[89]. Plat. Apol. p. 23 B, e cfr. Sen. Mem. IV, 6, 7. Vedi Hermann: Geschichte ecc., II, p. 238, e nota 295-97, il quale mostra come Schleiermacher, Rötscher, Brandis e Ritter non abbiano inteso il valore di questa massima; e cfr. dello stesso autore: Prof. Ritter's Darstellung ecc., p. 24 e seg.

[90]. L'Hoffmann, in uno scritto che ha per titolo: Die Gottesidee des Anaxagoras, des Sokrates und des Platon, Würzburg, 1860, ha voluto attribuire un tale carattere teosofico e mistico alle idee teologiche di Anassagora e di Socrate da far loro perdere tutta la primitiva ingenuità, che le distingue da ogni posteriore svolgimento delle idee religiose. Per quello che concerne Anassagora specialmente, l'Hoffmann non s'è fatto scrupolo di considerarlo come un teista bello e compiuto. La teologia socratica di quello scritto non corrisponde per niente ai modesti principi, espressi da Senofonte, e dall'Apologia platonica.

[91]. Vedi in generale Hegel, op. cit., p. 40 e seg.; e molto più Rötscher: Aristophanes und sein Zeitalter, p. 245 e seg.

[92]. Specialmente dal Rötscher, loc. cit., e molto più nella sua critica del Brandis, loc. cit., p. 388. È difficile trovare un altro scrittore, che sia capace quanto il Rötscher di perder di vista l'oggetto proprio della quistione, per abuso di frasario filosofico.

[93]. Vedi Brandis: Rhein. Museum, II, p. 85 e seg. in una violenta critica del libro del Rötscher. Lo stesso Brandis nel libro già citato: Entwickelungen ecc., p. 232, pretende nientemeno trovare in Senofonte, Mem. III, 8, 3, una pruova esplicita, che il concetto socratico supponga il reale come suo termine obbiettivo.

[94]. Vedi su la natura del sapere socratico l'esatta e scrupolosa indagine dello Strümpell, op. cit., pp. 152-159.

[95]. Vedi Zeller, op. cit., vol. II, p. 82.

[96]. Per tacere di molti scrittori dei secoli passati, citerò l'Hamann, e specialmente op. compl., vol. II, p. 42, ed il Volquardson: Das Dämonium des Sokrates, Kiel, 1862, e spec. p. 71.

[97]. Vedi il succitato luogo Metaph., XIII, 4; e cfr. ibid., I, 6; e XIII, 9; e De part. ani. I, 1.

[98]. Nessuno prima dello Strümpell avea tentato di spiegare in concreto lo sviluppo dell'induzione socratica; e noi stimiamo inutile rilevare qui gli errori o le inesattezze delle precedenti esposizioni.