Ma questa opinione dimostrasi per altra parte ancora destituita onninamente di verità, e di fondamento mentre s'egli è vero, come non può in verun modo essere posto in dubbio, che lo scisma de' Caraiti si spiegò fra gli ebrei a causa delle tradizioni che i partigiani di quella Setta nè conoscere, nè ammettere mai vollero, è altrettanto evidentemente certo, che note quelle non erano a' tempi di Salmanasar; quindi è cosa troppo ridicola per se stessa l'opinare che questa legge orale avesse potuto ritrovare degli oppositori avanti che la medesima esistesse, ovvero prima che quella fosse insegnata pubblicamente. Non possiamo sollevarci contro un nuovo sistema, qualunque siasi, se non se dopo ch'esso è conosciuto, introdotto, e propalato fra gli uomini. Dunque può con sicurezza dedursi che la setta Caraita debba essere a quella di gran lunga molto posteriore.

Eusebio poi ci fornisce intorno questa materia una congettura affatto nuova, che più di ogni altra opinione parrebbe approssimarsi alla verità. Ragionando esso in qualche luogo sul proposito di Aristobolo (Preparaz. Evang. Lib. 8. Cap. 10) il quale comparve con grande splendore nella Corte di Tolomeo Filometore, rimarca che vi era presso gli ebrei fino da que' tempi due partiti differenti, ed opposti, l'uno de' quali prendeva tutte le prescrizioni di Mosè alla lettera, fissava l'altra ad essa un senso mistico ed allegorico, dal che molti conchiusero (e Prideaux, et Basnage, e Simon fra questi) di potere quì con qualche probabilità ritrovare positivamente la vera origine de' Caraiti [(114)], che cominciarono a comparire sotto questo principe; perchè infatti fu allora, e non altrimenti che le interpretazioni logogrife, e le allegoriche tradizioni acquistarono voga generale presso gli ebrei, e che furono ricevute universalmente con maggiore avidità, e venerazione da questo popolo [(115)].

Ecco, in una parola, la vera incontestabile origine della setta denominate de' Caraiti. Passiamo a conoscere in seguito il loro sistema di Religione.

I Caraiti convengono in ciò che riguarda i punti fondamentali della Religione cogli altri ebrei, ed essi ne sono unicamente differenti per quello che rapportasi ad alcuni punti di disciplina, ed alle tradizioni che i medesimi rigettano presso che intieramente, astrazione fatta di qualche fondata eccettuazione però, nella guisa che noi entriamo in breve ad osservare.

Per altro, varj scrittori moderni ebrei, quali hanno investigato più a fondo i sentimenti dei Caraiti gli distinsero totalmente da' Saducei nel modo che apparisce dal Libro Juhassim il di cui compilatore opina essere troppo manifesto che i Saducei non sono i medesimi dei Caraiti odierni, poichè questi riconoscono la ricompensa delle azioni virtuose, non meno che la punizione nell'altra vita delle opere malvagie, e finalmente la Resurrezione dei Corpi, ciò che è opposto diametralmente alla Dottrina dei Saducei [(116)].

Rigettando i Caraiti dunque tutti i dogmi, ed i riti che non hanno altro fondamento che la tradizione degli antichi Dottori della Sinagoga, chiaro apparisce che il loro metodo di credere è assai meno aggravato di pratiche, di usi, e di cerimonie di ciò che lo è la religione de' loro oppositori; ma nella sua ristrettezza però essa è più rigorosamente osservata in seguito della massima che nutrono di non dovere prescindere giammai da qualunque siasi articolo delle prescrizioni ordinate alla lettera dal solo Mosè nel Pentateuco; austerità che siccome ognuno conosce, e nel modo che lo riflette sensatamente uno de' più illuminati scrittori di quella Setta, la rende in moltissime parti presso che impraticabile [(117)].

Che la religione adottate da' Caraiti sia per se stessa infinitamente più pura, più filosofica, e più omogenea all'indole dell'uomo, di ciò che lo è la credenza in molte parti macchinale di tutti gli altri ebrei Talmudisti, ad evidenza lo dimostra le scrupolo ch'essi hanno di essere oltremodo attaccati al testo inalterabile della scrittura, bene convinti di non potere intendere così nettamente l'eterna disposizione dell'Essere Supremo nella tradizione, come si farebbe attignendola dal nitido fonte da cui essa mirabilmente emana: Purius ex ipso fonte bibuntur aquae. Dicasi pure se vi ha niente di più elevato, e di più filosofico de' loro principj in soggetto di Culto, o di religione [(118)]? Essi non riconoscono che due sole guide per condursi felicemente nell'edificante sentiere della salute; l'una è il luminare della scrittura, l'altro quello dell'intendimento. La verità si fa discernere per se medesima secondo essi dalla ragione, che la trae dalla primitiva sua incontaminata sorgente. Tale è dunque il sistema riguardato da essi il più infallibile, e sul quale si appoggiano radicalmente tutti i principj che servono di sostegno alla religione del Caraismo. Di più essi inferiscono un ragionamento essere giusto allorchè si accorda in ogni parte con questi medesimi principj, ed incontrando frattanto qualunque articolo molto profondo in cui riesca troppo malagevole all'intendimento umano di penetrare, essi non ommettono perciò di piegare la fronte, e riceverlo con rassegnazione, e con rispetto, avuto solo riguardo alla purità dell'origine dalla quale deriva.

Queste sono dunque le inconcusse basi sulle quali appoggiano i Caraiti l'essenzialità della loro credenza da una parte, e l'esplicita ripugnanza che manifestano essi dall'altra contro la Legge orale, che i Talmudisti pretendono concordemente, come si disse, data dall'Essere Supremo al Legislatore Mosè sulla venerabile montagna di Sinaj [(119)].

In seguito di tutto quanto venne da noi fin quì esposto concernente i Caraiti parrebbe necessario di dovere ora entrare a ragionare qualche cosa per rapporto a' loro dogmi rituali, agli usi loro, ed alle loro prescrizioni religiose; ma non ostante che queste non sieno in gran numero, pure un diffuso trattato vi sarebbe a redigere se tutto ciò che si prefiggono i Caraiti di osservare, quì riferire in dettaglio noi si dovesse, egli è per questo riguardo unicamente che noi ci limiteremo soltanto a fare espressa menzione de' riti più essenziali, per esempio, le Mezuzoth, o pergamene che gli ebrei talmudisti attaccano sullo stipite delle porte esterne, ed interne delle loro proprie abitazioni: i Teffilin, o Filatterj; l'astinenza di mangiare il formaggio con la carne, non ostante che le due prime prescrizioni sieno chiaramente ordinate da Mosè (Deut. Cap. 6, v. 8 e 9), il quale dice parlando degli uni, e delle altre: Et ligabis ea quasi signum in manu tua eruntque, et movebuntur inter oculos tuos, scribesque ea in limine et ostiis domus tuae.

I Caraiti frattanto pretendono di spiegare al figurato, queste parole secondo il solito praticato da' medesimi alludendo di tenerli fissi nel Cuore, e sostenendo ad un tempo stesso che allora quando Dio ha ordinato di scrivere queste pergamene, ed affiggerle sopra le porte, altro non abbia esso voluto fare comprendere, se non se che dovessero quelle essere in ogni tempo presenti allo spirito, nella guisa che l'ingresso di un quartiere, o di una camera ci si offre il primo allo sguardo nell'entrarvi; e con tale motivo i Caraiti si esentano dall'osservanza di quelle tante pratiche all'eccesso abusive, ed insoffribili, che gli ebrei Rabbanisti hanno inventate per rapporto agli accennati Mezuzoth, e Teffilin.