Sebbene che da quanto l'esperienza medesima ci contesta, niuno essere umano sulla terra sia veramente interessato a perpetuare l'errore, il quale tosto, o tardi trovasi costretto di cedere alla verità, giacchè come lo pensa Agostino; occultari potest ad tempus veritas, vinci non potest, pure, nulla di meno, il fatto concorre a dimostrarci per altra parte, che molti con ogni possibile sforzo, lo tentarono sovente, ma indarno, poichè la menzogna, non ha che un tempo assai rapido, e perentorio; e che la verità solo è capace di resistere, al torrente impetuoso de' secoli, sopravvivere ad ogni età del mondo, e sempre intatta conservarsi dall'infezione letale di quella sua implacabile nemica, indefessamente occupata dalla sua corruzione, del suo sterminio [(169)].

E chi mai fra tutte le nazioni dell'universo potrebbe ciò autenticare con una convinzione più esplicita, e più chiara di quella che sentire dovrebbe le prosapia d'Israel di nostra età? Se una gran parte di quelle pervenne a fruire per qualche breve istante de' solidi perenni vantaggi che risultano da questa verità; se i Greci hanno motivo sufficiente di vantare i loro Aristidi, e i loro Socrati, che sì perfidamente ricompensarono; se i loro Ciceroni, e i loro Augusti orgogliosi rammentano i Latini, con quante più imponenti ragioni dee felicitarsi, ed esultare il popolo ebreo dell'aureo secolo di Napoleone il Grande, che in tante guise differenti degna fargliene gustare i salutari ammirabili effetti? I tempi avventurosi degli Alessandri, ecco il trionfo de' Macedoni, l'età felice de' Marc'Aurelj, ecco il fasto de' Romani, l'epoca eternamente memorabile dell'esemplare, Gallo-Italo Monarca, ecco la gloria nostra; ma noi poco interessati, od anche indifferenti a conservarla per nostro indelebile conforto, l'orgoglio, l'ignoranza, e il fanatismo ci rimergono pur troppo nel vortice immenso delle tenebre, senza speranza di liberarcene giammai, nè di vederle in alcun tempo rischiarate.

Quale forsennato pensiero, può mai trasportare un'ente ragionevole a rinunziare di proposito deliberato all'intero possesso del maggiore de' beni, che gli offre l'eterna previdenza, quale sarebbe quello, s'egli lo conoscesse di restituirlo al pristino culto eccelso de' suoi avi, e ad un tempo medesimo purificare i suoi costumi, e illuminare la sua ragione? E che; tutte le magnanime cure paterne che all'Augusto benefattore d'Israel piacque di richiamare in favore di questo popolo, non tendono esse forse onninamente a questo provvido edificante disegno? Quelle forse non sono che attualmente porgono ad esso i mezzi i più pronti, e i più sicuri, onde possa egli pervenire, senza ostacolo, alla meta felice di tutte le sue intense brame? E quale individuo fra voi supporre in verun modo si potrebbe a tal'eccesso folle o ingrato, fino a rigettarli, o ad esserne insensibile? O figli dell'abbandonata Sionne! Non vi accorgete voi forse, che sotto l'apparente opera umana l'ineffabile consiglio di un Dio prodigiosamente si asconde? L'alto sonante gloria, di cui l'eco universale fastosamente contraddistingue sopra la terra ogni azione, ogni gesto, qualunque impresa di NAPOLEONE l'incomparabile, non indica esse un parziale favore dell'Essere Supremo, non dimostravi l'effetto immediato del suo braccio onnipossente; non vi annunzia esse con evidenza che l'organo assoluto della volontà di un Dio, Cesare divenne, della cui profonda saggezza ei si prevale per punire i malvaggi, ricompensare i giusti, proteggere gl'innocenti, sollevare gli oppressi? Or in seguito di ciò, chi non vedrebbe, che mostrandoci recelcitranti alle auguste disposizioni del nostro Ciro, sì bene affetto al Creatore, sarebbe la cosa medesima che mostrarci ribelli all'eterna volontà di Dio stesso?

Cessiamo per tanto di più lungamente tormentarci per ridicole chimere di nostra sovvertita immaginazione, rispettosi adorando nell'opera terrena gli arcani profondi del Superno abitatore de' Cieli, che con un mezzo sì eccelso e sì potente degna oggi rinnovare quegli antichi favori medesimi de' quali furono gli avi nostri un giorno profusamente colmati; e vuole renderci ad un tempo convinti, che da noi soli dipende unicamente lo spezzare que' terribili ceppi degradanti che i nostri smarrimenti decorsi avevano in tante fogge costruiti a nostro perpetuo danno irreparabile; egli è per questa unica via che noi possiamo pervenire a meritarli, e ad elevarci (se oso dirlo) alla sublime cognizione del Culto puro, veridico, ed esimio, che il sommo Dio de' patriarchi esige dalla posterità dei medesimi; e distinguendo sensibilmente allora la religione vera, metodica, e sana, dall'apparente, superstiziosa, e irregolare, noi riconosceremo quali ragguardevoli moltiplici vantaggi risente dalla prima lo spirito che sa discernerla nel fulgido chiarore di sua magnificenza, e della sua vera grandezza; vedremo non esservi solo che quella che possa rischiarare l'intelligenza umana, elevare il genio al di sopra di se stesso, e farlo, per così dire, lanciare fuori de' lumi prescritti a tutto ciò che riguarda la natura, o l'indole umana: è dessa che dilata al grado massimo tutte le sfere; sola ha il dono di tutto vivificare, in qualunque siasi posizione in cui l'uomo si ritrovi, purchè abbia per guida la sua fiaccola eterna, può essere con sicurezza garantito di non deviare giammai dall'ameno retto sentiere di quella verità sì proficua, e sì essenziale alla sua specie: e così per ultimo ci ridurremo a convincerci necessariamente per ogni parte, che non avvi che questa unica eccelsa Religione, capace d'imprimere a tutti i talenti, così pure che a tutte le virtù il suggello indelebile del soprannaturale, e del divino, e che a quella solo spetta di creare il filosofo saggio senza orgoglio, nella guisa che appartiene ad essa unicamente di formare l'uomo pio senza fanatismo.

Ecco, in una parola, il vero Culto sublime che l'Augusto Rigeneratore d'Israel esige da questo popolo; ecco la Credenza consolante che i nostri Belgici fratelli, non ha gran tempo si proposero; e tale è precisamente la sola edificante Religione che risultare vedremmo con ammirabili successi dal nostro fissato piano di Riforma, se l'intera nazione alla solida utilità della quale esso è propriamente rivolto, potesse giugnere, d'accordo, a sentirne l'urgenza, a calcolarne l'intimo valore, persuasa restando colli evidente certezza che desso gli offre, che nè l'essenzialità del vero suo Culto resta lesa da quello, nella benchè minima sua parte, nè opinare osammo giammai di creare con esso nuovi principj Teologici, ovvero costruire col suo mezzo nuove basi religionarie, straniere al suo antico sistema, e sconosciute dalla medesima fino al presente; ma tutti i nostri sforzi altresì tenderono, in complesso, a edificare sopra quegli stessi fondamenti radicali, che secondo l'autenticità indefettibile di una gran parte della specie umana, furono in origine gettati dalla Divinità medesima; questo è tutto ciò che può l'essere intelligente promettersi, con qualche esito probabile sopra la terra; bene convinti d'altronde, pienamente col sensato Harrington (Aphor. Polit. Chap. 2. Aphor. 85) non potere in verun modo appartenere, nè agli uomini, nè alle nazioni, nè alle Leggi umane di trarre dal nulla dei principj, o senza questi costruire de' fondamenti, a meno che non prefiggasi di edificare delle macchine appese nell'ambiente, ciò che non può, senza delirio, cadere in mente umana. Ma la condotta però da noi tenuta, relativamente alla Rigenerazione del Culto Israelitico, troppo in chiari sensi giustifica, non avere quella per oggetto, che lo stabilimento permanente, e la grandezza luminosa del solo Codice Mosaico, che fissammo come base fondamentale della vera, genuina credenza del Popolo d'Israel, e come stabile punto centrale, dove tuttociò che rapportasi alla mera essenzialità del suo Culto, dee avere un diretto immediato concorso, riguardando assolutamente tutte le altre massime, usi, Cerimonie, e Instituzioni, come affatto eterogenee alla sua eccelsa natura, e indegno onninamente del carattere venerabile del suo primo fondatore.

Tale fu realmente per se stesso il primario scopo salutare di tutte le mie ponderate applicazioni decorse fino ad ora, nel modo appunto che ogni mio più serio, e assiduo riflesso verrà in seguito richiamato a dimostrare con Longino (Trat. del Subl. Cap. 29) a' miei connazionali non solo; ma a qualunque siasi altro individuo umano, che l'opifice onnisciente non ha già creato l'uomo per essere un animale automata, e spregevole, ma esso lo ha collocato in questo vasto universo, come nel centro di una moltitudine immensa, affine di esservi spettatore di tutte le cose che vi accadono; esso lo ha introdotto, dico, in questo gran torneo, come un intrepido atleta; il quale non dee respirare solo che la gloria quindi è perchè desso ha, per così dire, scolpito nelle anime nostre un intenso recondito declivio per tuttociò che apparisce ammirabile, e divino al di là della nostra limitata percezione; ecco (dottamente aggiugne l'allegato scrittore) ciò che fa che il mondo intero pare che non basti alla profondità, e all'estensione di alcuni umani talenti i quali molto sovente oltrepassano i confini medesimi che gli circondano.

Altro per tanto all'uomo non resta più a fare che esaminare ponderatamente il circolo della sua propria esistenza, facciasi egli dunque a considerare attentamente quanto esso in se medesimo racchiude di magnifico, e di sublime; ed egli allora potrà discernere bentosto agevolmente per quali piaceri, e per quali oggetti l'Autore Supremo della natura lo destinò sopra la terra.

Fine del Tomo Primo.

[(165)] Alcuni filosofi del secolo ritrovano straordinario di vedere che la Divinità, seguitando la tradizione, siasi rivelata di una maniera sì poco uniforme nelle diverse regioni del nostro globo, che in proposito di religione gli uomini si riguardano gli uni gli altri cogli occhi dell'odio, o del disprezzo (ved. [annot. 97.]), ciò che rende i fautori delle differenti sette mutuamente reprensibili: i misteri i più rispettati in una Religione, sono altrettanti oggetti di scherno per un altra. Dio avendo tanto fatto (aggiungono essi) di rivelarsi egli uomini, avrebbe almeno dovuto loro parlare una medesima lingua, dispensando a tutti così il loro debole spirito della molesta confusione di ricercare quale può essere la religione emanata veramente da esso lui, e quale è il Culto il più grato, alla sua eterna volontà, ed il più accetto alla sua Divina ineffabile Onnipotenza.