[(107)] De Deo scripta in Timæo aliisquis Platonis Commentariis, non ab hominis profanis studus inutrito, sed ab Æbreo, aut Christiano profecta videatur. Lact. Instit. X.
Se tutto ciò non fosse quanto è d'uopo sufficiente a farci completamente rilevare i sentimenti di Platone per rapporto all'Essere Supremo, non abbiamo che dedicarci di proposito ad applicare il Cratilo, ed il Fedone di questo medesimo filosofo per restarne maggiormente convinti.
Oltre a ciò non solo i primi ebrei Talmudisti, ma quasi tutti i primi Cristiani furono a tal segno Settatori di Platone, che quelli appoggiavano tutte le loro più importanti decisioni sulla di lui autorità, e si persuadevano con intima convinzione di travedere negli scritti del filosofo di Atene una gran parte de' più essenziali misteri della loro Religione (Ved. Aug. Confess. Lib. VIII. Cap. II.), e la loro persuasione ora ad un grado tale radicata a questo riguardo, che nell'ottavo secolo della Chiesa, i Cristiani giunsero ad accordargli generalmente finanche lo spirito di Profetica istituzione; ma se aggiugnere si volesse a tuttociò la prodigiosa favola del sepolcro ritrovata nel tempo di Costantino VI. e d'Irene sua madre, coll'iscrizione osservata sopra una lama di oro, di cui era cinto il collo del cadavere che eravi racchiuso, noi finiamo in ultimo col dovere credere Platone anticipatamente Cattolico apostolico romano (Ved. Zonar. Ist. Greca T. 3. pag. 87. Paolo Diacr. Lib. 23. Genebr. Lib. 3. Canisius De Beat. Virg. Lib. 2.)
[(108)] Benchè i missionarj tutti vantino asseverantemente di avere con ogni diligenza consultati gli archivi de' Chinesi, frattanto tutto ciò che quelli ci assicurano per rapporto alla Religione di questo popolo, non è in massima che contradittoria, e inverosimile; gli uni col P. Le Comte la fanno Ortodossa; gli altri pretendono che l'Ateismo ha dominato nella China fino da' giorni di Confucio, e che questo esimio filosofo ancora siane rimasto così pure infetto (Lett. de Mr. Maigros p. 15.); ma con quale fondamento potrebbe mai accordarsi quest'ultima opinione cogli ammirabili precetti trasmessi dallo stesso Confucio al popolo Chinese, tendenti ad illuminarle sulla morale la più tersa, ed a renderlo saggio, colto, e urbano; precetti che attualmente pure non lasciano i Chinesi di mantenere, e seguitare coll'interesse il più costante, e il più deciso? (Ved. nom. mem de la Chine T. 2. pag. 108.). La seguente giudiziosa opinione tresmessaci da un dotto Inglese appunto sulla religione di Confucio fa tacere tutte quelle che tentarono futilmente di oscurarla. The religion of Confucius professed by the Literati, and persons of rank in China, and Tonquin, consists in a deep inward veneration for the God, or King of Heaven, and in the practise of every moral virtue. They have neither temples, nor priests, nor any settled form of external worship; every one adores the supreme being in the manner he himself thinks best. This is indeed the most refined System of Religion that ever took place among men, but it is not fitted for the human race; an excellent religion it would be for angels; but is far too refined ever for sages, and Philosophes (Sket. of Hist. of man Vol. IV. Sket. III. p. 287.)
Per altro, in qualunque siasi aspetto che si contemplino i principj metafisici di Confucio, essi dovranno sempre mai essere considerati da noi come superiormente utili per ogni associazione umana, degni di essere adottati da qualunque siasi popolo illuminato, e ad un tempo medesimo come perfettamente identici, e uniformi a quelli che l'antichità, non meno sacra che profana, ci fa comprendere conosciuti, professati da tutti i primi padri del genere umano.
CAPITOLO XIII.
Del Caraismo, o Deismo Israelitico; dei considerabili vantaggi che ne recherebbe il fondato stabilimento fra gli ebrei, ridotto alla sua primitiva purità; dimostrasi che i tre Patriarchi, Mosè, ed i Profeti che gli successero furono tutti Caraiti, o Ebrei Deisti.
Non vi fu giammai sopra la terra, verun popolo civilizzato senza religione; ed il grande inconcusso principio di qualunque sistema religioso è l'idea di un Essere Supremo: Potius conspiciendam sine sole urbem, quam sine Deo, ac Religione, ci lasciò scritto Plutarco. L'assioma non può essere, in vero, ne più giusto, nè più sublime, nè più utile alla specie umana.