La terza è di coloro che riducono tutte le cose alle mistiche allegorie, e che ritrovano per tutto logogrife visioni sacre impercettibili, senza nulla curare il senso letterale; esso rigetta parimente questo metodo, reputando cosa molto pericolosa, ed affatto incongruente di allontanarsi dal senso letterale, e di non seguire colla più scrupolosa precisione, altro che quello unicamente che dal solo testo restaci indicato.
La quarta è di coloro che si chiamano volgarmente Cabalisti I quali riducono tutto il senso della scrittura a delle vane, e ridicole sottigliezze; anche questo metodo è rigettato da Abensdra, che lo reputa passato dalla Scuola de' Platonici alle Scuole degli Ebrei nell'Europa specialmente, dove molti fra questi hanno scritto sopra tale cabala speculativa, la quale è pure in somma estimazione presso tutti gli ebrei dell'Oriente; il libro del Zohar, che gl'Israeliti credono antichissimo è ovunque pieno di queste sorta di mistiche spiegazioni: quindi è che un gran numero di ebrei si è gettato confusamente in questo studio senza esaminarlo. V'ha così ancora un'altra specie di cabala che denominasi pratica; questa è assai più dell'altra pericolosa, e assurda poichè la medesima fa parte di ciò che usualmente chiamasi magia, la quale, a fondo, altro per se stessa non è che una illusione di certe persone che immaginano di potere a loro talento operare delle gesta, sedicenti prodigiose, colla supposta efficacia di questa cabala pratica.
La quinta maniera finalmente d'interpretare la scrittura presso gli ebrei è di ricercare diligentemente la significazione propria di ogni vocabolo, e di spiegare i respettivi testi, il più alla lettera che sia possibile, senza arrestarsi niente di meno sullo spirito tradizionale con con soverchio scrupolo nella guisa che fu sempre mai praticato dalla massima parte de' Rabbini. Abenesdra ci assicura (Ibid.) avere esso medesimo seguitato questo metodo stesso in tutti i suoi Commentarj sulla scrittura, e in fatti io non conosco altro autore che abbia spiegate le sacre pagine più letteralmente, e con criterio maggiore, nè con più esatta precisione di lui.
Tali sono dunque le regole adottate da' Teologi ebrei nella spiegazione della scrittura; ma è duopo essere attaccato all'ultima chi desidera di bene spiegarla, ed intendere, ad un tempo, la critica degli Autori che hanno con qualche metodo scritto in particolare sopra i Cinque libri di Mosè.
[(113)] L'ignoranza dell'Istoria, e della cronologia in cui gli ebrei sono da lungo tempo stati, ha fatto che nella successione de' secoli ai è confuso questi Caraiti con gli antichi Saducei, sebbene la credenza degli uni, e quella degli altri sia del tutto differente (come io passo a dimostrarlo fra qualche breve istante). Scaligero, il quale avea così pure confuso (Elench. Trib. Cap. 22) seguitando le traccie medesime de' Rabanisti, i Caraiti co' Saducei, cambiò di sentimento, avendo rilevato che i Caraiti dimoranti in Costantinopoli si differenziavano soltanto degli altri ebrei, in ciò che quelli erano molto più esatti di questi nell'osservanza dei comandamenti della Legge primitiva, e che dessi ricusavano di sottomettersi alle loro tradizioni; ma il medesimo Scaligero s'inganna allora quando asserisce, con poco fondamento (Ibid. Cap. 26) che i Caraiti sono più antichi de' Saducei, giacchè è evidente che questi esistevano fino dall'epoca di gran lunga anteriore al secondo tempio, e che, al contrario, i Caraiti non si manifestavano, se non se nel tempo in cui la tradizione orale venne posta in iscritto, voglio dire, alla promulgazione de' primi commentarj della scrittura, ciò che seguì 150 anni circa dopo la distruzione dell'ultimo tempio (Vedi Leusden Philosog. Hebraeor., mix Dissert. XV) le annotazioni che noi ci proponghiamo di riportare nel Capitolo susseguente, rischiareranno qualunque ulteriore difficoltà a questo riguardo; e ci metteranno a portata di condurre sopra tale assunto, i giudizj più metodici, e più verosimili.
CAPITOLO XIV.
Seguito del medesimo soggetto.
Se si dovesse prestare fede inconsideratamente ad alcuni male prevenuti, o poco edotti scrittori di quel partito noi dovremmo riguardare la setta del Caraismo come la più antica di quante altre mai produsse la Comunione del popolo d'Israel, facendola i medesimi discendere fino da Esdra, e ciò ancora senza calcolare sulle asserzioni cotanto erroneamente fondato de' Caraiti della Polonia, e della Lituania i quali si pretendono discesi assolutamente dalle dieci tribù, che Salmanasar avea trasportati al di là della Tartaria, senza riflettere che per poca attenzione che si faccia alla sorte di queste dieci tribù, si sa ch'esse non sono mai passate in quel paese: e coloro che sostengono simile opinione, ad oggetto di meglio comprovarla adducono che quelle tribù parlano anche oggi l'idioma tartaro, e il turco, e che è appunto in queste medesime lingue che sono state fatte le versioni della scrittura che dessi leggono in certi giorni determinati entro le loro proprie sinagoghe (Vedi Schup. Cht. Karaim, Seu Secta Karaeor. Dissertat. Aliquot. Philol. ec. Seriae 1701).