[(109)] Tutti gli antichi popoli dell'Oriente hanno sempre adorato il Sole sotto un'immensa quantità di varj nomi differenti, come può ad evidenza rilevarsi dall'Inno al sole di Marziano Capella, il quale pretende che sono que' nomi disparati, il sole era l'unica Divinità che veniva da' medesimi generalmente adorata: Gli abitatori del Lazio, (dice ingegnosamente l'Autore di questo energico Inno) ti chiamano Sole; i Greci ti nomano Febo; altri ti distinguono Bacco; i popoli che abitano il Nilo ti dicono Serapis; ed alcuni altri Osiris; i Persiani ti appellano Mitra; tu sei finalmente Alys in Frigia; Ammone, (ovvero il Dio Agnello) in Libia; Adone in Fenicia; e così l'universo intero ti adora sotto una folla immensa di caratteri bizzarramente differenti, e opposti.

È solo a questa notabile discrepanza che io intendo propriamente riferire il mio principio, da cui il popolo d'Israel, per verità, resta del tutto esente.

[(110)] Perchè mai, argomenta un pensatore anonimo, ritroviamo noi tante immagini ridenti nelle tradizioni mitologiche de' Greci, e de' Romani? Ciò avviene perchè quelle debbono l'origine loro al più ameno clima del mondo, alla patria delle arti, alla culla delle scienze, e del buon gusto, al Governo il più saggio, e il più illuminato, ed alla ferma inerenza infine che quelle industriose nazioni sentivano per il progresso de' lumi, e per lo sviluppo delle proprie loro facoltà intellettuali. Perchè mai, al contrario, le tradizioni orali specialmente degli antichi Israeliti (prosegue il medesimo Autore) sono esse così triste, sì meschine, ed insoffribili? Ciò procede perchè queste furono scavate nel centro di un popolo allora, eccessivamente barbaro, e ignorante, governato da una Teocrazia, la quale non ispirava che il terrore, e l'avvilimento senza renderlo nè meno stupido, nè più saggio, nè migliore, nè in verun modo proclive alla coltura dello spirito, ed all'acquisto di utili cognizioni. Quindi per ultima prova di quanto il testè riportato anonimo ci espone, facciasi un passeggero confronto fra i deliziosi giardini della Grecia, e la vaga amenità del suolo romano con le scheletrite inospite foreste, dell'Arabia, e della Palestina, e noi non saremo più sorpresi della stravaganza notabile della quale parliamo.

[(111)] Une verité en qualité de nouvelle, dice un pensatore insigne, choque toujours quelque usage, ou quelque opinion généralement établie; elle a d'abord peu de sectateurs; elle est traitée de paradoxe, citée comme une erreur, et rejetée sans être entendue.

Ciò che dimostra che gli uomini in generale approvano, o condannano a caso, e la verità stessa è dalla massima parte di quelli, ricevuta come l'errore, senza esame, inorpellata da' pregiudizj, o dalla tradizione.

[(112)] Abenesdra che gli ebrei chiamano meritamente il saggio fa menzione (Comm. Sul Pentat.) di cinque differenti maniere d'interpretare la Scrittura, di cui la prima è di coloro che si diffondono sopra ogni parola impiegando ne' loro commentarj tutto ciò ch'essi sanno: il medesimo riporta per esempio un certo Rabbino Isaak, il quale avea compilati nove libri per fare la spiegazione del solo I. Cap. della Genesi; Saadia Gaon, ed alcuni altri, i quali all'occasione di dovere interpretare una sola frase della Scrittura, si diffusero in trattati del tutto stranieri al soggetto principale. Abenesdra combatte sdegnosamente questo metodo strano d'interpretare la scrittura.

La seconda presso gli ebrei è molto dissimile dalla prima; quella consiste, secondo lui, a non consultare che la pretta ragione, ed un bene sostenuto criterio senza niun riguardo a' pregiudizj nè all'autorità; metodo che lo stesso Abenesdra attribuisce particolarmente a' Caraiti.