[19]. Per sobrietà di giudizi ed accorgimento critico l'esposizione che fa lo Zeller, op. cit., pp. 138-165, dei motivi dell'accusa, e della relativa giustizia della condanna, non lascia a desiderare di meglio. In generale, il Köchly, op. cit. passim, fa troppo avvertire, che egli era preoccupato dal pensiero di giustificare gli Ateniesi.
[20]. Cfr. Curtius, op. cit. e segnatamente pp. 90-92 e 114-118.
[21]. Vedi Mem. I, 2, 32-38.
[22]. Vedi Mem. I, 2, 48; Plat. Apol. 20 E e seg.
[23]. L'aneddoto, riferito da Val. Mass. VI, 4, 2, da Cic. de orat. I, 54, da Quint. Instit. II, 15, 30. XI, I, II, e da Stobeo Floril. 7, 56, che Lisia avesse offerto a Socrate una orazione apologetica, non ci pare possa essere affatto sfornita di fondamento.
[24]. La caratteristica, che Platone mette in bocca ad Alcibiade in fine del Symp. p. 215 e seg., ritrae al vivo questa situazione psicologica.
[25]. Τὸ δὲ μεδενὶ ἀνθρώπον ὅμοιον εἶναι μήτε τῶν παλαιῶν μήτε τῶν νῦν ὄντων, τοῦτο ἄξιον παντὸς θαύματος, Sym. Plat. p. 221 C.
[26]. Curtius, op. cit., vol. III, p. 90.
[27]. A proposito del processo contro i capitani vincitori della battaglia alle Arginuse, cfr. Sen. Mem. I, I, 18, 2, 31 e seg. e IV, 4, 2; id. Hist. Graeca I, 7, 15; Platone Apol. p. 32 A. Su quell'importante avvenimento cfr. Grote, vol. VIII, p. 238-285.
[28]. Cfr. Plat. Symp. 219 E. e seg.; Apol. 28 E; Lach., 181 A.