[(A)] Gen. cap. 5 v. 25.)

[(22)] Tutti i più dotti critici del mondo non cessano di rimarcare, che nello stato in cui trovasi attualmente la terra è presso che impossibile che possa accadere un Diluvio universale, che cuopra di 15 cubiti le sommità delle più alte montagne. Il mare preso in complesso non ha, si dice, più di 300 passi di profondità; le montagne le più elevate, come il monte Gordiano, o di Ararat non eccedono 3000 passi la superficie del mare. Quindi senza calcolare che la capacità del globo si dilata a misura ch'ei s'inalza, sarebbe duopo necessariamente 12, o 15 volte tant'acqua, quanta è la massa della terra nella congerie marcata dalla Genesi; e com'essa non rapporta che de' mezzi naturali, cioè, l'apertura dell'abisso, e la caduta delle pioggie, sembra che prevenga la risposta che si potrebbe addurre, dicendo che Dio creò per l'esecuzione di simile flagello una nuova quantità di acque che desso volle in seguito annientare. Egli non si servì, secondo la Scrittura che del vento per diseccarle; così conchiude il Lenglet (pag. 187). V'ha, per altro, luogo di credere, che il mezzo ch'esso ha preso per ispargerle sulla terra, non fosse meno naturale.

Essi medesimi sostengono inoltre ch'egli era impossibile che le pioggie fossero stato tanto abbondanti per cagionare un simile effetto, essi appoggiano i loro sentimenti sull'opinione del filosofo Mersenna, il quale prova con delle dimostrazioni esatte, che le borrasche le più violenti non giungono e versare che un polso, e mezzo di acqua ogni 30 minuti primi, ciò che farebbe 6 piedi nello spazio di un solo giorno; e il Diluvio non essendo durato che 40 volte 24 ore, supponendo le più alte montagne a 2000 passi di elevazione, che è un terzo meno della loro altezza, bisognerebbe, non per sormontare, ma anche per uguagliarle, che il Cielo avesse versate in 24 ore 125 piedi di acqua, in vece di 6 che desso versa nelle più gran tempeste; ciò che i filosofi asseriscono eccedere la possibilità della natura. (Lett. Juiv. T. II. Lett. 35 pag. 36 e 37).

Varj altri Scrittori hanno preteso che il Diluvio non era stato universale, ma che Dio non avea avuto che l'intenzione di punire un popolo ingrato alle tante beneficenze di cui lo avea esso colmato. I medesimi vollero parimente fare servire la Scrittura e fortificare la loro opinione, e quindi hanno essi spiegato in loro favore quel passaggio della Genesi dove leggesi espressamente, che i figli di Noè Ab his divisæ sunt gentes in terra post diluvium, (Cap. X. v. 32) apparisce da ciò che i figli di Noè non solo aveano divise la terra fra d'essi, ma ancora le nazioni che vi abitavano, lo che ritroverebbero contrario alla pretesa inondazione universale di tutta la terra.

[(A)] Gen. cap. 7 v. 22.)

[(B)] Ibid. cap. 9 v. 24.)