L'origine, ed il tempo in cui la setta de' Farisei si è manifestata la prima volta nel mondo, ci è del tutto sconosciuta; se si prestasse fede alla tradizione ordinaria, si troverebbe essere stato Illel il suo primo capo, e fondatore, benchè si faccia, nulladimeno, esistere da alcuni sotto Erode il grande (D. Gantz Cronol. p. 83) frattanto rimarcasi che i Farisei erano già sufficientemente potenti nel popolo sotto Alessandro Janneo, e lungo tempo avanti Erode: se i Farisei stessi ascoltiamo, noi gli udiremo altamente esclamare che l'origine positiva della loro setta parte direttamente dallo stesso Mosè; dalla di cui bocca i medesimi vantano, e non so sopra quale solida base, di avere ricevuta la tradizione [(134)].

Ma piuttosto, che divagare col pensiere intorno delle chimere, che altro non fanno che rendere più oscure le cose che pretendono rischiarare, io preferirei meglio di abbandonare l'investigazione dell'origine di questa Setta, che ricercarlo inutilmente; e siccome i Farisei pretendono ripetere la loro primitiva derivazione, come si disse, fino da' tempi di Mosè, poichè è dalla propria sua bocca che quelli vantano di avere ricevuta la tradizione orale di cui vogliono essere i depositarj, e gli interpreti, così molti hanno creduto di potere in questo senso riguardare come farisei tutti gli ebrei de' nostri tempi, eccettuato però le Sette delle quali abbiamo fino ad or ragionato, se pure n'esistono ancora.

Che l'inerenza costante per le tradizioni fosse antichissima, non è certamente da dubitarne, e noi già dimostrammo, parlando dei Caraiti, che un simile declivio si dee unicamente alle Teologiche accanite dissenzioni di Illel e di Sciamaj, i quali sembra essere stati, senza dubbio, i primi a dividersi, con qualche strepito, sopra questa materia. I fautori del partito tradizionale aggiunsero enormemente nuove austerità oltre quelle già prescritte dalle antiche tradizioni affine di offuscare lo spirito del popolo, e confondere, ad un tempo, con maggiore successo, i loro nemici, che opponevano un pertinace contrasto allo stabilimento delle nuove instituzioni orali; ma siccome la contraddizione non va presso che mai disgiunta della divozione, così è che mentre ostentavano essi le più rigide pratiche in proposito di religione, distruggevano, o erano almeno indifferenti sopra quanto racchiude in se medesima la Legge di urgente ad osservarsi, e di essenziale a praticare; ma il popolo sempre facile a condursi, e presso che impossibile a disingannare, percosso dal loro esteriore simulatamente mortificato, e stupito dalle apparenze illusorie della loro fattizia devozione, gli riguardava come persone inspirate, dedite onninamente al Creatore, ed a quanto v'ha di più sacro nella creazione [(135)]; orgogliosi degli omaggi striscianti, e degli atti rispettosi che vedevano prestarglisi dal popolo, inebriati del fastoso nome che si erano baldanzosamente attribuiti colla tanto vantata loro antichità, essi disponevano, senza ritegno, dello spirito del giudaismo a loro capriccio [(136)]; a cui tanto più facilmente rendevano sommesso, quanto più agevole riusciva loro di sedurlo colla vana pompa che facevano delle mistiche parabole, e tradizionali allegorie delle quali accompagnavano l'esteriore contristato, che con fattizia umiltà prendevano interesse di manifestare agli sguardi ottenebrati degli uomini [(137)].

Or se gli antichi farisei, come è provato; altro per essi medesimi non sono, in massima, che il prototipo genuino de' recenti Settatori del Talmud, non abbiamo che richiamare il Culto che si esercita da questi, perchè la religione che professavasi da quelli rendacisi a prima vista dimostrata con evidenza. Il loro fondamentale principio era l'esistenza dell'Essere Supremo, e l'immortalità dell'anima umana; essi ammettevano il purgatorio, e l'inferno, ed erano, così pare, intimamente persuasi che esistessero delle anime le quali erano vaganti sulla terra, e condannate a dover fare penitenza vicino al corpo che avevano esse abbandonato; tale appunto, in ogni senso, è l'opinione della massima parte de' Rabbini [(138)]. Essi credevano inoltre fermamente la Metempsicosi in punizione de' peccati commessi in questa vita; volevano che le anime infette da reprobe inclinazioni, e che avevano contratte delle abitudini terrestri, e viziose, passassero dopo la morte nei corpi delle bestie, invece che le anime integre, ed illibate andrebbero ed animare i corpi umani i meglio organizzati, i più sani, e i più perfetti [(139)]. Questo dogma era pure in gran voga presso gli orientali, e molti sono anche di parere ch'essi ne sieno stati gli inventori, e che lo stesso Pitagora, che fu riguardato il primo ad introdurlo fra gli uomini lo abbia tratto propriamente da' soli orientali [(140)].

Non si è parimenti mancato di imputare i farisei di partigianismo del destino, e creduli all'eccesso dell'influenza de' pianeti non meno sulle erbe, e sugli elementi, che sopra tutto il corpo umano [(141)].

Ecco tutto quanto possiamo noi di proposito asserire intorno alla Setta de' farisei, sulla quale fummo costretti a digredire forse di soverchio, attesa la prossima analogia che rimarcasi fra la pratica del Culto conosciuto da essa, ed il sistema di religione seguitato dal popolo Israelitico de' nostri tempi, ommettendo però le sottili classificazioni fatte da' Rabbini per rapporto e questa Setta [(142)]; e tale è la descrizione che ci parve conveniente di potere dare delle altre Sette, delle quali abbiamo fin quì diffusamente ragionato, come quelle che fecero più strepito, e che maggiormente si distinsero nell'ebreismo con una tenue differenza però rimarcata da' Critici fra le medesime, che i Saducei accordavano troppo alla libertà dell'uomo; essi, come l'osservano appunto varj autori moderni erano gli antenati di Celestio, e di Pelagio, che rendevano l'uomo l'arbitro delle proprie sue azioni, e della sua sorte; gli Esseni davano tutto al destino, ed inclinavano alle parte degli Stoici da' quali avevano essi presa la dura morale, ed i costumi feroci; i farisei tenevano la via di mezzo fra queste due Sette, come si può chiaramente rilevarlo da quanto abbiamo significato altrove per rapporto a' medesimi Settarj; in somma, si può giustamente conchiudere che i farisei erano Semipelagiani; i Saducei Pelagiani; e gli Esseni Predestinatisti; avendo noi stimato affatto indifferente di riportare tutte quelle altre Sette oscure, formate dagli entusiasti delle testè accennate Sette, come sarebbero i Gortemani, i Masbotei, i Genisti, i Meristi, e varie altre che non giova quì annoverare, e dei quali i soli nomi sarebbero appena conosciuti oggi da noi, se Voltaire non ce gli avesse fatti, pervenire alla nostra cognizione.

Vi fu ancora un altra Setta denominata Evadiana, ma ignorandosi l'epoca precisa da cui la medesima cominciò a prendere voga, ed i principj su' quali essa reggevasi, noi non ne faremo ulteriore menzione di sorte alcuna, tanto più che si pretende, ch'ella non durasse al di là del tempo che durò la fortuna, il credito, e la possanza d'Erode, generalmente riguardato suo capo, e fondatore.

Ma avanti di terminare questo proposito interessante delle Sette dell'ebreismo, tacere sicuramente non dobbiamo quella che per lo scisma terribile che ella sparse nelle contrade tutte della Giudea, può essere posta al confronto di tutte le altre poco fa indicate. Questa è dunque la Setta denominata Samaritana.

Or quantunque lo scisma di questi Settarj, non potesse propriamente cominciare a prodursi che nell'epoca della dissoluzione delle dieci tribù suscitata da Geroboamo, poichè è in conseguenza di essa che avvenne la loro più antica separazione; non per tanto i Samaritani non volendo riconoscere questo capo di ribelli per loro fondatore legittimo, essi rimontano fino a Jesuè, e sostengono essere egli quello che edificò il loro Tempio sulla montagna di Gurizim, e nel quale hanno essi per lungo tempo dopo, sempre adorato il creatore Supremo, ed esercitate le cerimonie, e i riti che ad essi prescriveva il loro Culto.

La scrittura, per altro, in chiari sensi, ci significa che gl'Israeliti i quali abitavano la provincia di Samaria essendo stati vinti, e sconfitti da Salmanasar, e la Città presa (II. Reg. 15) il di lui successore Assaradon vi fissò altre colonie in loro luogo; queste abbracciarono una parte della Religione Israelitica, e rigettarono l'altra; esse non vollero più alcuna specie di relazione cogli altri ebrei dimoranti in Gerusalem, e perciò appunto i medesimi desisterono di andarvi, così dunque avvenne che questi diventarono mutuamente implacabili nemici, come lo sarebbero a' nostri giorni ancora, se ve n'esistessero fra noi; la loro dissenzione ha sopravissuto alla loro patria, che si vuole essere stata Samaria; da cui quella Setta ripete precisamente il suo nome, e la capitale di essa era Sichem, calcolata ad una distanza di dieci delle nostre leghe da Gerusalem; l'attiguità così limitrofa fu una ragione di più per questi due partiti dell'Israelismo di perpetuare l'un l'altro il loro accanimento inesorabile.