Per altro, siccome quest'idea si è per tante volte presentata alla mente dell'uomo sotto innumerabili aspetti differenti, e forse ancora opposti e contraddittorj [(109)], molti scrittori sensati si fecero costantemente ad opinare che dessa non potea essere in tale stato giammai l'opera di un Dio (nella guisa che ogni settario lo pretende con asseveranza in favore di quella religione ch'egli professa); ma l'edifizio mostruoso altresì aereamente costruito da certuni che ripongono le loro più fondate risorse sulla fede cieca, e macchinale di quegl'inesperti popoli, che seducono, e che tentarono in ogni tempo, e ovunque di assoggettare tenacemente alle loro torpide follìe.
Oltre che tutto ciò è pur troppo dimostrato in ogni senso, e da noi evidentemente comprovato, que' tali autori che in sì fatta guisa ragionano avrebbero dovuto parimente riflettere ancora, che la diversità de' climi, de' governi, de' costumi, degli usi, e de' temperamenti de' popoli medesimi possono avere così pure molto contribuito a quelle modificazioni amplificate che sembrano distruggersi a vicenda, che partono frattanto da uno stesso identico principio, o dal pregiudizio stesso, e di cui chi in maggiore, e chi in minore dose ogni popolo risente intimamente i perniciosi effetti. Io mi limito soltanto alle ricerche le più agevoli a conoscersi, e a discutersi, non osando avanzare se non se ciò, che l'istoria, ed il mio cuore mi appresero di più semplice, di più ragionato e di più chiaro [(110)].
È cosa renduta omai troppo evidente che quasi tutte le opinioni alle quali noi ci attacchiamo il più fortemente, tengono sempre a qualche sentimento confuso, di cui noi ignoriamo per l'ordinario il vero fonte dal quale derivano, o il germe positivo donde ripetono la loro natìa produzione. Lo spirito nostro per lo più, non si arresta giammai che sulle idee le quali hanno molto sovente un rapporto analogo, e costante colla nostra maniera di sentire, di discernere, di ragionare; se ciò è vero, come tutto concorre a persuadercene di qualunque nazione, generalmente parlando, a più forti ragioni dee esserlo per il popolo ebreo che mille cause fatali gli hanno contrastato sempre, e ovunque l'abitudine di coltivarsi, di riflettere, di ragionare (siccome verrà da noi dimostrativamente comprovato nel secondo volume di quest'opera) le sue più estese cognizioni non oltrepassavano la superficie di ciò che scaltramente pretendevasi fargli credere come giusto, inconcusso, e salutare; occupato unicamente dei mistici suoi fantasmi tradizionali, solo interessato de' propri suoi bisogni, e de' mezzi i più pronti, e i più sicuri di soddisfarli, esso vegetava per così dire, senza accorgersi di esistere; come dunque in tale stato deplorabile di cose avrebb'esso mai potuto uscire dalla sfera immensa de' suoi proprj acquisiti smarrimenti dalla quale voleasi a tutta forza circoscritto; come disporsi risolutamente a spezzare que' ceppi terribili che teneanlo avvinto? Non vi volea meno certamente di una subitanea rivoluzione straordinaria nel suo sistema religioso che potesse richiamarlo a se stesso, scuoterlo dal suo torpido letargo antico, impegnarlo a considerare il di lui stato attuale, compararne l'avvenire col passato, e questo colle circostanze degli odierni momenti. Tale rivoluzione oltremodo necessaria e salutare al suo degenerato sistema religioso, si offre opportunamente adesso; ma ben lungi dal sostenerla, seguitarne le traccie, ed animarne i progressi, in vece di versarsi a ponderarne l'utilità illimitata a distinguerne i vantaggi perenni che per tanti rapporti essa ci porge, ei la condannò ferocemente senza esame, come degna dell'Israelitica esecrazione, iniqua, eterodossa [(111)]. Tale fu appunto il carattere odibile che da tutti i partigiani Talmudisti ciecamente si fece del Caraismo, appena che i primi raggi sfavillanti diramati si videro sopra la terra, e tosto che i solidi principj su quali reggeasi, cominciarono a rendersi più noti, ed a propalarsi fra gli uomini: Istituzione che ridotta alla sua purità primitiva è, senza contrasto, la più sublime, e la migliore di quante altre mai la mente dell'uomo fosse stata in alcun tempo capace d'introdurre sopra la terra.
Ma avanti d'internarci nell'esatta dimostrazione di questa verità, ci è d'uopo quì arrestarci un solo istante ad indagare assiduamente il fonte primitivo, da cui un tale nome ritrae la sua originaria derivazione; indi nella migliore forma che ci sarà possibile discenderemo gradatamente ad esaminarne l'origine, i progressi, le pratiche, e gli errori, onde giugnere in seguito più agevolmente al nostro grande scopo, qual è quello di sopprimere, e annientare tutto quanto può racchiudersi in siffatto sistema d'assurdo, d'inutile, o di strano, e ad un tempo medesimo semplificarlo, e di ridurlo a quel grado di esattezza di cui le umane instituzioni possono essere suscettibili.
I cinque libri che compongono interamente il Codice di Mosè (che noi distinguiamo col vocabolo greco Pentateuco che significa cinque) furono chiamati dagli ebrei al ritorno della loro cattività di Babilonia מקרא (mikrà), cioè Lettura; essi non dettero per tanto da principio questo nome che a' soli accennati cinque libri (come apparisce da Neemia Cap. 8.) dove il semplice testo della Legge è così pure distinto col Vocabolo mikrà. I Rabbini cominciarono allora a nominare col termine medesimo anche le loro glose, o interpretazioni del Pentateuco di Mosè; e siccome il Popolo ebreo di que' tempi non era intelligente a sufficienza dell'Ebraico dialetto, rendevasi necessario assolutamente che il detto Codice che gli si imponeva come un dovere pressante, di osservare minutamente, fosse al medesimo spiegato nel Caldeo linguaggio, tale essendo la sua lingua materna, per vieppiù metterlo in istato di conoscerlo, e d'intenderlo. Quindi nella successione de' tempi si chiamò parimenti Mikrà tutto il resto della Bibbia; e lo stesso Talmud si serve qualche volta di questo vocabolo paragonando il testo della Scrittura colle parafrasi rabbiniche sulle quali la tradizione del popolo d'Israel è onninamente fondata.
E così dunque da ciò, che la setta de' Caraiti fra gli ebrei prese il suo nome primitivo, perchè dessa si attacca, principalmente al semplice testo della scrittura, non volendo in conto alcuno conoscere le tradizioni degli altri ebrei per principio fondamentale di quella religione ch'essi prefiggonsi di ammettere, e di osservare, nella guisa medesima, che si è veduto ne' secoli a noi più vicini i protestanti denominarsi Evangelici, a cagione ch'essi pretendevano di non doversi appoggiare, che sul mero evangelo, rigettando completamente qualunque siasi tradizione, e tuttociò che vi ha, o lontano, o prossimo rapporto. קראי (Karai) dunque, secondo ancora l'osservazione di Abenesdra, e di Elia Levita, significa: un'uomo colto, esercitato profondamente nello studio della scrittura, e della più purgata maniera d'intenderla, e di spiegarla [(112)].
Ma questo nome che in origine era sì generalmente onorevole fra gli ebrei, è divenuto loro esecrabile all'eccesso, dopo che alcuni fra questi i quali concepirono un disprezzo positivo per le tradizioni Rabbiniche, si separarono dal corpo totale degli ebrei distinguendosi collo specioso attributo di Caraim. I proseliti di questa nuova setta pretesero di dimostrare con ciò ch'essi aveano sulla religione dei sentimenti molto più integerrimi, ed assai più filosofici degli altri, ch'essi accusavano di avere in qualche modo abbandonata la parola di Dio per seguire ciecamente le ampollose Decisioni rabbiniche delle quali le loro opere sono piene. Da un altra parte gli ebrei Talmudisti gli rimproveravano di essere Saducei, perchè infatti essi gl'imitavano in quanto a ciò solo che non volevano ammettere le tradizioni de' loro antecessori [(113)].
Ma lasciamo, di grazia, tutte queste, ed altre sì fatte imputazioni male fondate, e veggiamo quali sono stati, in massima, i veri sentimenti religionarj della setta del Caraismo, la quale è in tanto abominio attualmente presso i Rabbini, non meno, che in faccia di tutti coloro aderenti al loro partito.
Prima però di esaurire intieramente l'assunto di cui ora ci occupiamo, non mi sembra inutile di fare qualche rapida menzione della primitiva origine della setta di cui parliamo, e della sua più verosimile fondazione, tutto che oltremodo ambigui, e troppo torbidi sieno i lumi che pochi scrittori ci trasmisero, relativamente al Caraismo.