[69]. Su la coltura ateniese dell'epoca socratica vedi il Curtius, op. cit., vol. II, pp. 221-280, e vol. III, pp. 53-89.

[70]. Vedi Curtius, op. cit., v. III, p. 65-78, e Steinhart: Euripides' Charakteristik und Motivierung im Zusammenhang mit der Culturentwikelung des Alterthums, nell'Archiv für Litteraturgeschichte del Gosche, fasc. 1º, pp. 1-47.

[71]. Questa tendenza non aveva niente di comune con la interpetrazione razionalistica della mitologia rappresentata da Metrodoto, sul quale vedi Zeller, op. cit., vol. I, 3ª ed., p. 831.

[72]. Tucidide, libro III, § 83.

[73]. Vedi sul significato generale dei Sofisti nella storia della coltura greca Hermann: Geschichte und System ecc., pp. 217-231, e Zeller, op. cit. vol. I, 3ª ed., pp. 938-953.

[74]. Intorno al predominio del culto apollineo vedi Göttling: Die delphischen Sprüche nelle Gesammelte Abhandlungen, München, 1857, p. 245 e seg.

[75]. Noi non intendiamo di dar ragione con ciò a Cicerone: Quaest. Tuscul., V, 37, il quale considera Socrate come un cosmopolita; perchè il cosmopolitismo cominciò appena nell'epoca macedonica, vedi Curtius, op. cit., III, p. 540.

[76]. Schleiermacher: Ueber den Werth des Sokrates als Philosophen. Questa dissertazione letta all'Accademia di Berlino il 1818 è stata poi riprodotta nelle opere complete dell'autore, sez. III, vol. II, p. 293 e seg. La determinazione del valore filosofico di Socrate ha raggiunto un certo grado di consistenza scientifica solo per opera di Hegel, op. cit., vol. II, pp. 39-44 e 51-81, e di Hermann: Geschichte ecc., libro II, pp. 231-263. La più gran parte delle monografie posteriori rivelano l'influenza di Schleiermacher, di Hegel o di Brandis, che solo in certi punti modificò le opinioni del primo; mentre le vedute dell'Hermann, che risultavano da una profonda conoscenza di tutta la coltura greca, sono rimaste o trascurate o fraintese. Il lavoro più originale su la dottrina di Socrate è, a nostro parere, quello dello Strümpell, ii quale, mentre nella: Geschichte der theoretischen Philosophie der Griechen, p. 103, era rimasto indeciso su quello che dovesse pensare del nostro filosofo, ha poi nella Geschichte der prakt. Philosophie ecc., pp. scritti, esposta in tutta la pienezza dei suoi motivi, e in tutta la larghezza del suo svolgimento la dottrina socratica. Noteremo qui che, oltre ai libri già citati, abbiamo avuti presenti Hurndall: De Philosophia morali Socratis, Heidelbergiae, 1852; Böringer: Der philosophische Slandpunkt des Sokrates, Carlsruhe, 1860; Ditges: Die epagogische Methode des Sokrates, Köln, 1864; Kittel: Die Lehre des Sokrates, Eger, 1860; Rossel: De Socratis philosophia, Göttingae, 1837; il lavoro di Brandis: Ueber die Lehre des Sokrates, nel Rhein. Museum, I, p. 122 e seg.; le due storie generali della filosofia greca del Brandis stesso, e quelle di Schwegler, e di Ueberweg, ed altre piccole monografie che citeremo ove cada in acconcio. Nel giro di questa esposizione ci asterremo, quanto più ci riuscirà possibile, da ogni polemica.

[77]. Per tacere dei citati libri dell'Alberti e del Lasaulx, osserveremo qui che il recentissimo lavoro del Montée: La philosophie de Socrate, Paris, 1869, che ha ottenuto la mention honorable de l'Institut, è quanto ci possa essere di più barocco, di più antiquato, e al tempo stesso di più pretensioso. L'autore, che ha avuto tempo di raccogliere citazioni di Holbach, Pascal, Huet, S. Teresa, S. Bonaventura e via dicendo, non s'è presa punto la briga di vedere che cosa si fosse detto dai critici intorno a Socrate, e senza scrupolo di sorta ha raccolto da Platone tutto quello che gli andava ai versi, e l'ha messo insieme come dottrina socratica.

[78]. La quistione è cominciata col Dissen: De philosophia morali in Xenophontis de Socrate commentariis tradita, dissertazione ristampata nelle Kleine Schriften dello stesso autore, pp. 57-88, Göttingen, 1839. Il Brandis è stato quello, che in virtù di certe preoccupazioni dottrinali, ha più di ogni altro frainteso i concetti fondamentali del socratismo.