Non ostante però che i Samaritani abbiano avuto fra loro de' profeti, essi frattanto non ne ammettevano alcuno come sacro fra i loro libri canonici, contentandosi del solo Pentateuco; essi sono positivamente uniformi cogli altri ebrei nell'osservanza delle feste le più solenni, e principali; essi ammettono la stessa circoncisione, sono rigorosissimi nell'osservanza del sabato, benchè vi apponghino delle notabili modificazioni; essi riguardano l'umiltà, e l'indigenza come un voto necessario, analogo allo stato di umiliazione, a cui sono attualmente ridotti que' meschini residui di essi, che esistono soggetti al dominio musulmano di cui nè le leggi, nè il governo sono veramente molto incoraggianti. Ecco tutto quanto possiamo noi asserire di verosimile, relativamente alla Setta de' Samaritani, non iscorgendovi alcuna solida utilità in un dettaglio più circostanziato, e più diffuso [(143)].

Tali sono infine dunque le nozioni generalmente considerate le più ovvie, e le più ammissibili che abbiamo potuto attignere da limpida sorgente intorno a quelle Sette, delle quali fu da noi ragionato estesamente fino ad ora, e che osservammo scaturite dal seno dell'Israelismo antico. Ma questa materia essendo già state sufficientemente esaurita quanto il bisogno nostro lo esigeva, passare ora ci è duopo ad altro soggetto non meno urgente a conoscersi, ma di quello assai più necessario al caso nostro, ed infinitamente più utile, e più interessante al progresso felice del piano salutare, che ci siamo quì proposti di stabilire.

[(134)] I farisei sostenevano, con asseveranza, che oltre la Legge data sul prodigioso monte di Sinaj a Mosè dall'Essere Supremo, questi avesse confidato verbalmente allo stesso Legislatore un gran numero di riti, dogmi, e Cerimonie, ch'esso avea fatto indi passare alla posterità senza scriverle; essi giugnevano per fino a nominare gl'individui, dalle bocche de' quali queste tradizioni furono fino a' loro tempi genuinamente tramandate; essi attribuivano loro il valore, e l'autorità stessa del Pentateuco, supponendole per le tradizioni, come lo rimarca sensatamente Bayle, è passato da' farisei antichi a' farisei moderni; se quelli le difendevano con ogni sforzo, ed accanimento, questi col più deciso entusiasmo sostengono che chiunque, o rigetta, o mette in dubbio un solo istante la Legge Orale dee essere considerato come un מין (min) appostata, o eretico, e per conseguenza è dannato irremissibilmente nell'altra vita, e reo di morte in questa, una veruna formalità di processo; e noi abbiamo a sufficienza già fatto conoscere altrove l'odio inesorabile che nutrono gli ebrei Talmudisti contro i Settatori Caraiti, pertinacemente attaccati alle semplici scritture, senza volere conoscere tradizione di sorte alcuna, ed il disprezzo con cui per altra parte questi trattano i primi per vederli sovente preferire i mistici fantasmi tradizionali che traviano la mente, alla chiara semplicità della scrittura, che edifica il cuore.

[(135)] Se è vero quanto si narra de' farisei, non dobbiamo più sorprenderci che un tale ascendente acquistassero i medesimi sull'animo specialmente degl'Israeliti ammaliati da quelle penitenze apparenti esercitate astutamente da' medesimi di gran lunga più austere di quelle de' frati della Trappa, e di altri più ascetici eremiti dei nostri tempi: si vuole ch'essi si privassero del sonno cotanto necessario alla conservazione dell'animale vivente, che digiunassero frequentemente, e lungo tempo, che si coricassero sui bronchi, e sulle spine; pretendesi ancora che ne attaccassero alla estremità inferiore de' loro abiti, affine di fare sgorgare il sangue dalle loro gambe allorchè caminavano; si percuotevano il corpo ad ogni tanto, ed essi distinguevansi parimente colla eccessiva lunghezza de' loro Zizith, e la grossa mole de' loro Totaffoth, o filatacteri (di cui fu già da noi e sufficienza ragionato altrove [annot. 54]) che portavano incessantemente colla più insoffribile ostentazione, e sulla loro fronte, e sugli angoli opposti delle loro vestimenta; sempre camminando colla testa inclinata verso il suolo, e dunque così ch'essi aggiugnevano nuove divozioni alla vera Legge; sebbene il giogo, come osservammo, une fosse già oneroso da superare le umane forze per sostenerlo; ed è appunto in sì fatta maniera che i farisei estorcevano il rispetto, e l'ammirazione de' più creduli, e de' più inesperti del popolo d'Israel.

[(136)] Simon (nel suo Grand Diction. de la Bible T. II. p. 312). Seguìto da varj altri critici moderni fa instituire questa Setta da un certo nominato Semei, circa l'anno del mondo 3950, sotto il Pontificato di Gio. Ircano figlio di Simeone il quale dette a' seguaci della medesima il nome di farisei dall'etimologia ebraica פרץ (paratz) che significa spiegare, interpretare, e separare, con il loro fondatore di cui la santità era, per quanto vantano, senza esempio, colle regole, e gli statuti che loro avea prescritti, gli obbligò a condurre una vita separata, e tutta differente da quella del resto dell'Israelismo, e quindi a ritirarsi dalle Compagnie, a dedicarsi alle studio assiduo delle scritture, ad interpretarle con criterio, ed a bene intenderne i riti, e le cerimonie fondamentali, che necessario credevasi al vero Israelita di conoscere, e di praticare.

[(137)] Lo stile parabolico è stato sempre in grande estimazione presso tutti i popoli orientali; molti hanno fermamente creduto che i libri di Job, di Tobia, e di Giuditta (benchè gli ultimi due non sieno stati mai ammessi per Canonici dagli ebrei) non erano che delle sante finzioni fatte in metodo parabolico al solo oggetto (come generalmente supponevasi) d'inspirare devozione, rassegnazione, integro timore divino.