[49]. Il lavoro dello Schneidewin: Ethische Gedanken der Vorsokratiker, nelle Philosophische Monatshefte di Bergmann, vol. II, pp. 429-457, non ci ha punto convinti, che, contro l'autorità di Aristotele, possa farsi risalire l'origine della scienza etica ad un'epoca anteriore a Socrate. Lo Schneidewin riesce tutto al più a dimostrare: che nei principî dei vari filosofi, che precedettero l'epoca sofistica, c'è una tendenza etica sempre crescente; ma da questo alla ricerca ci corre molto. E del pari sono poco convincenti i due precedenti articoli dello stesso autore su lo sviluppo della teoria della conoscenza prima di Socrate, ibid., pp. 257-271 e 345-368.
[50]. Abbiamo stimato inutile addurre i luoghi di Senofonte e Platone, perchè di lodi a Socrate sono ripieni tutti i loro scritti.
[51]. Nel metter mano a questo lavoro scrivemmo dal bel principio una lunga dissertazione su le fonti della dottrina socratica, che poi per mancanza di tempo non potemmo trascrivere nella copia sottoposta all'esame dell'Accademia. E di ciò non siamo ora dolenti perchè i risultati della nostra indagine critica si trovano già in gran parte rifusi qua e là in tutto il lavoro, e il difetto di un capitolo speciale su le fonti non nuoce alla nostra esposizione, anzi ci fa sfuggire la taccia di una inutile ripetizione.
[52]. Il Dronke (v. Die religiösen und sittlichen Vorstellungen von Aesckylos und Sophokles, Leipzig, 1861) lamentava ancora pochi anni addietro questo difetto della letteratura filologica: ed osservava che, malgrado l'impulso dato dal Welcker e dal Bernhardy, non si era fatto un solo passo in questa sorta d'indagini (ibid. pp. 4-5). Della: Nachhomerische Theologie del Nägelsbach, Nürnberg, 1857, che pure è il solo libro che tratti estesamente lo sviluppo della coscienza religiosa dei Greci, non può dirsi che sia un lavoro molto atto a ridestare il gusto per simili ricerche, perchè ha più l'aria di una teologia cristiana, che la fisonomia di un'indagine storica. Fra i recenti lavori speciali merita somma lode il libro del Buchholtz: Sittliche Weltanschauung des Aeschylos und Pindaros, Leipzig, 1869, che alla squisitezza del senso critico accoppia un gusto perfetto di esposizione plastica.
[53]. Questa esigenza è stata specialmente avvertita dai recenti interpreti di Sofocle, p. es. Schneidewin, Nauck, Ritter.
[54]. Questo lato della sua coscienza non è stato studiato soddisfacentemente da nessuno; e lo stesso Strümpell, op. cit., p. 117, che pure ha accordato tanta importanza alle convinzioni religiose di Socrate, parla con una certa circospezione di quello che potrebbe nella sua persona chiamarsi religione.
[55]. Mem. I, 4, 16 ...... τοὺς θεοὺς τοῖς ανθρώποις δόξαν ἐμφῦσαι ὡς ἱκανοὶ εισιν εὗ καὶ κακῶς ποιεῖν.....
[56]. Nei Mem. I, 1, 6 e seg. questa duplice limitazione è espressa con somma evidenza.
[57]. Conf. su questo argomento lo Zeller: Die Entwickelung des Monotheismus bei den Griechen, ristamp. nei Vorträge und Abhandlungen ecc. dello stesso autore, Leipzig, 1865, pp. 1-30.
[58]. Mem. I, 1, 19: οὖτοι (parlando del volgo) μὲν γὰρ οἴονται τούς θεοὺς τὰ μὲν εἰδέναι, τα δ'οὐκ εἰδέναι. Σωκράτεσ δ'ἑγεῖτο πάντα μὲν θεοὺς εἰδέναι, τά τε λεγόμενα καὶ πραττόμενα καὶ τὰ σιγῆ βουλευόμενα, πανταχοῦ δὲ παρεῖναι, καὶ σημαίνειν τοῖς ανθρώποις περὶ τῶν ἀνθροπείων πάντων.