Ciò che d'altronde, non pare in alcuna maniera supponibile si è, che i Caraiti si attribuissero un origine odiosa, o menzognera (come assurdamente lo pensarono alcuni de' loro oppositori) se i medesimi non fossero completamente persuasi che quella ch'essi vantano è la vera; frattanto uno de' più eruditi di questa setta, dice in termini formali che i Caraiti sono assolutamente sortiti dalla casa di Sciamai (Vedi Mosè Betschitsi MS. apud Trigland, Cap. 6. p. 72 e 74).
Ecco tutto quanto noi possiamo infatti di proposito asserire sulla probabile fondazione originaria della setta dei Caraiti.
[(116)] Questa Setta (della quale sarà da noi accennato l'origine, ed il sistema religioso nel Capitolo seguente) non si uniformava a' Caraiti, se non se in quanto al prendere la scrittura alla lettera, e nel rigettare in conseguenza qualunque siasi tradizione, ma in tutt'altro esse erano fra di loro interamente opposte, e contradittorie, mentre i Saducei, attaccandosi al mero senso letterale delle prescrizioni mosaiche, ne deducevano illativamente che le medesime non gli obbligassero già a credere ciò che i Caraiti pretendevano adottare fermamente di proposito; quindi è ch'essi non credevano nè la predestinazione, nè la resurrezione de' corpi, nè l'immortalità dell'anima umana, nè l'esistenza degli angeli, o degli spiriti; mentre di tutto ciò che i Caraiti in siffatti articoli concordi co' Talmudisti ammettevano come irrefragabile, i Saducei gli oppugnavano senza eccettuazione, adducendo per motivo che la scrittura non ne offre il benchè minimo sentore, con quella esattezza però che si esigeva da' medesimi, avendo già noi rimarcato altrove con quale evidente precisione faccia il Pentateuco sotto intendere non meno l'esistenza di Dio, che l'immortalità dell'anima umana (vedi le annotazioni [26.] e [41.]) così non erano essi ebrei che per le sole ricompense temporali, e molto concedevano al labile piacere de' sensi. Onde si può giustamente conchiudere che coloro i quali vollero supporre i Caraiti infetti di Saduceismo dimostrano un imperizia crassa non meno de' principj degli uni, che delle massime dell'altro, che quelli non solo ricusano di ammettere, ma che tentano sempre di combattere accanitamente, e di annientare.
[(117)] Non si può certamente di proposito negare che nel ristretto numero di scrittori che ha prodotto la setta de' Caraiti, Aaron Ben Josef debba, senza contradizione tenere il primo rango; esso vivea nel Secolo tredicesimo, professava la medicina, ed esercitava nel tempo stesso l'ufficio di Rabbino in Costantinopoli. Il Caraita Mardocheo (altro celebre letterato di questa setta), ce lo rappresenta come un uomo profondamente versato nell'intelligenza del Pentateuco, nello studio della natura, della filosofia, ed anche oltremodo perito nella cognizione di tuttociò che la cabala racchiude di più occulto, e di più misterioso (ved. la versione e le note di M.r Wolf all'opera di Dod. mordochai, sotto il tit. di notit. Karæor. Cap. XI. pag. 141.) Per altro, pare verosimile, come lo pretende lo stesso Wolf ch'essendosi egli applicato a questa scienza chimerica, la quale non è fondata che sopra giuochi di una immaginazione sovvertita, esso non abbia avuto altro in mira che i indagarne meglio l'insufficienza, e convincersi per se stesso che ben lungi dal ritrovarvi qualche solida utilità nelle moltiplici sottigliezze che ne costituiscono l'usanza, quelle non sono ad altro idonee che a corrompere lo spirito; e ciò è tanto più probabile, quanto che restaci chiaro dimostrato dalle veementi espressioni ch'esso usa, allorchè imprende a confutare certe parafrasi allegoriche, o cabalistiche riportate dal medesimo nel suo מובחר (mubhar) Il Scelto (che è un Commentario sul Pentateuco) opera che lo stesso Abenesdra non potè in molte parti non approvare. È in essa dove il rinomato nostro Aaron nel tempo medesimo ch'egli spiega tutta la sua robusta energia per dimostrare i vantaggi sommi che ha la di lui Setta sopra quella de' Talmudisti, non cessa di declamare contro infiniti abusi che mirava introdotti nella sua, del tutto estranei all'essenzialità delle sue primitive instituzioni, perchè non gli appartenevano di sorte alcuna, ed esso vi progetta in vece i mezzi i più pronti, ed i più efficaci, onde reprimerli, e allontanarli.
Infatti sia quanto si vuole ottimo, e proficuo lo stabilimento del Caraismo fra gli uomini, è altresì chiaramente dimostrato che non potrebbe andare quello pure in alcun modo esente da una riforma radicale che ne modificasse il rigore, semplificandone le pratiche, e ne togliesse quelle ridicole superfluità che vi s'intrusero a grado a grado con detrimento delle sue primitive instituzioni, e che lo stesso Ben Josef non ha potuto astenersi dal riprovare, benchè tanto proclive a consolidarne le massime, e a sostenerle.
[(118)] Qualunque siasi l'opinione che molti abbiano concepita per rapporto al Caraismo, è d'uopo convenire che la loro maniera di credere è ad ogni riguardo degna di essere imitata, come una delle più sane, e delle più esemplari instituzioni sociali: per giudicarne con criterio udiamone il carattere che uno scrittore insigne ci trasmise di questa setta: Les Caraïtes ont une idée fort simple, et fort pure de la Divinité, car il lui donnent des attributs essentiels, et inséparables, et ces attributs ne sont autre chose que Dieu même. Sa Providence s'étend aussi loin que sa connoissance qui est infinie, et qui decouvre toutes choses. Ils distinguent quatre dispositions differentes dans l'ame, l'une de mort et de vie, l'autre de santé, et de maladie. Elle est morte, lorsqu'elle croupit dans le péché; elle est vivante lorsqu'elle s'attache au bien; elle est malade quand elle ne comprend pas les vérités célestes; mais elle est saine lorsqu'elle connoit l'enchainure des événemens et la nature des objets qui tombent sous sa connoissance. Enfin ils croient que les ames seront recompensées, ou punies suivant leurs actions etc. Hist. des Dog. Philos. V. 2. p. 222.
Qual'è mai quel popolo che possa vantare sopra la terra un culto di questo più esimio, più elevato, più salutare?