[(131)] Questa Setta (come lo rimarca un'illustre antico), che Filone ha dipinta in un trattato ch'esso ha fatto espressamente, affine di farne onore alla sua nazione, come i Greci che vantavano la morale, e la purità de' loro filosofi, è sembrata sì santa che i cristiani hanno ad essi invidiato la gloria delle loro austerità. I più moderati volendo togliere assolutamente alla Sinagoga l'onore di averli formati, e nutriti nel suo seno, hanno almeno sostenuto, ch'essi avevano abbracciato il Cristianesimo dal momento che S. Marco lo predicò in Egitto, e che cambiando di religione senza cambiare di vita, essi divennero i padri, ed i primi istitutori della vita monastica: questo sentimento è stato parimente sostenuto con calore da Eusebio, da S. Girolamo, e dal P. Montfaucon. Non è mancato per altro, chi gli confutasse, e dimostrasse loro l'assurdità di siffatte opinioni.
[(132)] Alcuni scrittori del secolo passato si fecero inconsideratamente a sostenere che Pitagora avendo viaggiato nella Giudea, ed essendosi fatto Esseno, andò a fondare i Terapeuti in Egitto; questo non e già tutto; essi aggiungono che essendo ritornato in Samos vi si fece Carmelitano, almeno i Carmelitani stessi ne furono per lungo tempo convinti, e per quanto ci rapporta Basnage (Hist. des Juifs L. 3. c. 7.) Essi hanno sostenuto nell'anno 1682, varie tesi pubbliche in Beziers, nelle quali pretesero di provare, contro qualunque argomentante, che Pitagora era un frate del loro ordine.
In proposito di ciò non abbiamo che leggere la lettera dell'Ab. Faydit sul monachismo, ed il Carmelitanismo preteso di Pitagora, e noi vi troveremo questo filosofo trasformato in Carmelitano: molti scrittori di quest'ordine lo sostengono tuttavia con calore, senz'altro appoggio che le vaghe asserzioni di pochi fanatici predecessori: oh fenomeno inaudito, e strano! Ecco dunque, non saprei per opera di quale ammirabile prodigio, Pitagora cristiano religioso, e di più dell'ordine Carmelitano, dieci secoli almeno avanti che il Cristianesimo esistesse sopra la terra.
[(133)] A torto alcuni critici hanno imputati gli Essenj, del pari che i Terapeuti, di essere adoratori del Sole, attesa la somma venerazione ch'essi aveano per questo luminare, che lo aspettavano con impazienza, indirizzandoli de' voti per affrettare il suo arrivo; essi non osavano trattare nè proporre alcun affare fino alla comparsa del medesimo; temevano di profanare, o denigrare il suo splendore colle impurità che escono dal corpo, e perciò nel momento di soddisfare a questo bisogno urgente della natura si occultavano ne' latiboli i più oscuri; ed il Porfirio ha confermato questo pensiere; ma esso è per altro, smentito da infiniti esempi i quali provano ad evidenza, che non solo gli Essenj, e i Terapeuti, ma tutti quelli altresì discendenti dalla prosapia d'Israel non riconoscevano che un solo Dio a cui unicamente indirizzavano i loro voti, e le loro preghiere. Ma se gli Esseni fossero stati ancora predominati da sì fatta superstizione, chiaramente espressa dagli antichi, essi l'avevano, senza dubbio, presa da' Pagani; poichè Esiodo assicura che i gentili riguardavano come un grave delitto di lesa Divinità di rivolgersi alla parte del Sole allorchè soddisfacevano a' loro bisogni corporali, e questo sentimento rispettoso era universale, per guanto abbiamo dall'istoria, presso tutti i popoli del mondo antico.
CAPITOLO XVI.
Continuazione del medesimo soggetto.