[(68)] È opportuno quì di avvertire che ognuno di questi ordini, o regole è parimente suddiviso in molti libri, o trattati differenti, che noi non faremo in questo luogo che accennare di slancio, riguardando come opera lunghissima, e penosa il riportarla tutta per intero, potendosene agevolmente osservare il dettaglio in Bustorfio (Recens. Oper. Thalmud.) Per esempio, quello delle semenze, o dell'agricoltura contiene undici trattati; il 2. è diviso in dodici libri, il 3. ne comprende sette, il 4. dieci, il 5. undici; il 6. finalmente racchiude dodici libri. Il Talmud ha così pure sei ordini, i quali sono divisi in sessanta tre libri, e questi libri vengono ancora suddivisi in cinque cento, e venti quattro capitoli, de' quali si compone l'intero corpo immenso di quest'opera.

[(69)] Oltre le numerose prescrizioni di tante speci differenti che sono comprese in questo Talmud, ed alle quali tutti gli ebrei sono obbligati di sottomettersi ciecamente, senza riserva, essi hanno certi usi che differiscono, secondo le varie posizioni dove si trovano; essi chiamano questi usi locali מנהגים (minhaghim) costumanze; e per meglio ritenerli vi fu per sino chi ne ha così pure composti de' libri particolari: si può inoltre chiaramente rimarcarli leggendo i libri di preghiere che sono in uso fra gli ebrei, e ne' quali avvi qualche tenue diversità sia per l'ordine, sia per le cose, giacchè il metodo seguito dagli ebrei italiani, polacchi, ed orientali nell'esercizio di tali preghiere, è alquanto differente da quello praticato dagli ebrei di origine spagnuola o portoghese.

I Rabbini scrissero così pure sopra questo medesimo soggetto un'altr'opera che ha per titolo דינים (Dinim) giudizj, che si possono quasi ridurre alle costumanze, per che gli ebrei variano in ciò; e questi Dinim non contengono che delle ragioni probabili perchè si debba fare una cerimonia piuttosto d'una maniera, che di un altra.

[(70)] I partigiani della tradizione sostenuti da' ministri di questa non cessano di ripeterci che i motivi della fede, come le picciole ali date a Mercurio, sono troppo deboli per sostenerla; ciò che ha indotto forse il Mallebranche ad opinare, che pour être philosophe il faut voir évidemment; et pour être fidèle il faut croire aveuglément Rech. de la ver. Tom. II. pag. 168. Peraltro Mallebranche quì non s'accorge che del suo fedele, esso forma un imbecille, poichè in che mai consiste l'imbecillità? a credere senza un motivo plausibile sufficiente per credere: tout homme (come giustamente lo riflette un dotto scrittore moderno) qui se vante d'une foi aveugle et d'une croyance sur oui dire, est donc un homme enorgueilli de sa sottise. Elvet. de l'hom. Tom. III. pag. 89.

[(71)] Del resto benchè gli ebrei nutrino uno zelo straordinario per le tradizioni ch'essi pretendono di avere gradatamente ricevute da' loro più lontani progenitori, come si disse, e che difendono con pertinace accanimento, essi non hanno potuto giammai, ciò non pertanto, convenire fra di loro degli autori da' quali gli hanno i medesimi realmente ricevute, ciò che riesce molto agevole a provarlo, unendo insieme i libri che ne hanno trattato diffusamente di proposito, come sarebbero, per esempio, i commentari che sono stati fatti sul trattato che ha per titolo (Pirkè Avoth) I Capitoli de' padri. L'illuminato Abravanel (nella sua prefazione all'opera che ha per titolo (Nahaloth Avoth) cioè, Retaggio de' padri, ha usato di ogni suo sforzo per giustificare questa pretesa non interrotta tradizione, ma inutilmente, A. Iosef Hajon, e David Gantz l'Autore del Iuhasim, ovvero il libro delle famiglie, e tanti altri che hanno agitate simili questioni non ci sono meglio riusciti. Ciò, per altro, sopra di cui tutti i rabbini sono concordi si è che dopo Jesuè successore di Mosè, fino a Jeudah il santo, che raccolse tutte le tradizioni, come osservammo, e le mise il primo per iscritto, vi ha parimente una classe di antichi, la quale ricevè in origine da Jesuè l'interpretazione della legge, indi a questi successero i profeti di cui Samuel è stato il primo; e dopo i Profeti ebbe luogo la grande assemblea, o sinagoga che si tenne sotto Esdra. Il dotto R. Mosè da Cotsì (nel suo gran libro de' comandamenti della legge Mosaica) ad oggetto di unire questa catena immensa di tradizioni, e dimostrare ad un tempo medesimo che dessa non era stata interrotta giammai durante la cattività degli ebrei nella Babilonia produce certi illustri soggetti della tribù di Judah; e di quella di Beniamino che furono condotti cattivi in Babilonia, ed assicura inoltre che dessi vi stabilirono la celebre accademia di Nahardea sull'Eufrate, la quale vi fu in seguito conservata del pari che le tradizione, che venne poscia insegnata a quegli ebrei che ritornarono da Babilonia in Gerusalem con Zorobabel, ed Esdra, dove si stabili così pure un accademia ad imitazione di quella di Babilonia, che non lasciò perciò di sussistere ancora perchè tutto il corpo degli Israeliti non ritornò già interamente in Gerusalem. Finalmente questa tradizione fu conservata pure dopo Esdra, il quale era capo dell'assemblea che si nomina la grande fino a' tempi del più volte riportato R. Jeudah il santo che tutte le raccolse, come accennammo.