Filone ha distinto due ordini di Esseni (Phil. de vitae contemp.); gli uni si attaccavano alla pratica, e gli altri, che si nominano Terapeuti, alla contemplazione: questi ultimi erano così pure della setta degli Esseni; Filone dandone loro il nome, non gli distingue dal primo ramo di quella Setta, se non se da qualche grado di perfezione.

Gli Esseni erano precisamente ciò che i viaggiatori ci descrivono essere i Dunkari nella Pensilvania, cioè, una specie di religiosi, benchè la maggior parte di essi fosse ammogliata, il Celibato essendo in orrore massimo a quei tempi, siccome l'ho io dimostrato altrove (Vedi le annot. 66 e 119, del T. II. alle Not. Camp. p. 23 e 180) anche presso le persone consecrate al servizio dell'altare; volontariamente assoggettati alle più austere prescrizioni, vivendo tutti in comune per lo più fra gli eremi deserti, distribuendo il loro ozio quotidiano fra la preghiera, e la fatica, avendo interamente proscritto dal loro consorzio qualunque sentimento di disparità, o di preferenza, siccome ancora ogni ambizioso disegno di proprietà; schivavano l'incontro del resto degli uomini, non comunicando che solo con coloro che riconoscevano aderenti alla loro Setta, ed uniformi ne' costumi, poichè siccome quelli reputavano la loro religione più sana, e più elevata di quella degli altri uomini, quindi è perchè dessi sfuggivano qualunque specie di relazione coi medesimi, così è, dice Bayle, che la fierezza segue per l'ordinario le devozioni particolari; egli è di tali Settarj che Plinio il naturalista, e Solim dissero Gens aeterna, in qua nemo nascitur. (Hier. Lib. V. Cap. 17 et Sol. Cap. 35. p. 47) falsamente supponendoli d'accordo proclivi al Celibato.

In quanto poi all'origine degli Esseni, moltiplici, e divise, al solito, sono le opinioni degli antichi, non meno che de' recenti scrittori: R. Abram Zachut (nel suo più volte citato Juhassim) assegna loro per padre, e fondatore Judah Galilei; alcuni, ed Epifanio, e Petit fra questi, gli annoverano fra gli eretici Samaritani (de' quali sarà da noi fatta in seguito rapida menzione); essi gli appellano Jesseni, immaginando erroneamente, che avessero quelli preso questo nome da Jesse padre di David. Fuller ha creduto Miscell. Sacr. Lib. IV. Cap. IV. p. 2392) che gli Esseni fossero gli stessi dei Baitosei, perchè questo vocabolo significa Casa di guariti, nome che conviene alle persone che si distinguono col carattere di Terapeuti, cioè a dire, Medici benchè in seguito questo autore variasse di opinione. Nilo unitamente a vari critici moderni, gli vuole discendenti da Jonadab (Ascet. Cap. 3). I cristiani poi abbagliati delle austere mortificazioni di questi Settarj, hanno tentato di toglierli agli ebrei, e di farne degli eremiti, o i primi frati del vangelo [(131)]; ed Eusebio ha loro conferito il cristianesimo, così straniero ad essi, quanto dovea esserlo a Pitagora, che ridicolmente alcuni pretesero di fare Carmelitano [(132)]. Essi compariscono nell'Istoria di Flavio sotto Antigono, poichè fu allora che si vide (per quanto esso ci dice Lib. III. Cap. XII) quel Profeta Esseno nominato Iudah, il quale avea predetto che Antigono sarebbe ucciso un tale dato giorno nella Torre di Straton; e infatti Antigono è stato ucciso, quel giorno stesso vaticinato, in un luogo che chiamavasi la Torre di Straton; era con sì fatte predizioni, che gli Esseni, ei Terapeuti si distinguevano nel mondo.

Quante disparate contraddittorie opinioni, senza esservene forse una sola giustamente fondata. Malgrado però che dobbiamo sempre confessare di non riconoscere nel suo vero fondo la vera origine primitiva di questa Setta, la congettura di Drusio riportata dal Basnage (Hist. des Juifs. T. 1. Lib. 2. Cap. 12) sembra la più verosimile, e la meno prossima all'errore di tutte quante ritroviamo noi prodotte fino al presente.

Questo autore dunque asserisce, che gli Esseni sono quelli i quali essendo perseguitati da Ircano si ritirarono ne' Deserti, e che la necessità gli astrinse allora ad accostumarsi ad un genere di vita molto austero ed in cui essi perseverarono in seguito arbitrariamente; e tale rigoroso sistema di vita si è sempre creduto da varj Autori che fosse loro comune co' già menzionati Terapeuti, sebbene questa opinione sia da molti altri contrastata, colla differenza però che quelli si dividevano in molte società diverse, che diramavansi senza però fissare un domicilio permanente, quando gli ultimi, al contrario, erano tutti concentrati nell'Egitto, per quanto narra, Filone il quale vivea fra di essi, dediti sempre alla campagna, come un soggiorno più ovvio alla meditazione, e più omogeneo alla vita comtemplativa che conducevano.

Per quanto riguarda la religione professata da tali Settarj, essa era limitata a livello dei loro bisogni, ma altrettanto severa del pari che i loro costumi, essi avevano un profondo rispetto per la Divinità, alla quale attribuivano un potere assoluto, e illimitato sopra tutti gli avvenimenti mondani, sostenendo fermamente che niente si opera nell'universo, se non se coll'immediata influenza de' suoi eterni Consigli: il Sole era da' medesimi considerato come una delle più stupende produzioni tratte del suo braccio onnipossente [(133)]. Flavio (De Bel. Iud. Lib. II. C. 7), e vari altri suppongono che essi davano tutto al destino, ma questi medesimi autori gli hanno in seguito giustificati aducendo che tanto gli Esseni quanto i Terapeuti intendevano per destino la provvidenza, che dirige tutte le creature conformemente alle loro intime affezioni, e che non impone giammai alcuna necessità all'uomo, nè attenta in verun modo alla sua propria libertà. Gli Esseni onoravano Mosè come il primo Legislatore, erano molto attaccati alla Scrittura, e rigettavano interamente le tradizioni; essi sostenevano l'Immortalità dell'anima umana contro i Saducei, benchè questo dogma venisse in seguito alterato da false interpretazioni, come si può espressamente rimarcarlo in Flavio (idem), ed in Porfirio. (apud Civil. contr. Iul. L. IV. p. 7) pretendendo erroneamente che le medesime non discendevano da un aria molto sottile ne' corpi, se non se perchè desse vi erano attirate da un certo incanto naturale che concepire giammai noi non possiamo.

Ma lasciamo pure gli Esseni, e i Terapeuti colle loro frenesìe religiose, ed entriamo ad esaminare i Farisei, presso i quali ne ritroveremo forse delle altre non meno pericolose che stravaganti.

[(124)] Coloro che dell'indole umana formarono la prima base delle loro filosofiche applicazioni, possono avere rimarcato come lo spirito nostro suole più agevolmente attaccarsi alla rappresentazione fisica di una cosa, di ciò che sia all'indagine di essa, ovvero alla semplice narrazione che può essercene fatta; questa opinione è autorizzata dall'esperienza, essa è quella parimente dell'ameno poeta Orazio De Arte Poet. v. 180.

Segnius irritant animos demissa per aures,