[109]. Lo Zeller, op, cit., p. 89, col quale in gran parte ci accordiamo nel concetto dell'ironia, ha riportato i vari giudizi profferiti da altri scrittori su quella forma, o momento che voglia dirsi, della conversazione socratica. Il citato libro del Lasaulx (pubblicato dopo il lavoro dello Zeller) contiene una determinazione del concetto dell'ironia, ch'è veramente speciosa. Secondo quell'autore (vedi p. 23), Socrate aveva una doppia coscienza: la comune ed ordinaria, che hanno tutti gli altri uomini, e quella tutta sua speciale, che era riposta nella ispirazione religiosa; sicchè, ogni volta che gli avvenisse di conversare o di disputare, dal confronto delle due coscienze veniva fuori il sentimento dell'ironia (!?).

[110]. Vedi il notevole luogo dei Memor., IV, 5, 12: ἔφη δὲ καὶ τὸ διαλέγεσθαι ὀνομασθῆναι εκ τοῦ συνιόντας κοινῇ βουλεύσθαι διαλέγοντας κατὰ γένε τὰ πράγματα.

[111]. Noi intendiamo dire, che il concetto socratico ha il carattere dell'identità; non che Socrate avesse avuto coscienza del principio d'identità. Vedi in séguito.

[112]. Aristot. Metaph., XII, 4: ἀλλ'ὁ μὲν Σωκράτης τὰ καθόλου οὐ χοριστὰ ἐποίει οὐδὲ τοὺς ὁρισμούς.

[113]. L'Hermann osserva giustamente: Geschichte ecc., p. 326, nota 305, che la differenza del concetto socratico dall'idea platonica non è riposta nel carattere logico del processo.

[114]. Opinione del Brandis.

[115]. Mem., IV, a, 26: οἱ μὲν εἰδότες ἑαυτοὺς τά τε ἑπιτήδεια ἑαυτοῖς ἴσασι καὶ διαγιγνώσκουσιν ἃ τε δύνανται καὶ ἃ μή· καὶ ἅ μὲν ἐπίστανται πράττοντες πορίζονταί τε ὧν δέονται καὶ εὖ πράττουσιν.

[116]. Zeller, op. cit., p. 83.

[117]. Mem., IV, 6, 15: ὁπότε δὲ αὐτός τι τῷ λὁγῳ διεξίοι, διὰ τῶν μάλιστα δμολογουμένων ἐπορεύετο, νομίζων ταύτην τὴν ἀσφάλειαν εἶναι λόγου, la quale opinione Socrate cercava di rifermare con l'autorità di Omero, Od., VIII, v. 171. Cfr. Sen. Oecono., XIX, 15, e Dionys. Halic. de arte reth., XI, 8.

[118]. Cfr. Metaph., XIII, 4, con Metaph., I, 6, e XIII, 9.