Da quanto i monumenti più lontani ci contestano, resta sensibilmente dimostrato, che l'arte di vaticinare l'avvenire, riconosce la sua primitiva sorgente dalla più remota antichità [(146)]; e che in ogni epoca il mondo fu sempre, e ovunque pieno di falsi, come di veridici profeti, di sibille, di aruspici, ed indovini [(147)]; e ciò che rendeva molto più comune, e più esteso questo mestiere si era, che non essendo esso, nè una marca distintiva di qualche rango qualificato, nè esigendo vaste cognizioni per riuscirvi, chiunque fingeva di avere, o avea infatti una intuizione particolare, od un estasi divina, annunziava l'avvenire ad alta voce, o ballando, o cantando al suono del salterio; noi lo rimarchiamo, fra i tanti altri nella persona di Saulle, il quale, con sorpresa di tutto il popolo, si vide fare il Profeta, non ostante ch'egli fosse in disgrazia dello spirito divino, come apparisce dalle sacre pagine medesime [(148)].
Per altro, la situazione avventurosa nella quale dovette necessariamente ritrovarsi il primo vaticinatore che comparve fra i mortali, avrà, senza dubbio, eccitata l'emulazione, e forse ancora l'invidia di tutto il resto degli uomini, su' quali la di lui arte sorprendente, e tutto nuova, gli avrebbe accordato un assoluto, e quasi incontrastabile diritto di primazia; è infatti allora, che si sarà veduto comparire una folla immensa di estatici divinizzatori, tutti opposti a vicenda ne' loro principj, ed ancora più discrepanti nelle conclusive illazioni che dessi ne traevano; ed allora quando trattavasi che uno di questi antiveggenti prefiggevasi di abbattere come assurde, o ripugnanti le predizioni del di lui antagonista, le più deboli, e inconcludenti ragioni bastavano ad effettuarlo, giacchè regolarmente il trionfo nelle controversie teologiche suole spiegarsi per colui che è il primo attaccante. I vantaggi diventando alternativi, e reciproci, si sarà dovuto ricorrere da entrambe le parti a' prodigj, affine di sforzarsi a rendere più autorevole con tale mezzo la supposta efficacia della vantata missione, come osservasi che fece appunto con tanto successo il vero Profeta Elia, quando volle sensibilmente convincere di menzogna i falsi Profeti di Acabbo Sovrano d'Israel (Reg. I. v. 21 e seg.)
E che? Forse di tutto ciò la scrittura medesima, non ce ne somministra essa le prove le più convincenti, e irrefragabili? Non è forse precisamente quella, che in tante circostanze chiaro ci partecipa la discordia inveterata, che allignava fra gli stessi Profeti d'Israel, che supporre non dobbiamo nè mendaci, ne impostori? E l'accanimento inesorabile che manifestavano a vicenda, non andava fino ad oltraggiarsi villanamente, ed a trattarsi gli uni gli altri da forsennati, da visionarj, da mentitori, da scaltri? [(149)] Non si saprebbe certamente come conciliare il ministero eccelso a cui erano essi chiamati d'accordo; tutti egualmente Nebiim (Profeti), tutti organi, e veggenti di una stessa consolante religione, e tutti finalmente interpreti del pari dell'eterna volontà medesima di un solo Essere Supremo, colla sì detestabile maniera di procedere fra di essi [(150)].
Or senza la debita venerazione che protestiamo nutrire intimamente per i Profeti dell'Israelismo, quanto non comparirebbero essi mai ributtanti e opposti allo spirito che gli animava, guidati come apparivano essere mutuamente di continuo, dal livore, dalla detrazione? Ma il rispetto integerrimo che nutriamo pe' medesimi, non meno che per gli oracoli che pronunziavano ce gli rende in gran parte scusabili, e ci fa d'altronde persuadere che tutto quanto fu da noi riferito a loro riguardo, non fosse a' medesimi accaduto che in visione meramente, come di tante altre gesta operate da quelli avvenne, e che per eterna confusione de' miscredenti, io mi credo in dovere di riportare in chiari sensi nel Capitolo seguente.
[(144)] Il popolo (come sensatamente lo rimarca Graziano nel suo Criticon p. 415.) arresta la sua immaginazione su' primi oggetti che lo percuotono; le apparenze penetrano il suo spirito, lo predominano, ed incapace lo rendono di approfondire le verità, che possono essere racchiuse nelle cose; sempre più imbecille in rapporto alla più forte, o più debole impressione che i medesimi fanno sull'animo suo, esso non cura giammai d'illuminarsi sopra i di lui veri interessi; l'esteriore lo arresta, lo seduce, e attonito lo rende; la semplice verità, la pretta ragione, spogliata dalle chimere che sono ad esso artifiziosamente insinuate, sembragli troppo nuda; esso cerca qualche cosa di straordinario, che questa sia vera, o falsa poco gli cale, basta che lo spirito vengane ammaliato, e percosso; è perciò che le fantastiche visioni de' mitologici, hanno sovente ritrovata cieca fede presso il Gentilesimo, e che gli altri popoli, che ne successero hanno riguardato sempre con illimitata venerazione tutto quanto venne a' medesimi trasmesso dalle loro differenti orali tradizioni. Quindi è, per ultimo, che la sua credulità macchinale sorpassa di gran lunga la scaltrezza di coloro che cercano di trarre partito dalla sua pieghevole buona fede, e se alcuno tentasse per accidente (come fu altrove già da noi avvertito) di fare risplendere nel centro dell'umana società la fiaccola eterna della ragione, è generalmente riguardato come l'innovatore della credenza de' suoi simili, come un'individuo sospetto, e forse ancora convinto di miscredenza, e di appostasia: in una parola, chiunque brama di vivere in grazia della moltitudine, a meno che non pensi come Orazio (Epist. XIX. Lib. 1.), il quale solea dire,
Non ego ventosae plebis suffragia venor,
dee studiarsi accuratamente di rendersi più caro questo ceto, di qualunque siasi altro.
[(145)] Lancisi uno sguardo ponderatore nelle istorie le più classiche del mondo, si considerino esattamente i dogmi conosciuti, e adottati da tutti i suoi primi abitatori, se ne faccia il dettagliato confronto con quelli che si mirano praticare attualmente dalle nazioni de' tempi odierni, e si vedrà non esservi cerimonia praticata dalle antiche popolazioni dell'universo, che le religioni che conosciamo nella nostra età, non ne abbiano conservate le traccie, non lo seguitino ancora col più deciso trasporto. Per convincervi di questa verità innegabile di simile natura, che non è mio disegno già di riportare, non abbiamo che consultare diligentemente il P. Accosta, Pietro martire, il Paw, ed il Raynal, ed i più accreditati viaggiatori, i quali c'instruiranno con la massima esattezza possibile di tale massima conformità di cui parliamo, la quale non ha lasciato, per altro, di somministrare, al solito, qualche debole argomento agl'irrequieti miscredenti contro l'esimia Religione che felicemente professiamo.