[219]. Eth. Nicom., III, 8, 6. Δοκεῖ δε καὶ ἡ ἐμπειρια ἡ περὶ ἕκαστα ἀνδρία τις εἶναι ὂθεν δ Σωκράτης ᾠήθη ἐπιστήμην εἶναι τὴν ἀνδρίαν. In questo luogo è chiaro che la parola ἐμπειρία appartiene al testo di Aristotele, e non alla sentenza socratica che v'è riferita. È l'Hurndall, op. cit., p. 28, che principalmente ha insistito a voler provare, che il sapere socratico sia empirico.
[220]. Specialmente il citato Brandis, la cui opinione è stata recisamente rigettata come arbitraria dall'Hermann: Geschichte ecc., p. 251.
[221]. Vedi su la falsa interpretazione di Aristotele fatta dall'Hurndall, loc. cit., Strümpell, op. cit., p. 159.
[222]. Mem., IV, 2, 19 e seg.
[223]. Mem., III, 9.
[224]. In questa determinazione abbiamo seguito la facile e naturale interpretazione dello Strümpell, op. cit., p. 138, ch'è pure quella dell'Hermann: Geschichte ecc., p. 253 e nota 340, senza impacciarci in una quistione astrusa sollevata dal Brindis: Rhem. Museum, I, p. 136; cfr. Entwickelungen ecc., p. 237 e seg. ed Hurndall, op. cit., p. 39.
[225]. Mem., I, 4, 2-19. In questo luogo è notevole che Socrate sia spinto dall'incredulità di Aristodemo a tentare una pruova dell'esistenza della divinità (καταμαθὼν γὰρ αὐτὸν οὔτε θύοντα τοῖς θεοῖς οὔτε μαντικῇ χρώμενον, ἀλλὰ και τῶν ποιούτων ταῦτα καταγελῶντα); la qual cosa mostra chiaramente quanto sia fondata la nostra opinione, che egli non si fosse punto proposto di allontanarsi dal concetto tradizionale della religiosità positiva, perchè era alla conferma delle pratiche del culto che mirava la dimostrazione. Cfr. Sext. Emp. adv. Math. IX, 92 e seg. Tutti i luoghi dei Memorabili, che concernono la teologia di Socrate, sono stati raccolti dall'Hummel: De Theologia Socratis in Xenoph. Comment. tradita, Gottingae, 1839; col quale autore noi non ci accordiamo quanto all'interpretazione.
[226]. La difficoltà di Aristodemo è formulata nelle parole: εἴπερ γε μὴ τύχῃ τινί, ἀλλὰ ύπὸ γνώμης ταῦτα (ossia le cose naturali) γίγνεται, I, 4, 4.
[227]. La dimostrazione socratica dal bel principio formula il suo risultato nelle parole: Πρέπει μν τέἀ ἐπ' ὠφελείᾳ γιγνόμενα γνώμες ἔργα εἶναι I, 4, 5.
[228]. Questo nostro concetto apparisce chiaro sì dalla varietà degli elementi intuitivi, che fanno parte della dimostrazione nel suo largo sviluppo, come dall'intento pratico di rettificare una falsa rappresentazione della santità e del culto religioso.