[(146)] Molti critici sono di ferma opinione, che Enosh fosse il primo institutore dell'ordine de' Profeti, che si rese in seguito manifesto fra gli uomini, mentre desso fu il primo, per quanto si assicura, ad invocare il nome dell'Essere Supremo, e quest'ordine, si suppone essere stato successivamente diviso in molti altri, quali di maggiore, e quali di minore credito, siccome rilevar lo possiamo agevolmente dalla stessa Scrittura.
[(147)] Balaamo sebbene non Ebreo, ma Pagano, mirasi frattanto annoverato nella categoria de' Profeti, secondo tutto quanto a suo riguardo ci narra espressamente la Scrittura, e noi rimarcheremo nel Capitolo seguente, esservene stati molti altri fuori degli Ebrei che operarono delle cose che sembrano prodigj, nella guisa che fecero appunto i maghi dell'Egitto, alla presenza dello stesso Mosè inviato da Dio; dal che si comprende che la profezia, o le predizioni, od i prodigi medesimi, non erano sempre il contrassegno positivo, ed infallibile della santità di una persona, o della perfezione inalterabile delle di lui qualità individuali.
I Pagani ebbero pur essi parimente in quest'arte delle femmine, che ne riescirono molto perite, come sono state appunto le rinomate Sibille; ed i sogni di Abimelek, di Faraone, di Baldassar, e di altri siffatti, erano altrettante immediate rivelazioni positive di ciò che accadere dovea in lontano avvenire, e che realizzate poscia si videro un giorno quali erano precisamente indicate, come la Scrittura chiaro ce ne instruisce, allorchè ad essa emerge di parlare di simili soggetti.
È ben vero, per altro, che quando noi rendiamo omaggio a quelle verità, che predicono certi Profeti, che non meriterebbero d'altronde la nostra buona fede, noi non onoriamo già in simile caso, il Profeta che parla, e che antivede, ma quell'essere unicamente che lo abilita a parlare, e che lo inspira; poichè come lo riflette Ambrogio: non confitentis meritum, sed vocantis oraculum est revelante Dei gratia S. Ambr. Lib. VI. Cap. 37.
[(148)] Si legge nel Cap. X. del primo Lib. de' Re, che Saulle ritornando da Rama, dove il Profeta Samuel gli avea conferita l'unzione regale, incontrò nella Città di Gabaa uno stuolo numeroso di Profeti che cantavano al suono di concerti d'istrumenti musicali, e che Dio avendolo riempiuto del suo spirito, si mise pur esso a profetizzare ad alta voce, co' medesimi.
D'altronde, per quanto apparisce dalla stessa Scrittura, sembra che l'arte della Profezia non andasse mai disgiunta da quella della musica specialmente istromentale, mentre dessa ci fa chiaramente capire, che Assaff, Heman, ed alcuni altri di tal fatta, profetizzavano continuamente suonando le Arpe, i Cembali, ed i Salteri, accompagnandoli talvolta coll'armonioso concerto delle loro voci.