[(72)] Quelli che con asprezza maggiore vollero tenacemente infierire contro i principj che servono di base al cristianesimo, si prevalsero di quelle tante predizioni che l'apocalisse di Giovanni ci rappresenta come infallibili, e molto prossime a succedere, e che realizzare frattanto mai non si videro, che non si disse intorno a quella nuova Gerusalem di mille anni di cui è fatta menzione nel Cap. 21? La sua forma dovea essere quadrata, la sua lunghezza larghezza, e sommità dovevano essere di dodici mila stadi (500 leghe di francia) per conseguenza le case dovevano avere così pure 500 leghe di ertezza: se così è dovea riuscire di non poco incomodo per coloro a' quali fosse toccato di abitare l'ultimo piano: e quella enorme bestia simbolica di sette teste, e dieci corna col pelo di leopardo, i piedi dell'orso, l'esofago del leone, la forza del drago; ebb'essa un successo migliore della prima? e la caduta delle stelle dal Cielo sulla terra, e che col contatto che quelle fecero col sole, e colla luna il loro passaggio restarono entrambe oscurate nelle tre parti? E quel sì fatto libro che l'Angelo fece mangiare all'Autore dell'apocalisse, qual libro riusciva dolce nel palato, e amaro nello stomaco? se riflettiamo alla stravaganza di sì fatte predizioni non dovremo certamente più stupirci, se i numerosi commentarj fatti sopra di esse parvero consolidare le invettive che furono sovente lanciate contro l'apocalisse, ed aggiugnere efficaci motivi agli avversari di esso onde riguardarlo come apocrifo, e mendace.

[(A)] (Ved. Ghem. Tratt. Sciab. et Pesah. fol. 6 7 8.)

CAPITOLO X.

Le glose moltiplici, e le diffuse parafrasi aggiunte da' Rabbini al codice Mosaico, non solo ne adombrarono la primitiva purità edificante, ma oltremodo gravosa, ed opprimente ne resero l'osservanza.

È cosa renduta omai troppo evidente, al detto universale de' filosofi, che una causa non produce mai il suo analogo effetto, se non se allora quando essa non è interrotta, nel progresso della di lei azione, da altre cause più forti, e più insistenti, che per allora indeboliscono l'azione della prima, e la rendono inutile: è ben vero pur troppo rendersi presso che impossibile assolutamente di fare adottare de' sani, de' metodici, degli utili principj ad uomini eccessivamente inveterati negli assurdi prevenuti in favore de' medesimi, che ricusano di riflettere, e quali nuovi etiopi schivano la luce, e inclinano a vivere sepolti nelle tenebre; ma comunque siasi è d'altronde oltremodo necessario che la verità disinganni le anime illibate proclive alla ragione che la ricercano di buona fede, guidati dal commendevole disegno di ritrovarla [(73)]. La verità è una causa; essa produce direttamente il suo effetto analogo allora quando la sua impulsione non è in verun modo nè alterata, nè intercetta da ostacoli che sospendino il corso regolare de' suoi effetti. Una prova infallibile di tutto quanto sostenghiamo si è, che la causa dalla quale partiva il culto che i posteri di Abramo hanno per molti secoli conosciuto, e praticato non potea essere più ragionevole, ne più giusta, nè migliore, e gli effetti omogenei che risultare si videro per lunga serie di anni chiaro ad evidenza lo dimostrano: ma l'errore funesto che baldanzoso fecesi avanti a soggiogare il cuore umano, indebolì enormemente l'azione salutare della prima, ne tenne allora le sole veci, ne formò l'unico scopo, e la rese come affatto inutile per l'Israelita de' secoli a noi più vicini, o almeno come accessoria a' di lui urgenti bisogni.

Infatti come mai accordare un ammasso spaventevole di chimere, di usi insensati, e di fanatici esercizj che ripugnano il buon senso, colla pretta religione che dee essere guidata dalla sola verità, e formare il più grato alimento di ogni anima sensibile, di ogni cuore ingenuo, e riconoscente? Le pratiche superstiziose sono alla religione, dice un dotto scrittore moderno, ciò che i germogli inutili sono a' vegetabili; essi ne corrodono lo spirito, e il suco, lasciano il tronco scevro di umore prolifico, e l'impediscono di pullulare alcun frutto; le moltiplici differenti credenze che dividono il mondo ci fanno sensibilmente conoscere che quelle appunto le quali sono le più aggravate di cerimonie superstiziose, o di riti stravaganti sono regolarmente le meno praticate con quella integrità, ed esattezza che richiedono, nè si veggono mantenute giammai nell'essenziale [(74)]. Un ebreo talmudista, un cattolico romano trasgrediranno i comandamenti dell'Essere Supremo dieci volte il giorno, e sembra, ch'essi riserbino entrambi tutta la loro più austera devozione, il primo ad alcune pratiche ridicole del sabato, o della pasqua, e l'altro all'uso stravagante delle vigilie, o della confessione; ve n'ha fra quelli chi commetterà tranquillamente una frode, un adulterio, e che non si indurrà giammai a bere il vino premuto da un goi, nè vorrà in alcuna guisa tagliare il pane col coltello di costui [(75)]: siccome avvene parimente fra questi chi non si farà il minimo scrupolo di rubare, di commettere delle infamie, ed anche, degli attentati i più crudeli, mentre non vorrebbe perdere la benedizione del prete, o la messa di un solo giorno [(76)].

Tale è il destino di quelle religioni che impongono un giogo insopportabile, ed un ammasso enorme di pratiche futili; esse cadono nell'inconveniente pernicioso di doversi mancare nell'essenziale, e di non essere osservate ne' punti, che più sarebbe urgente di conoscere, e mantenere, intanto che quelli che sono per loro stessi indifferenti si mirano difendere coll'entusiasmo il più fervido, e il più deciso. Ma l'uomo nato con una intelligenza libera, e con un declivio che lo porta a conservarla tale; spezza finalmente quelle truci catene che tentano a renderla illaqueata, togliendo ad essa, per tante parti, l'uso commendevole per cui il Supremo Creatore l'avea in origine destinata.

Un disordine cotanto pregiudicevole noi lo dobbiamo senza contrasto all'enorme affluenza di glose, commenti e tradizioni aggiunte al codice antico specialmente sul quale era basato il culto primitivo che il popolo ebreo ha un tempo esercitato col più felice successo, e laddove questo, già di soverchio aggravante, per se stesso, rendeva spossate le forze per sostenerlo, quelle le opprimono interamente, e le annientano, senza avere giammai sortito il loro intento, e con massimo scapito irreparabile dell'umana ragione.