In quanto poi al terzo precetto di non mangiare in un medesimo convito carne di sorte alcuna, non escludendo quella dell'animale volatile, con qualunque siasi latticinio mescolato insieme, fondandolo sopra l'Exodo, i Caraiti sostengono che la vera spiegazione di questo testo è racchiusa in quella medesima dell'altro in cui parlando degli uccelli la scrittura dice (Deut. Cap. 22. v. 6 e 7) tu non prenderai la madre co' piccoli entro il loro nido, nello spazio di un solo giorno, rigettando egualmente qualunque tradizione intorno questo passaggio della scrittura.

Essi rigettano parimente cinque digiuni osservati da' loro oppositori nel periodo dell'anno (benchè menzionati espressamente dal Profeta Zaccar. Cap. 8 v. 19, ch'essi riconoscono autorevole) attenendosi a quello solo di espiazione, perchè in chiari sensi comandato da Dio per organo di Mosè (Levit. Cap. 23 v. 31); detraendo però, tutto quanto vi aggiunsero le tradizioni, che trovano ridicolo, e onninamente straniere allo spirito del testo [(120)].

Essi sono, per altro, in qualche articolo affatto discordi da' Settatori Talmudisti relativamente all'osservanza delle solennità, ma per ciò che riguarda la massima, ed i punti essenziali della Religione, essi convengono entrambi unanimemente d'accordo nella stretta osservanza de' medesimi [(121)]; siccome ancora non si scorge la benchè minima differenza tra la maniera di circoncidere degli uni, e quella praticata degli altri (benchè alcuni pretesero differenziarla da quella osservata da' talmudisti); essi astengonsi parimenti da tutti quegli animali vietati dalla scrittura, come immondi, nella, guisa medesima che se ne astengono gli altri.

Ma tutto che inerenti noi siamo ad approvare i principj su' quali osservasi fondato generalmente il Caraismo, non dobbiamo però esserlo al segno di riguardarlo essente esso pure da quei malefici pregiudizj, e scevro intieramente da quelle tante inutili pratiche, e cerimonie, che formano l'appannaggio costante, e inseparabile di ogni popolo, e lasciarci così trascinare all'eccesso condannabile di deferire ciecamente a' suoi errori nella guisa medesima che approvate abbiano le sue massime. I Caraiti ne hanno essi ancora assolutamente, benchè però non già in quell'affluenza enorme di cui si mirano aggravati i loro accaniti oppositori; ma se dessi potessero essere d'altronde, più metafisici nelle varie applicazioni de' loro testi, se potessero semplificare que' folli rigori de' quali parlammo, e che i più decisi apologisti, e fautori della loro setta non poterono astenersi dal riprovare, la loro credenza potrebbe allora dirsi appunto quella medesima conosciuta, e praticata da tutti i primi Patriarchi, Profeti, e fondatori della primitiva edificante credenza del Popolo d'Israel; quella sarebbe, in conclusione, un vero, ed esplicito deismo Israelitico; ma con quale solido fondamento presumerlo tale, con giustizia, in mezzo delle moltiplici stravaganze delle quali sono i Caraiti così pure suscettibili, nell'osservanza del sabato specialmente in cui prendendo alla lettera il riposo comandato da Mosè (Exo. Cap. 16 v. 31); e riguardando con iscrupolo eguale il divieto prescritto in detto giorno di accendere fuoco entro le loro proprie abitazioni, se ne rimangono affatto allo scuro tutta la notte antecedente, e durante l'intero giorno di sabato, si privano di accendere fuoco, eccetto che nel solo caso di estrema urgenza in cui vanno ad accenderlo lungi dalle loro proprie case in mezzo della contrada? Inoltre è egli meno stravagante lo scrupolo che mostrano i Caraiti nell'occasione della festa de' tabernacoli, nella quale prendendo, al solito, alla lettera il senso espresso in questa frase (Levit. Cap. 23 v. 42) בסכת תשבו שבעת ימים׃ כל האזרח בישראל ישבו בסכת (Bassucoth tescebu scivnghat jamim: col Aezrah beisrael jescebu bassucoth) Et habitabitis in umbraculis septem diebus: omnis qui de genere Israel est, manebit in tabernaculis: essi fanno il loro permanente domicilio entro le capanne, senza mai abbandonarle un solo istante, non meno di notte che di giorno, durante l'intervallo menzionato di sette giorni comandati dalla scrittura e quante altre instituzioni meschine di tal fatta, non si prescrivono col più entusiastico zelo i Caraiti sull'osservanza delle altre feste, e quante altre interpretazioni assurde, al massimo grado, non attribuiscono i medesimi agli altri precetti del Pentateuco che rapportansi a' Cibi, al giudiziario, al politico, al Civile, così enormemente ripugnanti al buon senso, per elleno medesime, quanto all'eccesso ardue, tormentose, ed anche per la massima parte impossibili riescono a mantenerle, e ed osservarle? [(122)]

D'altronde, pare necessario di convenire, non essere già sicuramente con tali mostruosi principj che i vetusti padri d'Israel erano Caraiti, o ebrei deisti; il Caraismo dei medesimi, o il loro Deismo, se si approssimava in qualche tenue parte a quello che mirasi professato da' recenti, era, per altro, diametralmente opposto e quelle pratiche insignificanti seguitate macchinalmente da' moderni Caraiti, che oscurano i pregj di questa instituzione, e indeboliscono la base primitiva sulla quale fu questa setta in origine fondata felicemente: tutti quegli scrupoli oltraggianti la purità del vero Culto Divino, erano a que' sani Caraiti antichi totalmente sconosciuti; paghi essi restando di compiere meramente quelle sole prescrizioni, che potevano essere osservate senza incomodo fisico, nè alterazione di spirito per farne l'applicazione, nè stanchezza di mente per lambiccarne il vero senso; essi erano in tale guisa il modello esemplare del Caraismo, senza essere fanatici per gli scrupoli che oggi ne tengono le veci; erano i veri Israeliti senza quelle pratiche superstiziose, que' riti superflui, o quelle ripugnanti cerimonie, che lo smarrimento degli uomini vi ha in seguito aggiunte [(123)].

Questo è, in una parola, quel vero, e solo Caraismo che può meritamente aspirare a' nostri encomj, e che oltremodo vantaggioso riuscirebbe l'istruirne tutto il corpo della Nazione d'Israel, indurlo ad adottarlo, e propalarlo per ogni dove l'orma sua s'imprime, e ciò dopo di avere riformati i suoi abusi, emendati i suoi errori, e ridotte le sue Instituzioni Teologiche a quel grado di sublimità, e perfezione, della quale Possono essere le medesime suscettibili.

[(114)] Alcuni osservano che la Legge Mosaica cominciò ad alterarsi, e a degenerare dalla sua purità primitiva, da che il popolo d'Israel contrasse un Commercio cogli stranieri, quello divenne molto maggiore, e più frequente dopo le conquiste di Alessandro, di ciò che lo era antecedentemente, e questo fu in particolare cogli Egizj ch'essi vincolarono de' rapporti di società, e di affari, specialmente in tempo che i Re di Egitto furono padroni della Giudea. Non si prese dagli Egizj i loro idoli; ma il loro metodo stravagante di trattare la Teologia, e la religione: Quindi è (come lo pensa uno scrittore illustre) che i dottori ebrei trasportati, o nati in quel paese, si gettarono nelle interpretazioni allegoriche; ed ecco ciò che dette occasione a due partiti di cui parla Eusebio di formarsi, e di dividere la Nazione. (Hist. des dogm. et opin. Philosoph. T. 2. p. 220)

[(115)] Alla testa di questi due partiti de' quali abbiamo poco avanti ragionato erano allora Hillel e Sciamaj, che gli rendevano più luminosi, e di qualche considerazione. I Rabbanisti però danno il torto a Sciamaj, il quale era, com'essi dicono, un'uomo impetuoso, e violente; essi sostengono che la loro divisione in altro non verteva che intorno a tre soli riti di non molta importanza. Ma il sentimento parziale di pochi Dottori, non può avere forza bastante di abrogare ciò che si legge in chiari sensi, e nel Talmud, e altrove che la disputa si riscaldò si violentemente che non era tanto agevole di calmarla in veruna maniera: ciascuno di quelli eresse una scuola pubblica, un giorno determinato si adunarono entrambe; ma se queste si accordarono sopra varj articoli, ne rimase, per altre, un maggior numero sul quale restarono esse totalmente inconciliabili; Hillel sostenne con calore la tradizione (Misnah. 5) pretendendo asseverantemente esservi stata una Legge la quale fosse passata da bocca in bocca, come da un telegrafo ad un altro, benchè più lentamente, da Mosè fino ad Esdra, e di questi fino ad esso: Sciamai, al contrario, insisteva di doversi tenere scrupolosamente attaccato alla sola Legge scritta, riguardando tutte le parafrasi, o appendici che alla medesima si fossero aggiunte, come estranee onninamente alla tersa religione di un vero Israelita, a cui riescono il più delle volte indifferenti, sovente perniciose, ma sempre inutili. Quindi il pregiudizio degli ebrei Talmudisti, che attribuiscono il torto a Sciamai, conferma la quasi positiva certezza del testè riportato sentimento cioè, che questi fosse avverso alla tradizione.