Due Cause principali, dice un ingegnoso critico moderno, sembrano cospirare a gara per mantenere, e alimentare negli uomini la ripugnanza, e l'incuria ch'essi nutrono scrupolosamente, tutte le volte che trattasi di ponderare, o discutere le loro opinioni tradizionali; la prima si è la difficoltà insormontabile, e l'impotenza estrema nella quale si trovano di penetrare le dense tenebre, di cui le tradizioni hanno pur troppo avviluppata la religione dai suoi primi fondamentali elementi; argini molto adeguati ad opprimere ed a stancare gli spiriti limitati, ed accidiosi, che incapaci di elevarsi colla forza del raziocinio fino alla contemplazione della verità, non iscorgendovi che un Caos terribile, e informe, la giudicano forse assolutamente impossibile ad esaminare, ed approfondire, e paghi ne restano di seguitarla tale quale se la rappresentano macchinalmente [(124)]: ecco la sola e vera cagione, a cui tutto concorre a convincerci che possono dovere l'origine, presso che tutte le Sette scaturite dal grembo del giudaismo antico, e partitamente di quella de' Farisei, della quale ci disponghiamo in seguito a parlare.
La seconda di tali cause, può dirsi quella di non lasciarci troppo soggiogare da precetti severi, mistici, o poco intelligibili, che tutto il mondo ammira nella teoria, e pochissime persone si curano di praticare con esattezza; tale è la sorgente della quale scaturirono probabilmente il Caraismo di cui testè abbiamo esaurita la materia, non meno che tutte le altre Sette delle quali ora, entriamo ad occuparci di proposito.
Che la Teologia mistica, producesse per se medesima la Setta de' Saducei, sembra che niuno abbia fino ad ora fondatamente dubitato, siccome apparisce altresì egualmente incontestabile, che le orali allegorie formassero quella de' Farisei.
In quanto poi all'epoca precisa in cui la Setta Saducea si rendesse manifesta fra gli ebrei, l'opinione la più adottata da' critici si è che Zadok, discepolo di Antigono Socheo fosse il primo, e il vero fondatore della Setta de' Saducei, duecento e quarant'anni avanti l'Era volgare; senza attenerci però a ciò che opinano vari dotti scrittori antichi, cioè che l'eresia de' Saducei fosse molto più remota, sostenendo che la medesima nacque dalla sinistra interpretazione che si è da quelli attribuita al Cap. 37 di Ezechiello, mentre studiavasi ciascuno di comprenderne il vero senso; altri ne fissano un origine assai differente facendola rimontare fino ad Esdra (Leghtf. Flor. Heb. ad Mat. III. ζ. opp. Tom. II.).
Ma prescindendo da tutte queste troppo ambigue, e tenebrose congetture, che lungi dal condurci alla verità, non fanno che aumentare i nostri dubbj e allontanarci dal retto sentiere che potrebbe indirizzarvici, noi stabiliremo Antigono per assoluto capo creatore di questa Setta, e Zadok e Baithos suoi discepoli, come gli organi, ed i propalatori delle sue nuove instituzioni, non meno che del sistema religioso che serve alle medesime come di base inconcussa, è fondamentale [(125)].
In origine, per quanto apparisce, i Saducei non si distinsero dalla Comunione generale dell'Israelismo, che col semplice rifiuto meramente di riconoscere, e adottare le autorità delle instituzioni tradizionali. Alcuni pretendono così pure, che tutti que' Settatori proferissero il Pentateuco di Mosè a tutti gli altri libri, considerati generalmente come sacri, e canonici, i quali non erano da essi riguardati che come opere composte da certe persone venerabili a cagione della loro santità, e de' loro esemplari costumi [(126)]. Essi leggevano i Profeti, aderivano che si studiassero con accuratezza, e che fossero autorevolmente citati tutte le volte che l'urgenza lo esigesse, e volevano, in somma che aggregati quelli fossero nel Canone, benchè molte volte rigettavano i loro scritti, nel modo stesso appunto che inveivano pertinacemente contro le tradizioni de' Dottori, ed in particolare contro quelle de' Farisei, ai quali essi erano per tante ragioni opposti onninamente; ma i Farisei restavano, d'altronde, persuasi, che la Legge fosse l'unico, ed il più solido fondamento della Religione, e la sola regola direttrice della credenza de' medesimi e che per conseguenza tutto ciò che prescritto non era da Mosè, non doveasi mai adottare in verun modo.
In seguito di quanto Flavio assicura (Lib. XX. pag. 465) pare che i Saducei negassero assolutamente l'influenza dell'Essere Supremo sulle azioni umane, stabilendo soltanto la libertà assoluta dell'uomo; ed essi toglievano a Dio qualunque ispezione sul male, ed ogni sorta d'ingerenza anche sul bene, perchè opinavano essi, che l'Essere Eterno avesse collocato il bene, e il male sotto gli occhi dell'uomo, lasciandogli un amplia facoltà di seguitare l'uno, o di schivare l'altro; ed è appunto per questa medesima ragione che i Saducei negavano, senza riserva il potere del destino, riguardandolo unicamente come una bizzarra illusione, solo degna di occupare la mente abbacinata degl'idioti, e degl'inesperti [(127)]; sostenendo, al contrario, che tutte le nostre azioni dipendono sì direttamente da noi, che noi siamo i soli, ed i veri autori di ogni bene, siccome pure di qualunque siasi male che ci sopraggiunge, secondo che noi seguiamo il retto sentiere della virtù, o la carriera tortuosa della depravazione [(128)]. Non erano già essi guidati da verun disegno di ricompensa nelle azioni meritorie che esercitavano, animati dalla sola grata soddisfazione di eseguirle; essi ritenevano presente ognora ciò che Antigono loro capo, e fondatore solea ripetere incessantemente a' suoi Discepoli e seguaci: non siate come gli schiavi, che obbediscono al loro padrone col disegno di trarne ricompensa; obbedite senza sperare alcun frutto dalle vostre fatiche, e che il timore dell'eterno sia sopra di voi [(129)].
Questi negavano ad un tempo medesimo la spiritualità delle anime umane, la resurrezione de' corpi dopo le morte, e l'esistenza degli angeli, e con più forti ragioni si sarebbero scherniti di quella bizzarra opinione sostenuta dal Ben Dior (Vedi Sefer Jezirah, ovvero libro della creazione) quali era quella, di sostenere che ogni patriarca, cominciando da Adamo, avesse un Angelo per suo inseparabile sorvegliante o precettore [(130)]. Essai opinavano che non può esistere giammai altra essenza incorporea, o spirituale fuori che Dio, e che que' dati esseri che noi chiamiamo col nome di Angeli, non si debbono intendere che sotto il carattere di altrettante virtù, che marcano assolutamente la volontà, e la possanza infinita dell'Essere Supremo, od anche accessoriamente i mezzi da esso lui impiegati per la pronta indefettibile esecuzione de' suoi eterni Decreti.
Tali sono i principj generali de' Saducei, relativamente alla Religione che professavano; e se da quelli prescindendo gettare vorremmo uno sguardo sulla loro morale, e su' loro costumi, noi ritroveremmo non meno gli uni che l'altra irreprensibili ad ogni esperimento; le azioni de' medesimi alla verità non ismentivano il nome che portavano צדיק (Tzadik) giusto צדק (Tzedek) Rettitudine: i Saducei procedenti, come osservammo, da צדוק Tzadok facevano professione di una integrità esemplare, e di una giustizia edificante; elogio che loro venne generalmente compartito da tutti i più austeri critici dell'antichità, che non gli hanno d'altronde risparmiati, allorquando trattavasi d'inveire contro le loro cerimonie insopportabili, o condannare le assurde interpretazioni ch'essi davano al Pentateuco di Mosè, non meno che a tutti gli altri libri della Scrittura.
Ma de' Saducei, e della loro Setta avendone parlato quanto era sufficiente a farcela conoscere, ora passiamo a ragionare degli Esseni de' quali si è cotanto decantata la virtù, e l'inusitata rigidezza de' costumi.