[209]. Lo Zeller ha raccolto tutti i luoghi che mettono in chiaro questo concetto, op. cit., p. 101-106, ma ha poi sacrificato al suo proprio criterio soggettivo la ragione storica della posizione socratica; su la quale ha finito per pronunziare giudizi in gran parte sfavorevoli.

[210]. Argomento sul quale molti critici sono tornati da Schleiermacher in poi.

[211]. Stimiamo inutile addurre i molti luoghi dei Memorabili dai quali risulta questa determinazione; basti ricordare il concetto dell'εὐπραξία III, 9, 14, il quale manifestamente rivela come la indeterminata rappresentazione del benessere, del ben vivere, del buon esito, che era espressa dall'eὖ fosse determinata dalla costanza della πρᾶξις, in quanto diversa dall'εὐτυχία.

[212]. Mem., III, 8, I e seg.

[213]. Il Brandis ed il Dissen hanno ammessa questa confusione nel Socrate senofonteo, contro la esplicita testimonianza di Sen. Mem. IV, 5, 10; ibid. 6; e 8, 11. Cfr. Hermann: Geschichte ecc., p. 335, nota 348; e Hurndall, op. cit., p. 37.

[214]. Mem., IV, 6, 8 e seg.

[215]. L'Alberti, op. cit., p. 100 e seg., parla del concetto della perfezione morale, della educazione completa dell'uomo al principio assoluto della moralità, dell'idea sostanziale del bene, e di altre cose simili, che sono tutte estranee al Socrate della storia.

[216]. Vedi specialmente Mem., IV, 1, 2.

[217]. In questo concetto ci accordiamo interamente con lo Strümpell, op. cit., p. 134.

[218]. Non è questo il luogo per sviluppare un concetto tanto complicato, qual'è quello dell'εὐδαιμονία nella storia della cultura greca; e ci limiteremo ad osservare, che ci pare affatto infondato il giudizio dello Zeller, il quale, op. cit., p. 103 nota 4ª, parla del concetto della felicità come di quello che nella sua generalità costituiva l'ideale di tutti gli antichi filosofi. Quanta diversità non corre solo fra Socrate e Platone? e molto più fra questo ed Aristotele?