Per il largo affanno l’altro non seppe rispondere, ma tremava nascondendo il capo, nella ingenua persuasione di trovar in ciò una difesa.
— Hai paura?
Il bambino scrollò la testa in segno di assentimento e continuò a singhiozzare.
— Di me? di me hai paura?
L’altro ancora assentì. Fu allora che la vile bestia alzò reiteratamente la mano, colpendo, con gioia satanica il corpicciuolo esile, il fuscello che avrebbe potuto spezzare con la punta del piede; e non ristette finchè non vide sulla guancia scorrere un rigo di sangue. Il fanciullo era caduto senza più gridare, inorridito.
Scure lo rialzò, lo sospinse col piede.
— Ed ora vattene, chè non te ne debbano toccare ancora.
Il bimbo stette perplesso e quando lo vide allontanarsi, si diede a corsa pazza fra le alte erbe, verso un limite abitato che non si scorgeva.
E l’uomo riprese il lavoro come soddisfatto, contraendo il volto nella smorfia orribile del riso.
Il giorno dopo seppe che il fanciullo era morto di paura.