La finzione nuova che si aggrega alla leggenda di Costantino, è da questa al tutto indipendente in origine. Essa si trova separata, e porge l'argomento alla Storia o Leggenda di Manfredo imperadore di Roma[120]. Se si trovi anche in altre letterature del medio evo oltre l'italiana, e se in questa medesima ve ne sieno stati altri racconti oltre a quello qui ricordato, non si può nè negare nè affermare, ma non è punto improbabile. Finalmente la leggenda complessa, quale si ha nell'Anonimo e negli altri, forma il soggetto dell'Urbano attribuito al Boccaccio, e della storia di Selvaggio che si legge nel Libro Imperiale, mutati per altro i nomi dei personaggi, ampliata la tela del racconto, alterati in qualche parte gli avvenimenti.
Come s'è veduto, Giovanni da Verona dice di attingere il suo racconto da una Historia Britonum, e Giacomo da Acqui dice di attingere il suo da una Cronica Trevirensis. Che è da credere di tali asserzioni? Le citazioni di fonti false, o immaginarie, sono così frequenti negli autori del medio evo, che il dubbio circa la loro autenticità è, generalmente parlando, sempre legittimo. Nota il Coen che di quante opere posson cadere sotto la designazione di quei titoli non ve n'ha nessuna che contenga la leggenda in discorso. Alcune ricerche infruttuose da me fatte a tal uopo in Germania e in Inghilterra avvalorerebbero l'opinione che nessuno storico inglese o tedesco la narrò mai. Da altra banda, nel caso particolare, non v'è ragione di mettere in dubbio l'autenticità delle citazioni di Giovanni e di Giacomo, ma specialmente di Giovanni, il quale in questa parte è molto esatto. Se non che nulla vieta di credere che essi abbiano avuto tra mani storie interpolate, e interpolate forse qui in Italia stessa, in pochi codici, d'onde la interpolazione non ebbe tempo, o non ebbe occasione di propagarsi. Giovanni e Giacomo avrebbero in sostanza narrata una leggenda italiana credendo narrare una leggenda inglese o tedesca. Ho detto una leggenda italiana; ecco in breve le ragioni che mi fanno propendere a crederla tale.
1º Per tutto il tempo che precede l'apparizione della leggenda complessa narrata dall'Anonimo e dagli altri, noi non troviamo nell'Occidente d'Europa che un solo scrittore il quale mostri di conoscere la tradizione orientale che poi entra a far parte di quella, e questo scrittore è un arcivescovo di Milano, Sant'Ambrogio. 2º Dei tre manoscritti che si conoscono, contenenti il racconto dell'Anonimo, due sono in Germania, conservati, l'uno nella Biblioteca Regia di Dresda, l'altro nella Biblioteca del Ginnasio Albertino di Freiberg (Sassonia); ma noi non ne conosciamo l'origine: il terzo si conserva a Roma nella Chigiana. 3º Gli altri autori che narrano la leggenda sono tutti italiani. 4º La finzione avventizia che in tutti questi racconti si trova intrecciata con la tradizione più antica non occorre separatamente che in un racconto italiano. 5º La leggenda complessa, riferita ad altri personaggi, non si trova che in narrazioni italiane.
Ma lasciamo oramai questo tema, che ci ha trattenuti anche troppo, e volgiamoci ad altre parti della ricca e varia leggenda costantiniana.
Nei racconti passati a rassegna sin qui Costantino, figlio di madre cristiana, è naturalmente cristiano sin dalla nascita; ma se la ingenua leggenda popolare, non d'altro curante che di piegarsi agl'impulsi del sentimento e della fantasia, poteva a questo modo mentir sul viso alla storia, altre leggende meno ingenue, e meno disinteressate, dovevano andar più caute, e adoperare in modo che la storia potesse in qualche parte almeno confermare le loro menzogne. Queste leggende racconteranno come Costantino si convertì alla religione di Cristo, e circonderanno questa conversione di fatti mirabili che per molti secoli terrannosi in conto di storia autentica ed incontrastabile.
Non tocca a me rifare la storia dell'avvenimento memorabile che s'intitola dalla conversione di Costantino, dire quanta parte nel cristianesimo di questo imperatore abbia avuto il sentimento e quanta la politica, discutere la significazione di certi suoi atti, come l'editto di Milano, la convocazione del concilio di Nicea, la ingiusta persecuzione onde ebbe a dolersi Sant'Atanasio. Tutto ciò porse già da gran tempo, e porgerà ancora argomento a controversie da cui è difficile escludere in tutto lo spirito di parte[121], ed è interamente estraneo al proposito mio: io non debbo far altro che notare le infondate credenze e le finzioni a cui la conversione di Costantino, sino da tempo assai antico ebbe a legarsi, avvertendo che insisterò meno su quelle che hanno carattere assai più di simulazioni storiche, fatte, starei per dire, a caso pensato, che non di vere e proprie leggende.
Ma prima di procedere oltre soffermiamoci a considerare un fatto che non è fuori del nostro tema. Costantino non fu propriamente, secondo la leggenda, il primo imperatore cristiano. Ebbi già occasione di avvertire come dovesse essere un naturale istinto della coscienza cristiana questo di far comparire cristiani quanti più imperatori fosse possibile. Già Augusto aveva adorato il bambino redentore; già Tiberio, Tito e Vespasiano avevano ricevuto il battesimo. Filippo, l'uccisor di Gordiano, avrebbe abbracciato il cristianesimo, stando a quanto narrano Eusebio, San Gerolamo, Orosio. Un tal fatto è assai poco credibile, e diede luogo a molti dispareri[122]; ma il medio evo lo tiene in conto di verità dimostrata, almeno nell'Occidente d'Europa. Certo una così fatta leggenda avrebbe meritato assai più Alessandro Severo, che nel suo Larario teneva, insieme con le immagini di Apollonio di Tiana e di Orfeo, anche quelle di Abramo e di Cristo[123]. Nè parve abbastanza farlo cristiano; si volle ancora farne un precursore di Costantino nel donare liberalmente alla Chiesa[124]. In Oriente tali leggende non ebbero fortuna. Efremio, che fiorì nella prima metà del XIV secolo, dice che Filippo avrebbe voluto entrare nel grembo della Chiesa di Cristo, ma i pastori di questa lo respinsero[125]; e già prima Costantino Manasse (XII secolo) aveva affermato Costantino essere il primo imperatore cristiano[126]. In Occidente la cristianità di Filippo si provava con testimonianze e con fatti. Secondo Giacomo Malvezzi al tempo di Filippo, cristianissimo imperatore, fu dedicata in Brescia la chiesa di San Pietro[127]. Ma anche altri imperatori cristiani si ricordavano. A detta di Calendre, Adriano apprese le verità del cristianesimo in un libro datogli da un Cadrasto, discepolo degli apostoli, e Pompeo Pio, cioè Antonino Pio, fu istruito nella fede dal filosofo Giustino[128]. A detta di Armannino Giudice il primo imperadore il quale fu cristiano fu uno ch'ebbe nome Giovanni.
Il fatto da cui prende le mosse la storia della conversione di Costantino è la famosa apparizione della croce, narrata da Eusebio, il quale afferma d'averne udito il racconto dalla bocca dello stesso imperatore. Se l'uno o l'altro di essi abbia mentito non è qui luogo d'andar ricercando: il fatto certo si è che, accingendosi contro Massenzio al cimento delle armi, Costantino tolse per insegna, e fece dipingere sugli scudi dei suoi soldati il così detto monogramma di Cristo. Sulla significazione di un tale atto non insisto: avverto solamente che il segno addimandato monogramma di Cristo si trova già parecchi secoli prima del cristianesimo, che si ha qualche ragione per credere ch'esso sia stato in origine un simbolo del sole, e che Costantino professò un culto pel Sole, come tra l'altro si rileva dalle monete[129]. Checchessia di ciò, la leggenda medievale, o piuttosto una delle versioni di essa, mentre ricorda esattamente il miracolo dell'apparizione, e narra del labaro e del santo segno dipinto sugli scudi, perde di vista altri fatti di storia più consistente, e sostituisce ad essi le sue proprie finzioni. Non è più contro le milizie di Massenzio[130] che Costantino, fatto sicuro dell'ajuto del cielo, va a combattere, ma bensì contro barbari invasori; e la pugna avviene, non più sulle sponde del Tevere, ma su quelle del lontano Danubio. Ottenuta la vittoria, Costantino, già cristiano d'animo, si fa catechizzare e battezzare da San Silvestro, e manda sua madre Elena a Gerusalemme a cercar della croce[131]. In un sermone a torto attribuito a Beda, e su cui avrò da tornare, si fa accadere il miracolo, non solamente quando Costantino era già battezzato, ma ancora dopo che ebbe fondata Costantinopoli, e contro i Saraceni minaccianti la nuova città. Altri, narrando altrimenti, cercavano di dare spiegazione di altri fatti. In certe leggende francesi già citate si legge a questo proposito[132]: «Or donques iassoice que Constantin eust eue si noble victore par la vertu du signe de la croix, touteuoies il ne fist force ne diligence d'enquerir de la vertu de ce signe, dont il aduint tantost aprez qu'il deuint si meseau et si corrompu qu'il estoit horrible a regarder». Ed ecco qui l'addentellato per la leggenda famosa che narra di Costantino lebbroso, battezzato e guarito da San Silvestro, leggenda religiosa e politica di capitale importanza, che s'impose in singolar modo alla storia, e pesò non poco sui destini dell'umanità.
L'opinione di coloro che credono Costantino non mirasse ad altro che a farsi della Chiesa un'utile ancella, pecca, senz'alcun dubbio, di esagerazione; ma, nullameno, v'è in essa molto del vero. Chi dagli editti di tolleranza, e poi, via via, delle nuove leggi, traeva più visibile beneficio era, non già l'imperatore, ma la Chiesa; e mentre questa, dalla sua stessa condizione di beneficata era costretta a dar prova di deferenza e di sommessione, quegli era vie più sollecitato ad esercitar su di lei un ufficio di patronato che, per quanto fosse benevolo e rispettoso, pur tuttavia riteneva sempre, e non poteva non ritenere, molti dei caratteri della sovranità. La Chiesa fece il poter suo per uscire al più presto da quell'incomodo ed umiliante stato di soggezione, e la leggenda si provò a far dimenticare che ci fosse mai stato: secondo la leggenda il beneficato da prima fu Costantino, e non la Chiesa; e quanto egli poi fece in favore di questa, e quanto più s'immaginò che avesse fatto, non fu altrimenti considerato che come un atto e una prova della sua riconoscenza.
La leggenda a cui qui accenno è molto antica e formata di più parti; ma non tutte queste parti sono antiche egualmente. Vediamola anzitutto nella sua forma piena e matura, quale si ha, per esempio, nella Legenda aurea, e poi ricercheremo le sue origini, ed esamineremo le sue attinenze e le sue variazioni.