[(119)] Malgrado l'avversione decisa che i Caraiti hanno sempre mai dimostrato per la Legge orale, come osservammo, non si può nulla di meno asserire con probabilità ch'essi rigettino complessivamente per tanto, qualunque sorta di tradizione; mentre uno de' più celebri scrittori di quella Setta ci assicura che il principale scopo della sua credenza non tende che ad oppugnare le false, e le assurde tradizioni, ma che, al contrarie, i Caraiti ricevono le bene fondate, e le ragionevoli, distinguendo così le certe, e le costanti da quelle che non sono che ipotetiche, e dubbiose (Ved. Mosè Eliahu aderet apud trigland Diatr. de Karæor. P. 117. e 125.) Essi adottano ancora la Massora (o la puntuazione della Scrittura) (non ostante che faccia essa parte delle instituzioni tradizionali, e la stessa loro Teologia non differisce da quella degli ebrei Talmudisti, se non in quanto all'essere più concisa, e più lontana da inutili, e superstiziose discussioni, che formano il carattere definitivo, e principale della Teologia de' loro oppositori. In una parola, fra le tante interpretazioni che furono applicate alla scrittura, essi non ricevono che le sole meramente letterali, e per conseguenza essi rigettano affatto le Glosse cabalistiche, mistiche, e allegoriche come non avendo alcun fondamentale rapporto colla Legge pubblicata da Mosè.
[(120)] Qualunque siasi digiuno comandato, ed ordinario comincia la mattina allo spuntare dell'alba, e dura fino all'imbrunire del giorno medesimo, eccetto che quelli di Kipur, e di Av, i quali cominciano le sera della vigilia di questi con una perfetta astinenza di cibo, e di bevanda fino alla sera susseguente all'apparire delle stelle nel firmamento. Di tali digiuni dunque imposti all'Israelismo dalla Legge orale se ne annoverano cinque:
Il primo cade il 17 di Tamus (corrispondente al nostro volgare mese di Luglio) in commemorazione delle varie disgrazie che successero altre volte in simile giorno entro Gerusalem; e perchè in quello stesso giorno accadde che Mosè ruppe le prime tavole della Legge a cagione del vitello d'oro fatto dal Popolo ebreo dimorante nel deserto, nell'intervallo della di lui assenza sulla vetta di Sinai.
Il secondo è quello che porta il nome di תשעה באב Tisngha Beav) cioè, nove del mese di Av, che cade nell'Agosto, quale digiuno è da' Settatori Talmudisti più rigorosamente osservato degli altri (dopo quello però di Espiazione che gli supera tutti) poichè fu in quel giorno medesimo che il Tempio venne abbruciato da' Caldei, e la Città di Gerusalem devastata poscia interamente da Tito; in quello stesso giorno ancora avvenne il crudele supplizio di dieci de' più insigni Rabbini della Giudea, e la proibizione fatta da Adriano agli ebrei di mai più rientrare ne' loro antichi recinti, e particolarmente in Gerusalem, e neppure di ritornare verso quella parte per riguardarla. Tali sono le cause per le quali i Talmudisti ordinarono il digiuno del nono giorno del mese di Av; esso comincia la vigilia, tosto che il Sole tramonta, e da questo momento gli ebrei cessano di mangiare, e di bere fino alla sera susseguente; essi restano tutto questo intervallo di tempo senza scarpe di cuojo, seggono sulla nuda terra colla massima tristezza in continue lamentazioni, non essendo loro permesso di leggere fuorchè Geremia, Job, ed altri libri di tal modo affliggenti, e patetici; e gli otto giorni che lo precedono, si astengono dal radersi la barba, e dal cibarsi di qualunque siasi carne, eccettuatone il Sabato, dove questi divieti non hanno luogo.
Il terzo è quello che viene il primo giorno dopo la solennità del nuovo anno, ovvero il terzo giorno del mese di Tisrì (che combina in Settembre); gli ebrei Talmudisti digiunano dallo spuntare dell'aurora fino all'imbrunire di quel giorno medesimo, attesochè, in esso fu ucciso Godolia figlio di Ahikam (Gerem. cap. 41.) uomo integerrimo e di esemplari costumi, il quale era restato solo per conservare i dispersi avanzi del Popolo d'Israel, la di cui sorte cominciava fino di allora a periclitare: Or siccome questo dì fa parte de' dieci giorni penitenziali (con tal nome distinguendo la prima decade di Tisrì) gli ebrei Talmudisti prendono pertanto un adeguato motivo di fare ad un tempo medesimo la commemorazione di questo giusto; egli è dunque perciò che questo digiuno porta il nome di צום גדליה (Zzom Ghedaliah) Digiuno di Godolia; indi segue il gran Digiuno Kipur, o di Espiazione, che tutta la comunione d'Israel, senza eccettuazione alcuna di setta, nè di partito, celebra il 10 di Tisrì, il solo comandato da Dio per organo di Mosè, e di cui essendo stato, quanto basta, ragionato a suo luogo, ed avendolo noi per tale indispensabile riguardo adottato nel nostro nuovo piano di riforma, ci siamo dispensati di comprenderlo fra questi.
Il quarto è quello del 10 Tebeth il quale corrisponde, per lo più al Decembre, ordinato da' Rabbini in rimembranza del primo assedio fatto da Nabucodonosor in Gerusalem, che in seguito la prese.
Il quinto, ed ultimo digiuno finalmente, è quello che i Settatori Talmudisti fanno il giorno 13 del mese di Adar che rapportasi al marzo in memoria d'Ester, la quale digiunò nell'occasione dell'infortunio in cui trovavasi l'ebreismo de' suoi tempi involto, attesa la crudele perfidia di Amano vice-re di Media e Persia, che macchinava l'esecrabile progetto di sterminarlo dalla terra; questa commemorazione denominasi פורים Purim, dall'etimologia del vocabolo פור Pur, che significa Sorte, alludendo all'estrazione fatta dallo stesso Amano per diffinire in qual mese dell'anno dovea un sì truce sterminio effettuarsi, e la sorte cadde sul mese di Adar, il più climaterico di tutti gli altri, attesa la morte repentina di Mosè, che pretendesi accaduta entro questo mese.
Ecco quali sono realmente i digiuni comandati a rigore da' Rabbini (prescindendo però dall'ultimo instituito da Ester); e se altri, eccetto i testè menzionati, miransi osservare da' più devoti fra gli ebrei Talmudisti, essi sono meramente arbitrari, o contingenti, e propriamente particolari ad ogni singolo corpo separato che fa parte di questa medesima Nazione, come agli ebrei Orientali, ai Tedeschi, e ad alcuni Italiani; ma siccome questi digiuni si sono moltiplicati presso gli ebrei quasi all'infinito, così senza che ci diffondiamo inutilmente a riportarli, può osservarsene il dettaglio circostanziato nella dotta dissertazione del Rabbino Leon di Modena e nel Bustorfio. (Syn. Ind. Cap. 25.)