di braccia stava dubitoso.