La seconda classe poi nella quale comprendemmo que' precetti che risguardano puramente il giudiziario, il politico, l'economico, il civile, e che io ritrovo ascendere alla somma di 203; cioè 115 negativi, e 88 affermativi, per le medesime imponenti ragioni che servono di base fondamentale all'abrogazione di quelli contenuti nella prima, dee questa essere considerata non solo come inutile onninamente per gli ebrei de' nostri tempi, ma come incompatibile altresì colle provide leggi alle quali sono questi attualmente subordinati, leggi tutto affatto diverse da quelle che Mosè ha creduto opportuno di adattare a' costumi dominanti de' suoi giorni; alle Regioni che destinava di fare occupare al Popolo di cui era esso conduttore, all'indole irrequieta e grossolana del medesimo; ed al governo teocratico che meditava di introdurre, e sistemare ne' suoi recinti; e se qualche debole traccia di tali Mosaiche instituzioni è pervenuta fino a noi, tanto per quello che risguarda un articolo, quanto perciò che rapportasi agli altri di maniera che si creda indispensabile l'osservanza, le leggi ammirabili recenti prevedono con pari saggezza, che giustizia e attività; e l'ebreo che a livello di ogni altro vi è sommesso, ne risente gl'illimitati vantaggi, e riconosce la necessità urgente di osservarle, quale fedele vassallo, ed obbediente subalterno: quindi è che di questa classe ancora troppo debole fondamento sembrami che risultare ne potrebbe il ragionare.
Or detraendo dunque i 237 Precetti, che abbiamo racchiusi nella prima classe, ed i 203 che comprende la seconda, montanti insieme a 440; deduzione fatta da' 613 totale, restaci un reliquato di 173 Precetti, ma siccome anche fra questi rimarcasi esservene molti replicatamente comandati, e che in massima non implicano radicalmente che la cosa medesima, noi stimammo conveniente di restrignerne l'osservanza a quelli soli che ci sembrarono i più utili, ed i più degni di un Codice sano, metodico, e sociale, e che abbiamo ritrovato ascendere al numero di 60; 36 de' quali distinguemmo negativi, e 24 affermativi, ma dovendo questi constituire essenzialmente la prima base fondamentale della Religione Mosaica, secondo i nostri già fissati principj, noi riguardiamo come un assunto della più grande urgenza per se stesso, ed oltremodo necessario, di riportarli tutti estesamente, apponendo gli analoghi schiarimenti a quelli che potessero esigere delle utili, ed opportune osservazioni, dalle quali risulteranno ancora i motivi efficaci dell'esatta osservanza de' medesimi, riserbandoci a trattarne degli altri, che, o modificammo come superfluamente ripetuti; o annullati furono da noi come non confacenti a' tempi nostri, allorchè ne' due Capitoli immediatamente dopo quello in cui entriamo, riporteremo in chiari sensi le ragioni evidenti ed inconcusse che ci hanno indotto a stabilire una sì fatta restrizione, in apparenza sì considerabile, la quale con più robuste giustificazioni sarà poscia dimostrativamente comprovata, allorchè ci faremo di proposito a discutere, in tempo debito, le tradizioni, o parafrasi Rabiniche aggiunte a questi, ed a tanti altri Precetti, e sovente assai più oscure di ciò che riescano gli stessi testi originali, ch'essi pretesero di rischiarare colle medesime, e delle quali si ignora generalmente la causa, ed il disegno, senza che alcuno giugnere potesse in alcuni tempo a discernere l'una, o a risentire i vantaggi che risultare pretendesi dall'altro.
[(19)] Non vi è stato forse in alcun tempo chi con più rea impostura de' così detti compagni di Gesù (non saprei se appartenenti a quelli che furono spettatori alla sua nascita, benchè più giustamente collocare si potrebbero nella classe degli altri che gli furono compagni nel supplizio) esercitassero un traffico vergognoso della religione che facevano credere di difendere, e di professare; all'estremo indigenti nel loro primo stabilimento, umili, rassegnati, ed in forza di una bolla di Paolo III. pubblicata il 3. Ottobre 1540. ridotti al solo numero di 60. individui (Extr. de l'hist. univers. de Thou pag. 6.): ma i loro intrighi tenebrosi, protetti, e alimentati dalla stupida credulità di quelli che la loro criminosa pietà avea sedotti, fece crescere il loro numero ad un affluenza enorme tale fino ad incutere timore agli stessi formidabili Regnanti.
[(20)] Ma l'uomo, sembrami che alcuno quì opponga di proposito, caduco, e frale qual'è di sua natura, dimenticherebbe sovente l'esistenza di un Dio che lo vivifica, e lo sostiene, se il culto che tributare gli dee non fosse accompagnato qualche volta da certe marche esterne che arrestino la sua mente, ed attraggano i suoi sguardi.
Accordando tutto ciò anche un solo istante, donde dunque procede, domando, che la vera cognizione dell'Essere Supremo divenne tanto più straniera per l'uomo in proporzione che queste decantate marche sono state più affluenti, più stravaganti, e universali? Inoltre quali orrori non furono commessi nell'introdurle, quali contradizioni nell'adottarle? Quì mirasi i Sciti, i Messicani, i Peruviani, e i Galli immolare gli uomini ferocemente, persuasi di non dovere adorare Dio in altra guisa; colà i Dervigj Turchi, i Bramini, e i Quakeri stordire con giravolte, percuotersi il petto sulla terra, bilanciando il proprio corpo sopra un rogo, e rimanendo in estasi per molte ore; tali sono, secondo essi, le marche più ovvie ed essenziali al puro Culto di un Dio; altrove si fecero quelle consistere in luminosi apparati, processioni, baldacchini, candele, strepiti di bronzi ec.; più oltre finalmente si è supposto che le marche più efficaci per ottenere prontamente il Divino soccorso, e conseguire l'espiazione de' peccati, fossero le importune jaculatorie, le incessanti ossecrazioni, il digiuno frequente, la coltivazione di certe pratiche bizzarre, l'abbigliamento di certi arnesi, l'astinenza di alcuni cibi, ed altri sì fatti usi ridicoli, non meno che detestabili. In una parola, si può in ultimo conchiudere, senza timore d'ingannarci, che se si eccettua quelli ai quali Dio stesso degnò illuminare, poche persone certamente sono state capaci d'inalzarsi fino alla sublime contemplazione dell'Eterno Creatore, e di superare le malefiche barriere che apposero loro, in ogni tempo, tanto pratiche futili, e contradittorie.
[(21)] Oltre i testè accennati precetti contenuti nel vasto Codice Mosaico, gli Ebrei Talmudisti ne riconoscono una quantità considerabile di altri che distinguono col nome di מצות רבנן (Mizvoth Rabanan) Precetti de' Rabbini, a' quali essi attribuiscono egualmente che a Mosè il potere di fare nuove ordinanze, secondo le circostanze, il tempo, ed il bisogno, quale amplia facoltà è fondata sulle parole stesse di Dio che ingiugne d'indirizzarsi a' 70 anziani dei quali era composto il Sanhedrim, creato allora da Mosè (Num. cap. 11. V. 16.) ad oggetto di sciogliere tutte le vertenze che nascere potevano sulla vera intelligenza della Legge, e che supponevansi forniti, e diretti dallo Spirito Divino, ciò che, secondo i Talmudisti, gli rendeva infallibili nelle loro decisioni (Ved. il [cap. IX.] colle sue annotazioni di questo primo Tomo).