Nel c. XII della Legenda aurea Giacomo da Voragine racconta la leggenda di San Silvestro. Comincia, secondo il solito, con dare l'etimologia del nome del santo, e passa poi a dire dei suoi genitori, di un primo miracolo da lui operato, della sua esaltazione al papato, e di alcune altre cose che non importano ora al nostro soggetto. Seguita la leggenda costantiniana. Costantino perseguita i cristiani, e in punizione di ciò è colpito da una incurabile lebbra. I pontefici degl'idoli gli consigliano di fare un bagno di sangue di bambini. Tremila creaturine son raccolte a tal uopo; ma mentre Costantino s'avvia al luogo preparato per il bagno, ecco farglisi incontro le madri, co' capelli disciolti, e con pianti e con strida. Commosso, Costantino fa fermare il carro che lo conduce, e dice agli astanti: la dignità del popolo romano, la quale nasce dal fonte della pietà, non permettere che si compia un atto così disumano; meglio essere per lui morire, salvando la vita a tanti innocenti, che vivere ingiustamente per la morte loro. Dopo ciò fa restituire i bambini alle madri, e queste accomiata con doni. Tornato al palazzo, la notte seguente vede in sogno San Pietro e San Paolo, che si dicono mandati da Cristo per insegnare a lui, in premio dell'addimostrata pietà, il modo di racquistar la salute. Faccia venire a sè Silvestro, il quale per paura delle sue persecuzioni si sta nascosto nel monte Soratte, e Silvestro gli mostrerà una piscina in cui immergendosi tre volte sarà guarito d'ogni infermità. Quand'abbia ottenuta la grazia, distrugga i templi degl'idoli, restauri le chiese di Cristo, e creda in lui. Svegliatosi, Costantino manda i suoi militi a cercar di Silvestro, e inteso da lui chi fossero i due che gli erano apparsi nel sonno, si fa catechizzare, e dopo aver digiunato una settimana, e liberati i prigioni, riceve il battesimo, dalle cui acque salutari è incontanente guarito. Allora per sette giorni consecutivi promulga ogni giorno una legge in favor della Chiesa e della fede; e la prima è che nella città di Roma Cristo sia adorato qual vero Dio; la seconda, che chiunque bestemmia Cristo sia punito; la terza, che chiunque fa ingiuria a un cristiano perda la metà del suo avere; la quarta, che il Pontefice romano sia da tutti i vescovi riconosciuto per capo; la quinta, che chiunque ripara in una chiesa sia tenuto immune; la sesta, che nessuno possa costruir chiese dentro le mura di una città senza averne ottenuta licenza dal vescovo; la settima, che alla edificazione delle chiese si consacri il decimo dei possedimenti imperiali. L'ottavo giorno l'imperatore va alla chiesa di San Pietro, accusa le sue colpe, e dovendosi porre le fondamenta della nuova basilica, prende a cavare con le proprie mani la terra, e ne leva sulle proprie sue spalle dodici sporte. La madre di lui Elena, udite tali nuove, da Betania, dove si trovava, gli scrive, lodandolo d'avere rinunziato alla religione degli idoli, ma biasimandolo, perchè, invece di adorare il vero Dio degli Ebrei, si è dato ad adorare un uomo crocifisso. Costantino risponde, invitandola a condurre seco i dottori ebrei, perchè possano disputar coi cristiani, e così si veda chi ha la ragione e chi il torto. Elena viene, conducendo i suoi dottori in numero di centosessantuno, fra cui ce n'ha dodici che di eccellenza vincono tutti gli altri. A questi si oppongono Silvestro e i suoi chierici, e giudici della disputa sono eletti di comune accordo due gentili, assai giusti e onorati uomini, per nome l'uno Cratone, l'altro Zenofilo. Dopo lunga ed ostinata contesa, rimasto vittorioso Silvestro, Elena, gli Ebrei, i giudici, e molt'altri si convertono al cristianesimo. Passati alcuni giorni, i pontefici annunziano a Costantino che certo drago, il quale abitava in una profonda cavità della terra, dacchè egli si era fatto cristiano uccideva ogni giorno con l'alito più di trecento persone. Costantino chiede consiglio a Silvestro; questi, dopo un'apparizione dello Spirito Santo, scende con due compagni per centocinquanta gradini nella caverna, e lega con un filo, e suggella col segno della croce la bocca del drago, che aspetterà laggiù il ritorno di Cristo. Dopo di ciò tutto il popolo di Roma si converte alla vera fede. Il racconto di Giacomo da Voragine si ferma a tanto, ma altri racconti, su cui tornerò fra breve, soggiungono che Costantino, per mostrar vie meglio la gratitudine sua, e per lasciar più libera la Chiesa, cedette a Silvestro Roma e tutto l'Occidente, con le insegne imperiali, e passò in Oriente, dove ricostruì Bizanzio, e dal suo nome la chiamò Costantinopoli.
La leggenda narrata dal Voragine si trova più o meno diffusamente riferita, nei Leggendarii di Pietro de Natalibus, di Bartolomeo da Trento, di Bonino Mombrizio, e d'altri, entra a far parte delle leggende di Sant'Elena e della invenzione della Croce, è ripetuta, o ricordata, sin oltre il XVI secolo, da un infinito numero di scrittori. Giovanni d'Outremeuse sa persino indicare il giorno preciso in cui Costantino ammalò della lebbra, che fu l'ultimo del mese di Decembre dell'anno 311[133]. Qualcuno poi aggiunge che a Costantino, guarito da Silvestro, rimase in fronte una piccola macchia di lebbra a cagione di certo idolo ch'egli continuava ad aver caro dopo la sua conversione: distrutto l'idolo, la macchia disparve[134]. La leggenda, a narrar la quale si spendono nella Kaiserchronik non meno di 2800 versi, porse anche argomento a misteri[135]. Dante le dava pienissima fede[136].
Nella leggenda complessa, testè riferita, sono, come ho detto, più parti, le quali non hanno tutte la stessa origine e la stessa antichità. La prima riflette la malattia, il battesimo, la guarigione di Costantino. In essa non solo si narrano alcune cose che non si trovano confermate dalla storia, ma parecchie ancora che alla storia contraddicono formalmente. Costantino non fu mai ammalato di lebbra, e non si fece battezzare da San Silvestro in Roma, ma in un castello presso a Nicomedia, poco tempo prima della sua morte, da Eusebio, vescovo ariano. Così, conformemente al vero, affermano Cassiodoro nella Historia tripartita[137], San Gerolamo e Sant'Isidoro di Siviglia nelle lor Cronache[138], Sant'Ambrogio[139], Prospero Aquitano[140], Fredegario[141], ed altri più recenti. In Oriente Eusebio[142], Socrate[143], Sozomene[144], Teodoreto[145], dicon del pari che Costantino ricevette il battesimo solamente negli ultimi giorni di sua vita in Nicomedia: alcuni spiegano un così lungo ritardo con dire che desiderio di Costantino sarebbe stato di farsi battezzar nel Giordano.
La legenda che fa Costantino battezzato e guarito da San Silvestro comparisce già, prima dell'anno 530, negli Acta Silvestri, giudicati apocrifi nell'Opus Carolinum, dove Carlo Magno confutò le decisioni del secondo concilio di Nicea[146]. Di questi atti esiste una versione greca[147], la quale procacciò la diffusione della leggenda in Oriente. Il Döllinger crede che la intera finzione, evidentemente romana di origine, sia sorta verso il finire del secolo V, o in sul principiare del VI, e indica del suo ritrovamento alcune ragioni molto plausibili[148]. «L'avvenimento più importante e decisivo, egli dice, dell'antichità, la conversione del dominatore del mondo al cristianesimo, in qual altro luogo mai avrebbe dovuto succedere se non nella stessa metropoli? Al supremo gerarca civile il supremo gerarca ecclesiastico aveva dovuto aprire le porte della Chiesa. Non si poteva credere che il pio Costantino, il figliuol di Sant'Elena, il fondatore dell'impero cristiano, avesse lasciato spontaneamente trascorrere l'intera sua vita senza ricevere il battesimo, rinunziato al benefizio dei sacramenti, operato in guisa da non meritare nemmeno il nome di cristiano». Questi presupposti della coscienza cristiana erano già di per sè sufficienti a far nascere la leggenda; ma v'era pur qualche fatto che poteva venir loro in ajuto. In Roma si mostrava un Battisterio di Costantino, forse così chiamato in origine perchè fatto costruire da lui: il popolo doveva facilmente immaginarsi ch'esso così si chiamasse perchè Costantino v'era stato battezzato[149]. Alcuni casi del pontificato di Simmaco, la contestazione fra il clero e Teodorico, dovettero favorire il nascimento di una leggenda che tendeva ad assicurare il primato e la inviolabilità del romano pontefice[150]. Eusebio, ed altri dopo di lui, raccontano che Costantino, essendo infermo, andò a far certa cura di acque termali, prima di ricevere il battesimo in Nicomedia, e questa notizia può aver dato occasione a quanto la leggenda racconta della lebbra e del bagno di sangue.
Sant'Aldelmo[151], lo Pseudo-Beda[152], il Liber Pontificalis[153], narrano la leggenda del battesimo romano, che, passata in Oriente, è quivi accolta e difesa da parecchi scrittori, fra gli altri da Teofane Isaurico, morto nell'817, o 818[154], e da Cedreno[155]. Il racconto storico e vero si ritiene allora una calunniosa invenzione[156], oppure si cerca di conciliarlo con la leggenda, ammettendo che, dopo essere stato battezzato da San Silvestro, Costantino, inclinatosi all'arianesimo, si facesse ribattezzare da Eusebio vescovo di Nicomedia. Ma una conciliazione così fatta, di cui può vedersi a mo' d'esempio un ricordo nella Cronaca di Eccardo Uraugiense, composta verso il 1100[157], è dai più risolutamente respinta[158]. Parlando di Costantino, Gotofredo da Viterbo dice nella particola XXII del Pantheon, e X della Memoria sæculorum[159]:
Baptizavit eum Silvester, idemque fatemur;
Arrius hunc post hec corrupit, et inde dolemus,
Scismate namque suo conmaculavit eum.
Hoc fuit in villa, quam rite vocant Aquilonam,
Quando rebabtizatus fedaverat ipse coronam: