[(61)] Molti commentatori, fra i quali Bustorfio, Girolamo ed il celebre Aaron caraita (di cui mi riserbo a fare menzione allorchè mi emergerà di proposito ragionare della setta del caraismo) si fecero ad opinare che le frequenti ripetizioni che si trovano in gran copia sparse per tutta la scrittura fossero una conseguenza del genio particolare proprio della lingua ebraica, la quale attesa la sua naturale semplicità e concisione suole ripetere d'ordinario le medesime cose or sotto vocaboli differenti, ed ora sotto identiche frasi. Per altro, tutto che quest'opinione sia vera in gran parte, io veggo frattanto che Omero è generalmente imputato del medesimo difetto, siccome lo sono tutti gli scrittori di quel secolo; ed i critici ritrovano una conformità perfettamente identica fra la maniera di parlare del poeta Greco, e quella con cui si esprime il legislatore d'Israel; ed io rimarco parimenti che Marziale non ha potuto astenersi in qualche luogo de' suoi epigrammi dal deridere Omero per sola cagione di simile difetto (se tale potea questo in quell'epoca chiamarsi), dal che si potrebbe opportunamente inferire non essere già queste reiterazioni soltanto particolari al genio della lingua ebraica, ma che anche l'idioma del cantore di Smirne suscettibile fosse del carattere medesimo.

Da sì fatta maniera di esprimere sì di frequente le stesse cose, vari pensatori trassero argomento d'inferire che Mosè non potea essere l'autore del Pentateuco, e tanto più questo dubbio prende piede in mente loro, facendo attenzione alla diversità dello stile che vi s'incontra di tratto in tratto, ciò che forma una prova in mente loro troppo idonea e convincente onde fare credere che un medesimo scrittore non può in verun modo esserne l'autore: alcuni ancora più moderati degli altri ne' loro giudizi, opinano che per negligenza de' copisti l'ordine delle materie possa essere stato alterato nel trascriverle dalla primitiva dizione originale; e di ciò sembrami niente assolutamente più facile poichè siccome gli antichi scrivevano sopra piccioli viluppi, o fogli separati, che rotolavansi gli uni sopra gli altri, non avranno forse avuta le necessaria precauzione di conservare sempre il metodo regolare delle materie, ed in vece avranno fatto, senza dubbio, delle repliche, laddove era duopo di sopprimere quelle che già vi erano antecedentemente, e di elidere le cose inutili, o soverchie.

[(62)] Per quanto ci narrano le Istorie di tutti i popoli conosciuti, non vi fu luogo giammai sopra la terra, in cui gli ebrei che lo abitarono non soggiacessero all'infamia degradante di vedersi contraddistinti dal resto de' cittadini con certe marche affisse ora nella sommità del Cappello, ora nella parte la più visibile degli abiti, e le femmine stesse di questa nazione non ne erano escluse.

Negli stati musulmani poi, ne quali non è appena che un secolo si contrassegnavano anche i Cristiani, la marca destinata per gli ebrei era del tutto differente da quella che fissavasi per gli altri, benchè non molto visibile, e per conseguenza meno avvilente di quella con cui venivano marcati sotto il cielo apostolico romano; ma una gran parte degli ebrei, per altro, ben lontana dal riguardarla come tale, compiacevasene al segno di considerare come pessimi ebrei quelli che cercavano di ocultarla, o che al prezzo di moneta pervenivano a conseguirne l'esenzione.

[(63)] Nostre Raison (dice il celebre D'Argens) est un don de Dieu, qui ne saurait nous tromper; c'est un présent qu'il nous a fait pour nous donner le moyen de le connoître, et de le servir Lett. Juiv. lett. XXXIII. pag. 81. infatti se questa sublime ragione, massime nelle cose dimostrativamente evidenti, ci facesse smarrire dall'ameno sentiero che conduce alla solida perenne felicità ch'essa promette, ne verrebbe per illazione che Dio c'ingannerebbe, ciò che non può assolutamente sostenersi senza il colmo dell'insania, Dio essendo la verità inalterabile medesima.

CAPITOLO IX.

Dall'origine della Misnah, e del Talmud; ossia della Ghemarah; oggetto, e scopo di entrambe.